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Per un nuovo paradigma dell’economia

16 aprile 2026

Per un nuovo paradigma dell’economia

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«Fra i temi centrali affrontati nel volume “Per una nuova economia” vi è la giustizia sociale che deve compenetrare la legittima esigenza di disegnare modelli che non portino povertà e disuguaglianza, ma anzi indirizzino la società verso soluzioni opposte. È un progetto impegnativo e risponde ai valori sociali della Chiesa, della cristianità, del cattolicesimo e non può che venire da chi dirige una Università che ha già nel suo nome e nella storia del suo fondatore la linea di conduzione». Esordendo così - e richiamando un tema oggi più che mai attuale - il Presidente del Senato Ignazio La Russa ha aperto a Roma, mercoledì 15 aprile nella Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani del Senato della Repubblica, la presentazione del volume del Rettore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore Elena Beccalli.

A moderare l’incontro è stato il Direttore del Sole 24 Ore Fabio Tamburini che, ricordando come il libro raccolga articoli pubblicati sulla testata, ha menzionato la presenza del Rettore nell’Advisory Board del Festival dell’Economia di Trento, il principale evento del Gruppo. Il titolo del volume, ha osservato, permette di entrare subito nel cuore della riflessione. «Abbiamo vissuto tempi segnati dall’idolatria del profitto, dal mercato come unico regolatore». Una svolta, ha proseguito, è arrivata nel 2019, quando un centinaio di manager di Wall Street firmarono un documento che metteva in discussione il paradigma dominante: «Un evento clamoroso, che non ha ricevuto l’attenzione che meritava». A ciò si sono aggiunti la pandemia e il quadro incrinato dei conflitti globali. «La cultura e libri come questo - ha aggiunto Tamburini - sono un antidoto alla tentazione di credere che abbia ragione il più forte, che la forza prevalga sui diritti e sulle relazioni umane».

Anche per Fabio Pinelli, Vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura, opere come questa aprono nuovi orizzonti. La crisi del 2007, la pandemia e i conflitti hanno messo in luce le fragilità del sistema. Da giurista, ha osservato che un’economia priva del vincolo della giustizia si trasforma in predazione. Diritto e giurisdizione sono fondamentali per uno sviluppo equo. «In una fase storica in cui l’economia tende a prevalere non vi può essere alcuna efficace strategia che prescinda dal diritto. È una necessità sociale che il diritto orienti e plasmi le dinamiche sociali, disciplinando i rapporti economici». Quando le scelte economiche scavalcano il diritto, ha avvertito, si verificano situazioni allarmanti, come per esempio l’indebolimento dei corpi intermedi. «Questo si evita solo costruendo paradigmi in cui Stato e diritto tornano a svolgere il loro ruolo imprescindibile di regolatori».

Un articolo di

Katia Biondi

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Secondo George Poulides, Decano del Corpo diplomatico presso la Santa Sede e Ambasciatore di Cipro, il libro rappresenta «un invito a riscoprire che l’agire economico non può nutrirsi di soli tecnicismi», una sfida «a riportare alla luce la qualità dei legami». I temi del volume sono stati per lui occasione di riflessione sul proprio servizio diplomatico, vissuto nell’ascolto di quattro Pontefici: San Giovanni Paolo II, Benedetto XVI, Papa Francesco e l’attuale Papa Leone XIV. «Se l’economia smette di avere un volto, la pace stessa smette di essere un obiettivo e diventa un miraggio». Ha insistito in particolare sul tema della fiducia, non come suggestione ideale, ma come categoria economica fondamentale: «La fiducia è la sostanza stessa del credito. Quando viene meno, il sistema finanziario si irrigidisce e l’economia si ferma. Lo stesso accade nelle relazioni tra i popoli: la fiducia è la struttura profonda su cui poggia ogni trattato e ogni speranza di pace». Da qui la conclusione: «L’economia autentica prende forma nella pazienza con cui sappiamo custodire i legami nel tempo. È questa l’essenza della diplomazia: costruire una credibilità condivisa che vada oltre i rapporti di forza. Su questo terreno si gioca oggi il destino della pace tra le nazioni».

Sulle sfide future del sistema bancario si è concentrato John Wilson, Direttore del Centre for Responsible Banking & Finance dell’Università di St Andrews. «Le trasformazioni dell’intelligenza artificiale, il ruolo delle grandi piattaforme tecnologiche e l’incertezza geopolitica stanno ridisegnando il nostro orizzonte. Se guardiamo alle nuove tecnologie e alle nuove generazioni, la digitalizzazione può diventare una forza, non una debolezza. Anche la crisi demografica, pur essendo una sfida, rappresenta un’opportunità: i giovani sono più digitalizzati, più coinvolti, più pronti a costruire nuovi modelli di relazione». Wilson ha poi insistito sul fatto che la regolamentazione, insieme alla conformità normativa, non è un ostacolo ma un’opportunità per rafforzare il sistema bancario. In questo contesto, la finanza etica, il credito sostenibile e l’investimento sociale diventano elementi essenziali». Il credito cooperativo, ha aggiunto, può distinguersi «attraverso solidarietà, responsabilità e una visione di lungo periodo che mette al centro le comunità e le persone».

Una visione che rimanda direttamente al nuovo paradigma economico evocato dal Rettore Elena Beccalli. Dal suo punto di vista, tre sono i nodi critici del modello  dominante: gli errori comuni del pensiero dominante, il disincanto della globalizzazione e il silenzioso passaggio dal paradigma della competizione a quello del conflitto e l’importanza del binomio competitività e solidarietà. Secondo il Rettore, «per funzionare adeguatamente, economia e finanza necessitano di un’etica incentrata sulla persona e sulla sua natura relazionale», ricordando che «disuguaglianze e povertà non possono essere considerate un’esternalità negativa di un modello che funziona». Non si tratta solo di categorie economiche, ma di diritti umani e sociali fondamentali. Amartya Sen, già trent’anni fa, invitava a considerare non solo il reddito, ma anche la lunghezza della vita, la salute, la libertà, la casa e l’istruzione. Bisogna pertanto passare, dall’economia della predazione all’economia della cura. Competitività e solidarietà, infatti, non sono opposte, ma possono essere in osmosi. Un tema cruciale per l’Unione europea, oggi chiamata a riconquistare una posizione competitiva a livello globale. «Il recupero di competitività - ha chiarito la professoressa Beccalli - è un pilastro per politiche europee solide. Per ridare slancio all’Europa, essa va posta in equilibrio con la solidarietà». Una prospettiva che trova un punto di riferimento nella celebre affermazione di Alcide De Gasperi: «Né capitalismo né comunismo, ma solidarismo». In altri termini, un modello in cui giustizia sociale e bene comune si fondano sull’idea di solidarietà. Perché, ha concluso il Rettore Beccalli citando la laureata dell’Ateneo Tina Anselmi, «la politica è organizzare la speranza».

 

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