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Presentato a Roma il Piano Strategico 2026-2028

20 aprile 2026

Presentato a Roma il Piano Strategico 2026-2028

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Una scuola di integrazione dei saperi, valorizzazione della ricerca e di giovani ricercatrici e ricercatori, offerta formativa di qualità, internazionalizzazione e Piano Africa, fundraising ispirato a principi identitari e istituzionali: sono questi i cinque pilastri del Piano Strategico 2026-2028 dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, presentato lunedì 20 aprile nella sede di Roma dell’Ateneo, dalla Rettrice Elena Beccalli.

Frutto di un processo partecipato che ha coinvolto tutte le componenti della comunità universitaria, il Piano delinea progettualità che, generando impatto, possano lasciare il segno e integrarsi pienamente con le attività didattiche, di ricerca e di terza missione.

Alla presentazione, insieme alla Rettrice Elena Beccalli, è intervenuto S. E. Mons. Angelo Vincenzo Zani, Archivista e Bibliotecario Emerito di Santa Romana Chiesa.

«Il nuovo Piano Strategico dell’Università Cattolica del Sacro Cuore è anzitutto fondato su un metodo partecipativo, sulla collaborazione attiva di tutta la comunità universitaria, sulla co-progettazione e sull’ascolto dei principali interlocutori per scrivere insieme il futuro dell’Ateneo per i prossimi tre anni», ha esordito la professoressa Beccalli.

«Tre gli indirizzi che guidano la nostra missione istituzionale - ha continuato Beccalli - valorizzare il profilo di ateneo cat­tolico non profit; favorire una piena integrazione tra la dimensione di comunità educante e quella di research university; costruire un luogo di espe­rienza del sapere e non solo di trasmissione del sapere. Ciò significa, per esempio, attivare proposte pedagogiche innovative come il service learning, fondato sul coinvolgimento della comunità studentesca in percorsi di cittadinanza attiva e partecipazione sociale, o come il peer mentorship, per un aiuto tra pari anche su contenuti, conoscenze e competenze».

Il nuovo Piano Strategico dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, articolato in cinque pilastri tra loro collegati, è il risultato di un processo condiviso iniziato nove mesi fa, caratterizzato da 34 workshop tematici, cui hanno aderito 665 membri della comunità, 1.711 rispondenti alla survey online e 54 proposte progettuali presentate attraverso la call for ideas.

«L’iniziativa promossa dalla Rettrice sin dall’inizio del suo mandato, e condivisa convintamente dai suoi collaboratori e dai docenti, risponde ad un disegno originale e innovativo nello scenario delle istituzioni accademiche attuali – ha detto Mons. Vincenzo Zani nel suo intervento -. In particolare esso ha il grande pregio di marcare l’identità, la progettualità nonché la missione dell’Ateneo dei cattolici in Italia e di collocarlo nell’orizzonte internazionale», attraverso tre elementi fondamentali. «Il primo – ha continuato - è il contesto culturale e geo-politico che fa da sfondo al Piano strategico. La scelta voluta dalla Rettrice di traghettare l’Ateneo verso il futuro, dando corpo all’idea di migliore università per il mondo, non può non rimandare alle radici stesse, al DNA di questa istituzione. E mi piace sottolineare che mentre si avvia l’attuazione del Piano strategico la Rettrice Elena Beccalli è stata eletta membro della Federazione Internazionale delle Università Cattoliche (la FIUC), voluta da Gemelli, nonché presidente della sua sezione europea, cioè la FUCE. Questo ruolo della nostra Rettrice aiuterà senza dubbio ad incentivare ulteriormente la dimensione internazionale, la ricerca scientifica e la qualità accademica del nostro Ateneo, come è ben sottolineato nei pilastri del Piano strategico».

«Il secondo fattore che rende peculiare il Piano strategico è il metodo seguito nella sua elaborazione che ricopre un grande valore umano, culturale e accademico, in uno straordinario laboratorio di dialogo e scambio che ha reso tutti protagonisti di una comunità universitaria che si interroga e prende coscienza del suo grande compito da svolgere in una società in profondo cambiamento. Un altro fattore concerne i contenuti, distribuiti nei cinque pilastri in cui si articola il Piano, dei quali vorrei sottolineare soprattutto la scuola di integrazione dei saperi e la valorizzazione della ricerca». La scuola di integrazione dei saperi, in particolare, dovrà avere «come obiettivo vitale quello di riformare il pensiero coordinando le culture e i saperi separati. La interdisciplinarità è insufficiente per rimediare alla superspecializzazione». «In questo senso, i primi due pilastri, dell’integrazione dei saperi e della qualità della ricerca, sono una significativa scommessa, il vero valore aggiunto che l’Università Cattolica con coraggio propone nel panorama degli studi accademici oggi».

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Redazione

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Il racconto del processo che ha portato alla redazione e alla condivisione di questo documento è stato affidato a Isabella Di Chio, Giornalista Rai, TgR Lazio, che si è confrontata con alcuni esponenti della comunità universitaria. «Quello che mi ha sorpreso di più - afferma lo studente di Medicina e chirurgia Antonio Pio di Nuzzo - è stata la fase di ascolto del Piano Strategico. La collaborazione degli studenti con l’Ateneo permette all’università di avere una marcia in più». Secondo di Nuzzo, «è importante che questa dimensione venga utilizzata anche in futuro, in modo che non si formino solo ottimi professionisti, ma anche bravi cittadini».

Viene dall’India la testimonianza di Akshaya Balamuruman, studentessa di Medicine and Surgery. «Ho scelto questo Ateneo per la mobilità internazionale: fare scambi in vari Paesi e ospedali del mondo significa avere una formazione più completa perché la medicina oggi diventa più globale. Avere la possibilità di formarci nei migliori ospedali del mondo, ma anche di fare volunteering in Paesi con risorse limitate ci permette di sviluppare un’idea di medico completo in ambiti diversi».

Un «percorso sinodale» l’ha definito Sofia Pavone, del corso di laurea in Healthcare Management, della Facoltà di Economia. «Ho avuto modo di aderire a laboratori di partecipazione attiva ed è questo lo spirito che mi ha portato, come tutor, a invitare gli altri studenti a partecipare alla survey del Piano Strategico». Sofia si è detta «orgogliosa che la maggior parte di risposte alla survey siano arrivate proprio da studenti. E questo è un indice positivo perché vuol dire che non si è cercato solo il nostro appoggio, ma che lo studente è stato posto al centro».

Il Piano Strategico come «atto di cura» è quello che ha tratteggiato nel suo intervento la professoressa Tiziana Bove, Ordinario di Anestesiologia, che ha raccontato la sua esperienza in Università Cattolica dagli anni della formazione di base, alla crescita come docente, «grazie a maestri che non hanno insegnato solo conoscenze teoriche, ma anche uno stile», fino al rientro in Italia proprio mentre il Piano era stato avviato. «L’Università è cambiata, è diventata una realtà enorme. Il Piano Strategico del Policlinico Gemelli e quello dell’Università Cattolica si sposano benissimo, perché i valori sono gli stessi».

Ha chiuso il talk informale la testimonianza di Laura Motta, dell’Ufficio Ricerca della sede di Roma, secondo cui «l’alta partecipazione del personale amministrativo ha dimostrato come tutti noi siamo ingaggiati in questo processo». Un Piano che è «sfidante perché ci chiede sempre di più di lavorare in grande sinergia tra uffici e sedi. Del resto il nostro Ateneo è un unicum, distribuito lungo tutta la Penisola».

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