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Tra sport e letteratura. I mille volti di Gianni Clerici

21 aprile 2026

Tra sport e letteratura. I mille volti di Gianni Clerici

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Italo Calvino disse di lui che era «non un giornalista ma uno scrittore prestato al giornalismo», fece a tempo a vedere all’opera il primo Sinner (di cui pronosticò una fulgida carriera) e capì prima di tutti gli altri - decenni prima dell’avvento del citizen journalism - che il compito del giornalismo odierno non sarebbe stato raccontare gli accadimenti, bensì spiegarne il perché.

E in effetti Gianni Clerici (1930 –2022) fu, in ordine sparso, giornalista, scrittore, commentatore TV (con Rino Tommasi formò una coppia iconica), autore di pièce teatrali e romanzi, tra i maggiori esperti mondiali di tennis ma anche tennista di successo esso stesso, finché il campo da gioco fu la categoria juniores. «Poi, quando i tabelloni divennero quelli di Wimbledon e Roland Garros, perse sempre al primo turno».

La testimonianza è quella di Paolo Garimberti, giornalista, già Presidente RAI e direttore del TG2, membro del CDA della Juventus e oggi editorialista di Repubblica, tra i nomi più attesi del parterre nazionale e internazionale giunto a Brescia in occasione del III Clerici Day, promosso dal centro di documentazione Raccolte Storiche.

Ma il match vincente, oggi sappiamo, per Clerici si disputò attorno al perimetro del campo, con la penna in mano al posto della racchetta e lo sguardo fisso su ciò che vi accadeva all’interno, pronto non a raccontare quello il fatto ma a commentare e spiegare perché era potuto accadere.

«Quando lo conobbi, Gianni collaborava con la Gazzetta dello Sport, poi fu assunto dalla redazione sportiva de Il Giorno – all’epoca il quotidiano più all’avanguardia del panorama nazionale, quello con le firme più prestigiose – dove scriveva anche di ciclismo, sci, rugby e poco di calcio che considerava uno sport volgare» ricorda Garimberti.

Al 1988 risale il passaggio a Repubblica «dove lavoravo anche io e dove Clerici rimase fino alla fine». Nel mentre si colloca una produzione letteraria densissima, il cui esempio magistrale è quel «500 anni di tennis, tradotto in sei lingue e unanimemente considerato la Bibbia del tennis, dalla pallacorda ai giorni nostri».

Un articolo di

Bianca Martinelli

Bianca Martinelli

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A Tele+ e Sky riscrisse le regole della telecronaca sportiva. «Con Rino Tommasi diede vita alla coppia più irreverente, superando canoni oggi invalicabili, al punto che il Times dedicò una copertina al loro divagare, intitolata Tennis Italian Style» riporta Garimberti.

Il riferimento, indimenticato tra gli addetti al settore, è allo scambio di battute durante la diretta di una partita di doppio misto dove Tommasi interrogo Clerici sull’utilità della disciplina, Clerici disse che «serviva a far crescere il tennis» e Tommasi rispose «nel senso che dopo la partita il giocatore e la giocatrice possono mettere al mondo un nuovo tennista».

Oltre che pratica sportiva, per Clerici il tennis fu anche un luogo di approfondimento culturale. «Per questo l’idea di declinare la terza edizione del Clerici Day sul racconto che il cinema e la letteratura hanno fatto di questo sport è stato un passo naturale, ispirato dalla visione che Gianni Clerici aveva» spiega Franco Lonati, docente di cultura e storia di lingua inglese e membro del Comitato Scientifico dell’evento.

Per Alexis Tadié (Università La Sorbona, Parigi) a cui è stata affidata la keynote lecture del convegno «Esiste un legame speciale tra il tennis e la parola, la scrittura e la letteratura, che va oltre la concezione della semplice rappresentazione».

Poeti, romanzieri, persino drammaturghi hanno scritto di tennis e, viceversa anche alcuni tennisti stessi si sono cimentati nelle arti «dall’americano Bill Tilden che ebbe una carriera teatrale dopo il tennis o Martina Navratilova tentò la strada della poesia».

«Ma il tennis, ad esempio, è strettamente legato alla narrazione delle relazioni amorose. Ne La Principessa di Clèves, il più celebre romanzo di Madame de Lafayette, Madame de Clèves si innamora del duca di Nemours dopo averlo visto giocare alla pallacorda, ed è anche su un campo da tennis che uno dei personaggi perde una lettera cruciale».

«Questa associazione tra tennis e amore torna nel titolo del romanzo di Suzanne Lenglen, The Love Game, ovvero un romanzo romantico sulla storia di Marcelle Penrose. Nel romanzo di Lionel Shriver ambientato in un campo da tennis, gli scambi di gioco vengono gradualmente sostituiti da scambi amorosi e coniugali, e poi da veri e propri confronti». 

«Tra le arti contemporanee troviamo, infine, il film Match Point di Woody Allen che utilizza la metafora del tennis fin dalla primissima inquadratura, dove una pallina esita sul bordo della rete da tennis, annunciando, naturalmente, l’esito del film» nota Tadié.

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