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Leadership, management e sanità: il modello della gestione diffusa

17 marzo 2026

Leadership, management e sanità: il modello della gestione diffusa

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Leadership, competenze di gestione strategica, conoscenza del settore sanitario, problem solving e adattabilità, orientamento alla qualità e alla sicurezza, empatia e capacità di gestire le relazioni, competenze tecnologiche ed etica professionale: sono queste le caratteristiche, fondamentali e irrinunciabili, del Manager della Sanità nella relazione che il dottor Fabrizio d’Alba ha tenuto il 13 marzo nella sede di Roma dell’Università Cattolica del Sacro Cuore in occasione dell’Inauguration Day, la giornata di aperura dell’anno formativo dell’Alta Scuola di Economia e Management dei Sistemi sanitari dell’Ateneo (ALTEMS).

Queste qualità e i risultati della loro quotidiana applicazione sono state analizzati dal Direttore generale del Policlinico Umberto I e Presidente di Federsanità Nazionale in un’ampia lezione-dialogo con i partecipanti, nuovi iscritti ai master e ai Corsi dell’Alta Scuola, dal titolo "Management in Sanità: ripensarsi per governare il cambiamento", introdotta dal professor Giuseppe Arbia, Ordinario di Statistica economica alla Facoltà di Economia e direttore dell’ALTEMS: «La nostra Alta Scuola è una comunità di apprendimento avanzata basata sulla comune convinzione che la Sanità è l’espressione più alta del Welfare poiché coniuga temi di efficacia, sostenibilità, equità ed efficienza delle cure. Medicina e Management stanno entrando, anche stimolati dalle sfide dell’innovazione tecnologica e dell’Intelligenza Artificiale, in una fase completamente diversa nella quale il tema è e sarà, come già accaduto in altre fasi della storia, non che cosa potranno fare le macchine, non come adattarsi al cambiamento, ma come formarsi per governarlo».

A tutte e tutti anche le parole della professoressa Federica Morandi, Associata di Organizzazione Aziendale alla Facoltà di Economia e direttrice dei programmi accademici e di ricerca dell’ALTEMS: «Vedere ogni anno le nuove classi che si avviano è sempre una grande emozione: la nostra Alta Scuola continua a offrire una risposta formativa completa alle varie e complesse necessità del sistema salute e, grazie a gruppi di discenti molto diversificati per formazione, professione e provenienza, nelle nostre aule si crea uno scambio di esperienze e un confronto didattico continuo».

Un articolo di

Federica Mancinelli

Federica Mancinelli

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«I manager della Sanità – ha continuato Fabrizio d’Alba – devono essere leader preparati, competenti e orientati al miglioramento continuo, capaci di gestire la complessità e di favorire un ambiente di lavoro che promuova il benessere di pazienti e personale», sottolineando i valori originali e futuri del Servizio Sanitario Nazionale, fra i quali «l’universalità ed equità di accesso alle cure, la centralità della persona e i suoi bisogni di salute, la sostenibilità del sistema, la qualità e la sicurezza delle cure, l’integrazione tra servizi sanitari, sociosanitari e sociali, l’innovazione e la trasformazione digitale».

Affinché l’intero Sistema salute sia efficace e sostenibile è proprio la formazione manageriale una delle principali leve del cambiamento: «La formazione dei manager non ha l’obiettivo di fornire competenze isolate, ma è uno strumento per integrare conoscenze, esperienze e abilità», poiché «questa integrazione amplia il pensiero, lo rende più critico e apre la strada al cambiamento». Non solo: «La formazione manageriale per sua natura permette di meglio adattarsi ai cambiamenti di contesto, integrando la formazione universitaria per permettere ai professionisti di essere non solo competenti, ma anche preparati a gestire nel tempo organizzazioni complesse e in continuo cambiamento».


L’offerta formativa dell’Alta Scuola di Economia e Management dei Sistemi sanitari - Altems
 

La figura del manager della Sanità ha vissuto negli scorsi decenni notevoli trasformazioni evolutive: da amministratore è divenuto un leader, da “capo” è divenuto il punto di riferimento di un team che, grazie all’applicazione di soft skill e nuove competenze, ha reso questa figura professionale l’emblema di una “leadership umanistica” che sa affrontare le complessità, attraverso «la gestione diffusa: un modello manageriale che distribuisce responsabilità e poteri decisionali in modo più orizzontale» e che coinvolge attivamente «tutti i livelli di un’organizzazione» attraverso «collaborazione, autonomia e innovazione».

Un modello particolare che presenta molti vantaggi: anzitutto, il coinvolgimento delle persone che, attraverso un continuo feedback, porta ad un costante miglioramento; la creazione di team con competenze diversificate che producono una viva e interdisciplinare collaborazione; una maggiore autonomia operativa, grazie all’assunzione di responsabilità dei team locali. Tutto questo significa, nel tempo, una maggiore flessibilità, una risposta più rapida ai cambiamenti e, grazie all’aumento della motivazione, alla libertà di sperimentare e a processi decisionali più fluidi, una migliore qualità delle decisioni a favore dei più importanti protagonisti del sistema salute: i pazienti e i cittadini.

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