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Scuola, l’intercultura è adesso

09 marzo 2026

Scuola, l’intercultura è adesso

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La fotografia della scuola italiana di oggi mostra la presenza di una pluralità di lingue all’interno di classi ed istituti, che rendono il sistema educativo un organismo complesso e sfaccettato fatto di studenti italofoni (stranieri e italiani), e studenti non italofoni.
È partito da questa consapevolezza il seminario Sguardi interculturali per una scuola che accoglie, organizzato dal corso di laurea in Scienze della Formazione Primaria che nell’aula Polifunzionale di via Trieste, venerdì 6 marzo,  ha radunato esperti del settore pedagogico e professionisti che operano sul campo per un confronto sul tema dell’inclusione nelle scuole del territorio.

 

Ad aprire i lavori sono stati i saluti istituzionali di Filomena Bianco, Dirigente dell’Ufficio Scolastico Territoriale di Brescia e della prof.ssa Katia Montalbetti, coordinatrice di Scienze della Formazione Primaria. «C'era la necessità di intercettare un bisogno reale di confronto e dialogo su un tema che rappresenta la sfida quotidiana di ogni insegnante che oggi entra in classe. Una sfida che interroga non solo sulle difficoltà, ma sulle potenzialità: come trasformare la complessità in opportunità?».

Il seminario, scandito da tre assi concettuali — accoglienza, analisi del territorio, pratiche reali — ha voluto mettere in luce una visione di scuola capace di generare democrazia, non limitandosi a gestire la diversità, ma assumendola come risorsa.

La dirigente Bianco ha portato una fotografia dettagliata della situazione della provincia di Brescia, quarta provincia in Italia per presenza di studenti con cittadinanza non italiana — dopo Milano, Torino e Roma — e la seconda capitale lombarda delle culture, contando oltre 200 nazionalità presenti. «Nelle scuole bresciane sono rappresentate 115 nazionalità, provenienti da tutti i continenti, con una distribuzione degli alunni così articolata: 80% nelle scuole statali, 5% nei CFP, 15% nelle paritarie». Ha quindi evidenziato come i dati debbano essere interpretati alla luce del principio di inclusione consapevole e condivisa, poiché conoscere i dati  significa interpretare meglio la complessità educativa e individuare strategie mirate di intervento.
 

«L’educazione interculturale è sì l’arte dell’incontro e dell’ospitalità, ma anche capacità di cogliere la multiculturalità come capitale sociale, opportunità di arricchimento istituzionale e occasione di apprendimento bidirezionale» ha sottolineato Simona Sandrini, ricercatrice in Pedagogia generale e sociale e docente del corso di laurea in Scienze della Formazione Primaria. “Essa rappresenta un fondamento essenziale per costruire la pace, contribuendo a generare relazioni sociali giuste e responsabili». Richiamando le linee dell’UNESCO sull’educazione alla cittadinanza globale, la docente ha posto l’accento sulle competenze necessarie ai docenti e su quelle che l’interculturalità permette di sviluppare nelle nuove generazioni.

La seconda parte del seminario ha dato spazio a esperienze dirette e ricerche sul campo. Irene Crafa, dottoranda dell’Università Cattolica, ha portato l’attenzione allo sguardo e alle aspettative delle famiglie con background migratorio evidenziando l’importanza del dialogo scuola-famiglia a partire da una domanda semplice ma potente: “Che significato ha per te la scuola?”Raffaele Castelli, tutor di tirocinio, ha approfondito il tema dell’alfabetizzazione linguistica, chiarendo la differenza fondamentale tra lingua per la comunicazione e lingua per lo studio e illustrando pratiche efficaci, dalla biografia sociolinguistica alle attività a forte integrazione teoria-pratica.  Dalla scuola dell’infanzia sono arrivati esempi di didattica grazie al contributo dell’insegnante Chiara Belotti, che ha mostrato come materiali, immagini e attività manipolative possano diventare strumenti di apprendimento in contesti plurilingui.

Non ultimo Caterina Calabria, docente di scuola primaria, ha raccontato l’esperienza quotidiana di classi plurireligiose e plurilingue, dove l’intercultura non è un “progetto in più”, ma il modo stesso di vivere la scuola, che si costruisce ogni giorno, in ogni gesto educativo. Ha insistito sulla necessità di abbattere i pregiudizi, riconoscendo innanzitutto quelli che gli adulti stessi portano con sé per poter leggere la complessità e trasformarla in partecipazione reale. La sua riflessione si è chiusa con una domanda che ha risuonato in sala: “E se l’intercultura non fosse un progetto in più, ma il modo stesso di fare scuola?”.

La ricca partecipazione e la varietà degli interventi confermano quanto il tema dell’inclusione interculturale sia centrale nel territorio bresciano. Il seminario ha offerto strumenti teorici, dati empirici e pratiche operative, ma soprattutto ha messo in luce la volontà di costruire comunità educative capaci di accogliere, comprendere e valorizzare ogni studente.

 

Un articolo di

Redazione

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