Dopo decenni di generale miglioramento delle coperture vaccinali pediatriche nell’Unione Europea, negli anni più recenti si osserva un rallentamento o un’inversione di tendenza in molti Paesi e per diversi vaccini. I cali più marcati riguardano le vaccinazioni contro Haemophilus influenzae tipo b (Hib) e la poliomielite, seguiti dal vaccino anti-pneumococco. Anche se molti di questi declini si sono manifestati tra il 2019 e il 2022, gli autori precisano che non possono essere attribuiti esclusivamente all'impatto della pandemia. È quanto emerge da uno studio appena pubblicato su The Lancet Regional Health Europe e condotto da Leonardo Villani, Luigi Russo, Francesco Andrea Causio, Cosimo Savoia, Roberta Pastorino, Chiara De Waure, Walter Ricciardi e Stefania Boccia.
«Abbiamo analizzato le stime WHO/UNICEF di copertura vaccinale per tutti i 27 Paesi UE – spiega il professor Villani, Associato di Igiene generale e applicata all’UniCamillus-Saint Camillus International University of Health and Medical Sciences - dal 1980 al 2024, prendendo in considerazione sette indicatori relativi alle vaccinazioni del primo anno di vita: difterite-tetano-pertosse (DTP-3), epatite B, Haemophilus influenzae tipo b, morbillo, pneumococco, poliomielite e rosolia. Il primo risultato importante è che, guardando l’intero periodo disponibile, il quadro europeo resta in larga misura positivo: su 183 serie temporali Paese-vaccino analizzate, 128 hanno mostrato una crescita nel lungo periodo. Questo conferma i notevoli risultati ottenuti dai programmi vaccinali europei negli ultimi quarant’anni».
Tuttavia, sottolinea Villani, l’analisi delle tendenze più recenti restituisce un segnale meno favorevole: «Abbiamo identificato 119 trend recenti in diminuzione e 64 in aumento. In particolare, 16 Paesi UE hanno mostrato una traiettoria recente decrescente per almeno quattro dei sette indicatori analizzati. Bulgaria, Cipro, Irlanda, Paesi Bassi, Romania e Svezia hanno evidenziato un andamento recente decrescente per tutti e sette gli indicatori; Germania e Spagna per cinque indicatori».
Le riduzioni recenti risultano più diffuse per le vaccinazioni contro Haemophilus influenzae tipo b (che può causare meningite) e poliomielite, entrambe con 20 Paesi che mostrano una tendenza recente decrescente; seguono epatite B, con 18 Paesi, e DTP-3, con 17 Paesi. Per morbillo e rosolia il quadro recente appare relativamente più favorevole, pur senza essere uniformemente positivo in tutti gli Stati membri.
È importante precisare che lo studio permette di quantificare l’andamento come direzione e variazione media annua delle coperture nel tempo, ma non identifica le cause dei cambiamenti osservati. Molti degli ultimi segmenti di trend decrescente iniziano tra il 2019 e il 2022, quindi durante la pandemia o nella fase immediatamente successiva. Questo dato è compatibile con l’ipotesi che le difficoltà nell’erogazione dei servizi vaccinali di routine abbiano avuto un ruolo, conclude Villani, «ma il nostro disegno di studio non consente di attribuire causalmente il calo alla pandemia: possono concorrere anche barriere di accesso, disuguaglianze, esitazione vaccinale, disinformazione, differenze organizzative e specificità dei singoli programmi nazionali».
Per quanto riguarda l’Italia, il quadro è più equilibrato rispetto a quello di molti altri Paesi europei. Nell’analisi delle tendenze più recenti, quattro indicatori mostrano un andamento crescente o lievemente crescente (DTP-3, epatite B, morbillo e rosolia) mentre tre mostrano una tendenza decrescente o lievemente decrescente: Hib, pneumococco e poliomielite.
Analizzando il 2024 (ultimo anno disponibile nello studio), le stime WHO/UNICEF analizzate indicano per l’Italia una copertura del 94% per DTP-3, epatite B e poliomielite; del 95% per Hib, morbillo e rosolia; e del 90% per il vaccino pneumococcico coniugato. Questi dati mostrano quindi livelli generalmente elevati, ma solo tre indicatori il valore è pari o superiore al 95%.
Nel lungo periodo, l’Italia ha mostrato aumenti medi delle coperture per DTP-3, Hib, morbillo, pneumococco e rosolia; per epatite B e poliomielite l’andamento medio complessivo risulta invece sostanzialmente stabile. I risultati sottolineano quindi che i progressi ottenuti negli anni non sono irreversibili: anche modeste riduzioni o una stagnazione delle coperture, soprattutto se concentrate in specifiche aree o gruppi di popolazione, possono creare sacche di suscettibilità e favorire la ricomparsa di malattie prevenibili da vaccino.