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Abbazie, fari nella civiltà d’Europa

26 marzo 2026

Abbazie, fari nella civiltà d’Europa

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«Il tema del viaggio tra abbazie europee è profondamente affine alla vocazione della nostra Università, che si riconosce innanzitutto come una comunità in cammino: un luogo di ricerca, di relazioni e di crescita integrale, capace di coniugare tradizione e apertura al futuro». Con queste parole il rettore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore Elena Beccalli ha aperto, martedì 24 marzo, in Sala Negri da Oleggio, la presentazione del libro di Livia Pomodoro “In cammino. Viaggio nelle abbazie che raccontano il nostro futuro” (Marsilio, 2025), davanti a un pubblico qualificato che ha visto anche la presenza di Fabio Roia, presidente del Tribunale di Milano. 

Un gradito ritorno in Università Cattolica, quello di Livia Pomodoro, già presidente del Tribunale per i minorenni di Milano, del Tribunale di Milano e dell’Accademia di Brera, ora presidente e direttrice artistica dello Spazio Teatro No’hma, che qui ha professato insegnamenti legati alla giustizia minorile e all’ordinamento giudiziario. Il viaggio raccontato nel volume si snoda da Canterbury fino a Cisternino, attraversando sette Paesi europei e restituendo il senso di un pellegrinaggio insieme spirituale e laico. Un itinerario che interroga il presente attraverso luoghi antichi – monasteri e certose – capaci ancora oggi di offrire modelli di comunità, equilibrio e futuro.

Nel suo intervento, il rettore Elena Beccalli ha sottolineato come il libro rappresenti «l’incontro tra generazioni» e una narrazione corale che richiama alla responsabilità condivisa. Il filo conduttore è quello della comunità, intesa non tanto come quella, oggi molto in voga, di fare rete, bensì come spazio in cui le persone «non pensano solo a sé stesse, ma anche agli altri». Un concetto, ha evidenziato, che trova piena sintonia con la missione educativa dell’Università Cattolica, luogo aperto al dialogo e al confronto, capace di leggere nel passato strumenti per orientarsi nel presente.

Su questa linea si è innestato l’intervento di monsignor Franco Agnesi, che ha ricostruito la genesi del progetto. Nato nel 2023 in vista del Giubileo della Speranza del 2025, il cammino si è sviluppato in tre anni, passando da 14 a 28 tappe, fino alla conclusione a Roma. Un percorso «lungo, faticoso, ricco di fascino e di relazioni», inserito in un tempo storico segnato da incertezze, dove la speranza diventa categoria essenziale. In questa prospettiva, le abbazie emergono come «luci accese» nel presente: luoghi di contemplazione ma anche di azione, capaci di coniugare tradizione agricola e innovazione, spiritualità e sostenibilità. 

A raccogliere e sviluppare ulteriormente questo filo è stato Antonio Bettanini, direttore di In Cammino - Abbazie d’Europa, che ha evidenziato la natura duplice del percorso: «cammino laico», ma attraversato da una religiosità non necessariamente confessionale. Centrale, nel suo intervento, il tema della lentezza come valore contemporaneo e della sostenibilità come pratica concreta. La lettura del libro, ha osservato, è anche un ritorno su quei luoghi, con una consapevolezza nuova: «Il dispiacere di essere passati troppo in fretta», la scoperta che fermarsi sarebbe stato necessario. Un’imperfezione che diventa cifra dell’esperienza umana e che si collega idealmente alla dimensione comunitaria evocata dai relatori precedenti: vivere insieme significa anche imparare il tempo dell’altro.

A chiudere l’incontro è stata l’autrice, Livia Pomodoro, che ha restituito il senso profondo del progetto. «Tre anni fa abbiamo iniziato a Canterbury il nostro percorso sulle abbazie d’Europa», ha spiegato, ricordando come l’idea nasca da una riflessione di Goethe: l’identità europea come frutto del pellegrinaggio. Da qui la scelta delle abbazie, «fari nelle civiltà d’Europa», capaci di trasformare territori feriti dalla guerra in comunità sostenibili. Un cammino costruito attorno a parole chiave, una per ogni tappa, che hanno dato forma a un percorso «laico, etico e culturale».

Nel suo racconto è emerso il concetto della comunità come spazio di vita e di progetto, la lentezza come metodo, la speranza come orizzonte. Le abbazie non sono solo luoghi di preghiera, ma laboratori di futuro, dove «si progettano esperienze vitali» e si offre ai giovani una prospettiva concreta. Ha altresì insistito sul valore dell’incontro e del rispetto: «il vicino non è un nemico ma un fratello diverso da noi». Una visione che trasforma il pellegrinaggio in esperienza civile, prima ancora che spirituale, e che richiama una forma originaria di convivenza, quasi una «prima democrazia reale», fondata sul riconoscimento reciproco.

A suggellare il senso dell’incontro, nelle conclusioni, è stato il rettore Elena Beccalli richiamando i valori europei che attraversano il volume: dignità della persona, solidarietà, inclusione. Ha quindi sottolineato il coraggio del libro, scritto appunto da una guerriera coraggiosa, capace di andare controcorrente: «Nel tempo della velocità esorta al passo lento, all’individualismo propone la comunità, ai conflitti la pace». Da qui anche l’impegno a coinvolgere sempre di più gli studenti, accompagnandoli non solo a viaggiare, ma a farlo in modo consapevole, stimolandoli a riflettere sui valori della comunità che troppo spesso rischiano di sfuggire. Un percorso che, come il libro, invita a rallentare per comprendere. E a riscoprire, nel cuore dell’Europa, il senso profondo dello stare insieme.

 

Un articolo di

Agostino Picicco

Agostino Picicco

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