Con un'evoluzione simile anche il concetto di appartenenza, oggi, non si esaurisce più in una contrapposizione netta tra nativi e forestieri, ma si afferma attraverso un processo aperto e in continuo divenire.
La Brescia di oggi è ormai de facto una realtà cosmopolita, plurale e multietnica, impensabile fino a poche generazioni fa. E lo dimostra il caso di Thilini Siriwardhana Mudiyanselage, Mediatrice culturale dopo un corso in Cattolica e oggi titolare Ceylon Aps a Brescia.
Nel suo speech dal titolo “Diventare bresciani” ha raccontato del suo arrivo in Italia nel 2016 e di come oggi resiede a Brescia col marito e la figlia.
«Come mediatrice culturale col mio un CAF patronato aiuto le persone immigrate – soprattutto srilankesi e senegalesi, a superate le questioni legate all’apprendimento della lingua italiana, alla ricerca del lavoro e alle pratiche burocratiche come i permessi di soggiorno. A Brescia la comunità dalla Sri Lanka è composta da circa mille famiglie, alcuni lavorano come dipendenti, altri hanno lavori autonomi e ditte».
La densità di questa testimonianza risiede nella sua capacità di rovesciare ogni determinismo: «Se mi sento bresciana? Sì, anche se so di essere straniera mi sento molto bresciana perché questa città ha cambiato la mia vita: qui ho la mia casa, la mia famiglia, il mio lavoro. Rispetto a città come Milano, dove ho abitato per qualche anno, è tranquilla, rispettosa, a misura di cittadino».
Ed è così, che una comunità che ha scolpito nel corso dei secoli il proprio Dna attorno alla cultura del fare, all'intraprendenza diffusa e a forme di solidarietà di radice cattolica, oggi è chiamata (e lo sta già facendo) a mantenere quegli stessi valori, declinandoli alla luce di dinamiche globali.