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Due generazioni, due epoche, una sola Cattolica

24 giugno 2026

Due generazioni, due epoche, una sola Cattolica

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Sessant'anni di distanza, la stessa università, la medesima Facoltà di Economia. 
È la storia degli alumni dell’Università Cattolica Giovanni Battista Fantin e sua nipote Martina Arcangeli, neo-laureata magistrale in Economia – Finanza e Mercati Internazionali.
Giovanni si iscrisse alla Cattolica nel 1966, unico Ateneo in Italia a offrire corsi serali, conciliando lavoro e studio. Martina, originaria di Terni, ha invece scelto la Cattolica per la sua ottima reputazione e per i racconti entusiasti di amici che già la frequentavano.
Epoche diverse, esperienze differenti, due generazioni a confronto accomunate dalla certezza che l'università non sia solo trasmissione di nozioni, ma una vera palestra di vita, fatta soprattutto di persone e incontri indimenticabili


«È stato emozionante varcare il cancello dell’Università Cattolica per la laurea di mia nipote, in quanto mi sono ritrovato in un ambiente a me familiare; ripercorrere i corridoi, ritrovare e vedere le aule e i giardini dei chiostri mi hanno fatto tornare indietro nel tempo». Con queste parole Giovanni Battista Fantin, alumnus della Facoltà di Economia, esprime l’emozione provata lo scorso aprile quando, dopo molti anni, è tornato nella sua università per star vicino e complimentarsi con sua nipote Martina Arcangeli, che brillantemente concludeva il suo percorso di laurea magistrale in Economia – Finanza e Mercati Internazionali.  

Zio Giovanni – classe 1948 – e sua nipote Martina sono due generazioni a confronto, pur avendo frequentato l'Università Cattolica del Sacro Cuore a Milano in periodi diversi, descrivono entrambi gli anni universitari come un'esperienza profondamente formativa, che ha contribuito alla loro crescita personale e umana. 

L’alumnus Giovanni è sempre stato uno studente lavoratore, dopo il diploma di scuola superiore racconta che si ritrovò con del tempo libero e così «pensai di riempirlo con qualcosa che potesse essere utile nella vita e decisi di iscrivermi all’università. In verità il mio desiderio era quello di frequentare una Facoltà tecnica ma mi era impossibile in quanto c’era l’obbligo di frequenza. Scelsi quindi la Cattolica - l’unico Ateneo che nel 1966 offriva i corsi serali - e mi immatricolai al corso di Economia e commercio». 
All’inizio – racconta sempre Giovanni – non fu affatto facile, ci furono notevoli difficoltà nell'affrontare argomenti per lui sconosciuti, dal momento che proveniva dall'Istituto tecnico per periti elettrotecnici. In particolare ricorda che, in quel primo periodo, tutto gli sembrava «molto nebuloso», ma poi lentamente prese confidenza con il linguaggio accademico e, poco alla volta, rimase affascinato dalla matematica generale grazie al professor Pietro Canetta, che riuscì a fargli comprendere e apprezzare lo studio degli integrali. 

Ma è soprattutto il valore formativo, nel senso più ampio del termine, che l’alumnus della Facoltà di Economia ricorda e ci tiene a sottolineare: le lezioni e lo studio delle discipline affrontate in Cattolica non si sono rivelati per lui un semplice bagaglio di nozioni tecniche, ma una vera e propria palestra intellettuale, capace di affinare il suo sguardo critico sulla realtà, permettendogli di leggere e interpretare con maggiore consapevolezza il mondo che lo circonda, oggi come allora. E l’”allora” vissuto da Giovanni come studente universitario fu un tempo molto particolare, di rottura e fermento sociale, in cui le giovani generazioni misero in discussione apertamente i modelli culturali, politici e istituzionali consolidati.  

«Il periodo della contestazione, anni1968/1969 circa, fu una lezione di vita, l’università spesso veniva occupata impedendo di entrare e venivano fatte assemblee di fronte l’ingresso di largo Gemelli – rammenta Giovanni –. Quel periodo, dove volevamo “cambiare il mondo”, ha comunque dato il via a una profonda trasformazione nei rapporti personali e nel ruolo della famiglia e infatti furono poste le basi per le successive battaglie per i diritti civili. Fu una delle prime volte che studenti e lavoratori scesero in piazza insieme. Alcuni docenti non gradivano quelle sommosse e ci contrastavano non accettando eventuali ritardi alle lezioni». Sostanzialmente Gianni ricorda i suoi anni in Cattolica come una stagione di crescita intellettuale e umana: un percorso ricco di competenze acquisite, ma soprattutto segnato dagli incontri e dalle esperienze vissute, dentro e fuori dalle aule. 

Un articolo di

Graziana Gabbianelli

Graziana Gabbianelli

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Analogamente – circa sessant’anni dopo – sua nipote Martina descrive gli anni di studio della sua magistrale nell’Ateneo del Sacro Cuore come «anni intensi, a tratti impegnativi, ma indubbiamente arricchenti. Le esperienze vissute mi hanno permesso di crescere, di ampliare i miei orizzonti culturali e di scoprire nuovi interessi per discipline che fino ad allora non avevo avuto modo di esplorare e approfondire. Altrettanto preziosi si sono rivelate le relazioni con i compagni di corso e con i professori, che hanno lasciato un segno profondo nella mia formazione personale e professionale». Si dice infatti molto soddisfatta l’alumna Martina del suo percorso accademico che la ha dato «una formazione solida e interdisciplinare» e che si è concluso con una tesi di cui è molto orgogliosa: «Epidemic Derivative: uno strumento innovativo per la gestione del rischio epidemico è il titolo del mio elaborato, redatto con la supervisione della professoressa Paola Fandella, docente di Economia degli intermediari finanziari, come relatrice. È stato davvero un lavoro originale, che ha proposto uno strumento concreto a tutela del settore agroalimentare».

Originaria di Terni, in Umbria, Martina spiega di aver scelto l’Università Cattolica per «la sua ottima reputazione nel panorama accademico italiano» ma anche per via dei tanti racconti positivi di amici e conoscenti che già la frequentavano: «Mi descrivevano un ambiente stimolante, frutto di corsi validi e docenti preparati e disponibili, e così infatti è stato anche per me». 
Oggi da neodottoressa, se si guarda alle spalle, considerando tutto quanto ha vissuto in Cattolica, Martina non ha dubbi nell’affermare che il vero valore aggiunto della sua esperienza di studio nell’Ateneo di largo Gemelli sono state le persone, incontrate e conosciute: «Le amicizie costruite in questi anni hanno rappresentato uno dei valori più autentici dell'intero percorso, condividere le sfide dello studio, i momenti di sconforto e le soddisfazioni con persone che stanno vivendo la tua stessa esperienza, crea legami che difficilmente si dimenticano».  

Se invece rivolge lo sguardo al futuro, la neodottoressa vorrebbe subito fare un’esperienza lavorativa concreta, preferibilmente in ambito finanziario, «per dare sostanza alle competenze sviluppate nel percorso di studi. Solo allora – con una visione più matura del settore – credo avrebbe senso per me valutare un percorso di specializzazione come un master» quando l'esperienza diretta avrà reso quella scelta molto più nitida e consapevole.

Tutti i ricordi e le vicende rievocate da zio Gianni e sua nipote Martina, non sono solo le testimonianze di due alumni della Facoltà di Economia, che hanno studiato all’Università Cattolica a Milano in tempi molto differenti tra loro. Sono frammenti di vita che attraversano epoche diverse; sono storie di scelte, di crescita, di scoperta e di nuovi inizi.
 

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