Sessant'anni di distanza, la stessa università, la medesima Facoltà di Economia.
È la storia degli alumni dell’Università Cattolica Giovanni Battista Fantin e sua nipote Martina Arcangeli, neo-laureata magistrale in Economia – Finanza e Mercati Internazionali.
Giovanni si iscrisse alla Cattolica nel 1966, unico Ateneo in Italia a offrire corsi serali, conciliando lavoro e studio. Martina, originaria di Terni, ha invece scelto la Cattolica per la sua ottima reputazione e per i racconti entusiasti di amici che già la frequentavano.
Epoche diverse, esperienze differenti, due generazioni a confronto accomunate dalla certezza che l'università non sia solo trasmissione di nozioni, ma una vera palestra di vita, fatta soprattutto di persone e incontri indimenticabili
«È stato emozionante varcare il cancello dell’Università Cattolica per la laurea di mia nipote, in quanto mi sono ritrovato in un ambiente a me familiare; ripercorrere i corridoi, ritrovare e vedere le aule e i giardini dei chiostri mi hanno fatto tornare indietro nel tempo». Con queste parole Giovanni Battista Fantin, alumnus della Facoltà di Economia, esprime l’emozione provata lo scorso aprile quando, dopo molti anni, è tornato nella sua università per star vicino e complimentarsi con sua nipote Martina Arcangeli, che brillantemente concludeva il suo percorso di laurea magistrale in Economia – Finanza e Mercati Internazionali.
Zio Giovanni – classe 1948 – e sua nipote Martina sono due generazioni a confronto, pur avendo frequentato l'Università Cattolica del Sacro Cuore a Milano in periodi diversi, descrivono entrambi gli anni universitari come un'esperienza profondamente formativa, che ha contribuito alla loro crescita personale e umana.
L’alumnus Giovanni è sempre stato uno studente lavoratore, dopo il diploma di scuola superiore racconta che si ritrovò con del tempo libero e così «pensai di riempirlo con qualcosa che potesse essere utile nella vita e decisi di iscrivermi all’università. In verità il mio desiderio era quello di frequentare una Facoltà tecnica ma mi era impossibile in quanto c’era l’obbligo di frequenza. Scelsi quindi la Cattolica - l’unico Ateneo che nel 1966 offriva i corsi serali - e mi immatricolai al corso di Economia e commercio».
All’inizio – racconta sempre Giovanni – non fu affatto facile, ci furono notevoli difficoltà nell'affrontare argomenti per lui sconosciuti, dal momento che proveniva dall'Istituto tecnico per periti elettrotecnici. In particolare ricorda che, in quel primo periodo, tutto gli sembrava «molto nebuloso», ma poi lentamente prese confidenza con il linguaggio accademico e, poco alla volta, rimase affascinato dalla matematica generale grazie al professor Pietro Canetta, che riuscì a fargli comprendere e apprezzare lo studio degli integrali.
Ma è soprattutto il valore formativo, nel senso più ampio del termine, che l’alumnus della Facoltà di Economia ricorda e ci tiene a sottolineare: le lezioni e lo studio delle discipline affrontate in Cattolica non si sono rivelati per lui un semplice bagaglio di nozioni tecniche, ma una vera e propria palestra intellettuale, capace di affinare il suo sguardo critico sulla realtà, permettendogli di leggere e interpretare con maggiore consapevolezza il mondo che lo circonda, oggi come allora. E l’”allora” vissuto da Giovanni come studente universitario fu un tempo molto particolare, di rottura e fermento sociale, in cui le giovani generazioni misero in discussione apertamente i modelli culturali, politici e istituzionali consolidati.
«Il periodo della contestazione, anni1968/1969 circa, fu una lezione di vita, l’università spesso veniva occupata impedendo di entrare e venivano fatte assemblee di fronte l’ingresso di largo Gemelli – rammenta Giovanni –. Quel periodo, dove volevamo “cambiare il mondo”, ha comunque dato il via a una profonda trasformazione nei rapporti personali e nel ruolo della famiglia e infatti furono poste le basi per le successive battaglie per i diritti civili. Fu una delle prime volte che studenti e lavoratori scesero in piazza insieme. Alcuni docenti non gradivano quelle sommosse e ci contrastavano non accettando eventuali ritardi alle lezioni». Sostanzialmente Gianni ricorda i suoi anni in Cattolica come una stagione di crescita intellettuale e umana: un percorso ricco di competenze acquisite, ma soprattutto segnato dagli incontri e dalle esperienze vissute, dentro e fuori dalle aule.