Secondo un’analisi preliminare di Transcrime, centro di ricerca dell’Università Cattolica, tra il 2020 e il 2025 i media italiani hanno riportato 455 incidenti di sicurezza nei luoghi di culto non legati a motivazioni di odio. A questi si aggiungono gli episodi di matrice ideologica e gli incidenti non denunciati alle forze dell’ordine. La molteplicità delle funzioni sociali ricoperte dai luoghi di culto e i beni, economici e culturali, che in essi sono custoditi li espongono a numerosi rischi criminali, che spesso le comunità non sono preparate a valutare e gestire. Per questo, il 13 gennaio si è tenuto in Università Cattolica un workshop rivolto ai rappresentanti di diverse confessioni religiose, autorità e associazioni. Un evento organizzato da Transcrime ed Enhancing Faith Institutions nell’ambito del progetto europeo PARTESS-COM, per migliorare la prevenzione e gestione degli incidenti di sicurezza nei luoghi di culto.
Negli ultimi anni, tensioni sociali e geopolitiche hanno determinato un aumento di crimini violenti e di matrice terroristica in Europa nei confronti delle comunità religiose. La diffusione di messaggi di propaganda e narrative d’odio è estremamente accelerata negli spazi digitali: i gruppi estremisti impiegano social media, siti e piattaforme di gioco, tecniche di memification e gamification o contenuti resi virali dalla forte carica emotiva per raggiungere e manipolare fasce vulnerabili della popolazione, come minorenni e persone socialmente isolate. Gli attacchi vengono talvolta trasmessi in streaming e i responsabili, glorificati con accostamenti a simbologie religiose, sono presentati come difensori contro minacce incombenti. I medesimi ambienti digitali possono al contempo diventare strumenti di prevenzione, tramite un ruolo attivo delle comunità religiose nella diffusione di contro-narrative e un dialogo con le autorità e le piattaforme responsabili della moderazione dei contenuti per assottigliare la zona grigia tra ‘free speech’ ed ‘hate speech’.
Accanto ai crimini d’odio, ci sono però diversi altri incidenti di sicurezza. Tra questi eventi ci sono furti, vandalismi, aggressioni non connotate da una matrice ideologica e altri incidenti di natura non criminale, come cedimenti strutturali o malfunzionamenti. Questi episodi sono apparentemente meno gravi nelle loro conseguenze dirette, ma la loro frequenza può generare un significativo impatto negativo dal punto di vista economico, di immagine e sulla sicurezza reale e percepita dei fedeli. L’analisi di Transcrime sulle notizie dei media italiani rileva che circa il 53% dei casi riguarda furti di denaro, beni personali o altro materiale, nel 21% riguarda furti più organizzati che mirano a opere d’arte, metalli o reliquie, il 18% riguarda casi di vandalismo, il 4% aggressioni, molestie e spaccio di droga e, nei casi rimanenti, incidenti non criminali.
Le comunità possono però adottare soluzioni accessibili e non invasive per garantire l’incolumità di persone, beni e attività, senza snaturare i propri valori. Transcrime ha mostrato come strategie di sicurezza situazionale facilitino l’identificazione di comportamenti sospetti, la riduzione dei benefici o l’aumento dei rischi per la commissione del reato, minori occasioni di tensioni. Soluzioni che spaziano dal controllo strategico degli accessi e dell’accoglienza, la sorveglianza naturale con una gestione consapevole degli spazi, l’impiego di segnaletica, la prevenzione del degrado e il rafforzamento dei legami comunitari.
Per questo è importante sviluppare una forte consapevolezza dei rischi possibili, tra i membri delle comunità e nelle istituzioni, e il primo passo è la segnalazione degli incidenti, che spesso restano sommersi. A tal fine, il progetto europeo PARTESS-COM, con il coinvolgimento di 18 partner da 12 paesi europei, ha sviluppato la piattaforma Faith Guardian per supportare le comunità religiose nella segnalazione degli incidenti di sicurezza. Durante l’incontro, Enhancing Faith Institutions ha illustrato come il tool consente di centralizzare in un unico hub a livello europeo le segnalazioni, agevolare il dialogo con le autorità e lo scambio di buone pratiche tra i responsabili dei luoghi di culto, in linea con le priorità dell’Agenda UE contro il Terrorismo (2020).
«Garantire la sicurezza nei luoghi di culto vuol dire far fronte a un’ampia serie di rischi e problematiche tecniche, etiche e sociali – afferma Marco Dugato, ricercatore senior di Transcrime –. La sfida è proteggere senza sacrificare accoglienza e funzionalità, salvaguardando i principi morali, le sensibilità dei fedeli e la dignità dello spazio sacro. Oggi abbiamo mostrato come tra le priorità vi siano piccoli accorgimenti, una migliore organizzazione e la collaborazione tra le comunità religiose, la ricerca, le istituzioni e la società civile».