Il giorno dopo la visita di Papa Leone XIV al Meeting – la seconda di un Pontefice dopo quella, 44 anni fa, di san Giovanni Paolo II – i giovani sono tornati protagonisti.
Sia nella Repubblica di San Marino, dove era cominciata la visita pastorale, sia tra i padiglioni della Fiera di Rimini, dove si svolge la 47esima edizione dell’incontro promosso da Comunione e Liberazione, a loro il Santo Padre si era rivolto più volte, invitandoli a guardare al futuro non come una minaccia ma come una promessa, a mettersi in gioco, facendo dell’appartenenza a gruppi e movimenti «un trampolino da cui tuffarvi nell’intera realtà».
Ed è proprio al futuro delle nuove generazioni che è stato dedicato il convegno “Per una giovane Italia. Idee ed esperienze contro lo scontento dei giovani”, in cui è intervenuta la Rettrice dell’Università Cattolica del Sacro Cuore Elena Beccalli, dialogando con il poeta Davide Rondoni, la giovane scrittrice Sara Ciafardoni e Michele Costanzi, studente dell’Università degli Studi di Milano.
A porre la questione in termini provocatori è stato Rondoni, promotore di un manifesto-spettacolo che sta attraversando l’Italia per riportare al centro la questione giovanile o, meglio, come ha precisato ricorrendo a una citazione di Baudelaire, l’«avvilimento dei cuori».
Anche se, a sentire l’energia della voce di Sara Ciafardoni mentre legge una lettera indirizzata direttamente all’Italia – «Noi non siamo il tuo futuro, siamo il tuo presente» –, viene da pensare che, per fortuna, tanto avviliti almeno quelli di alcuni di loro non lo siano.
A raccogliere queste provocazioni è stata Elena Beccalli, che ha indicato tre responsabilità precise: quelle delle università, delle imprese e della politica.
Per affrontare lo scontento dei giovani e invitarli a credere ancora nel nostro Paese, la rettrice ha invitato il sistema universitario a guardarsi dalla «trappola delle iscrizioni», cioè dalla tentazione di abbassare le rette e, ancora più pericolosamente, gli standard accademici pur di riempire le aule.
La risposta all’inverno demografico – una vera e propria «glaciazione», come è stata definita nel corso dell’incontro – che colpisce l’Europa e, in particolare, l’Italia sta invece nella capacità delle università italiane di essere attrattive, tanto per gli studenti italiani quanto per quelli stranieri. Una sfida che si vince «innovando» e, in particolare per le università cattoliche europee, rimanendo fedeli alla propria identità: laddove hanno scelto di competere sui valori, senza inseguire le logiche di mercato, hanno retto anche al calo delle immatricolazioni, ha sottolineato la professoressa Beccalli, che è anche presidente della FUCE, la Federazione delle Università Cattoliche Europee.
Tale cambiamento passa, secondo la professoressa Beccalli, in primo luogo da un ripensamento di che cosa debbano essere le università: «Gli Atenei non possono essere pensati semplicemente come luoghi di trasmissione del sapere, devono essere comunità nelle quali si fa esperienza, si costruiscono relazioni, si valorizza il rapporto tra studenti e docenti e quello tra pari», ha suggerito.
Questa trasformazione può essere anche il modo con cui rispondere alle nuove fragilità dei giovani, alimentate dall’isolamento, dall’individualismo e dall’esposizione ai social.