NEWS | Piano Africa

In Egitto, sulle orme di Pietro

25 marzo 2026

In Egitto, sulle orme di Pietro

Condividi su:

C’è un momento, nella traiettoria di alcune storie, in cui le passioni smettono di essere inclinazioni personali e diventano ponti. È qui che si colloca il percorso di Francesco Pessi, 28 anni, laureato in Politiche Europee e Internazionali presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, oggi curatore di “Pietro sul Nilo”, un’opera di taglio scientifico-divulgativo sulla presenza della Chiesa latina in Egitto.

Studioso di Relazioni Internazionali, dotato dello strumento dell’arabo e profondamente legato all’Oriente cristiano e musulmano. Ma soprattutto protagonista di una vicenda che lascia intravedere in filigrana lo spirito stesso del progetto promosso dal Vicariato Apostolico di Alessandria d’Egitto e inserito dall’Ateneo nel solco del Piano Africa.Pessi, originario di Milano, aveva rivolto presto i suoi interessi verso quel mondo.

Dopo il liceo aveva scelto l’Università di Leida, iscrivendosi a un corso triennale in Studi Internazionali in lingua inglese. In quegli anni aveva preso forma anche un’altra passione, destinata a diventare decisiva: quella per il Medio Oriente, «la culla della mia fede e, al tempo stesso, un luogo segnato dal conflitto, dalla violenza e dalla guerra». Era stata forse proprio questa tensione, questo paradosso, a spingerlo ad approfondire.

Un articolo di

Francesco Chiavarini

Francesco Chiavarini

Condividi su:

 

Per farlo era tornato a Milano, all’Università Cattolica del Sacro Cuore, dove, per iniziativa del professor Riccardo Redaelli, sin dal 2014 è attivo il Master in Middle Eastern Studies (MIMES). E sempre in Cattolica dopo il master aveva completato poi il proprio percorso con la laurea magistrale in Politiche Europee e Internazionali.

Nel 2024 il passo decisivo. È allora che Pessi è partito per l’Egitto, grazie a un tirocinio coordinato dal CRELEB (Centro di Ricerca Europeo Libro Editoria Biblioteca) del professor Edoardo Barbieri, con la supervisione del professor Martino Diez e del dottorando in Lingua e Letteratura Araba, Martino Masolo, dell’Università Cattolica.

Al Cairo, tra le mura della biblioteca del Muski — un patrimonio di circa 40.000 tra volumi e manoscritti in arabo, copto e siriaco, tra i più rilevanti per lo studio del cristianesimo orientale — la sua traiettoria personale si è intrecciata con quella del progetto accademico.

Nella capitale egiziana ha incontrato mons. Claudio Lurati, a cui nel 2020 Papa Francesco, nominandolo Vicario Apostolico nel Paese, aveva affidato la cura pastorale dei cattolici di rito latino: 60.000 fedeli su una popolazione cristiana di 10 milioni, in un Paese a maggioranza musulmana. Una minoranza nella minoranza.

È in questo contesto che ha preso forma “Pietro sul Nilo”. Quando padre Lurati ha condiviso con il professor Barbieri l’idea di una storia della Chiesa latina in Egitto, la scelta è stata naturale.

Il volume ricostruirà, attraverso il contributo di studiosi europei ed egiziani, una storia lunga e stratificata. Se il cristianesimo egiziano si fa risalire alla figura di san Marco, l’insediamento stabile dei primi ordini di rito latino risale al Seicento. Fino ad allora, e a partire dal celebre incontro tra Francesco e il sultano a Damietta (1219), la presenza francescana nel Paese del Nilo era stata infatti intermittente.

Nella seconda metà dell’Ottocento, la vicenda della Chiesa latina si è intrecciata con quella della massiccia immigrazione europea nel Paese, sulla scorta della costruzione del canale di Suez (1859-1869) e dei piani di modernizzazione del sistema politico. Ne sono testimonianza, per esempio, la nascita ad Alessandria d’Egitto di due illustri nomi della letteratura italiana: Giuseppe Ungaretti e Filippo Tommaso Marinetti.

Oggi i cattolici latini rappresentano una realtà numericamente ridotta all’interno del cristianesimo egiziano, perlopiù ortodosso. Eppure, il loro peso va oltre i numeri. La Chiesa latina gode infatti di grande prestigio sociale grazie agli sforzi compiuti nel settore educativo e assistenziale. Negli ultimi anni, in particolare, il Vicariato è diventato un punto di riferimento per i profughi in fuga dalle guerre in Sudan ed Eritrea.

«L’Egitto è un Paese complicato ma anche molto vitale – osserva il professor Barbieri –. Quello che conta, per ora, è avere aperto un canale». L’auspicio è che questo progetto possa favorire le collaborazioni tra studiosi italiani ed egiziani, formare ricercatori e coinvolgere studenti anche in esperienze di volontariato.

In questa prospettiva, la storia di Francesco Pessi assume un valore che va oltre il percorso individuale. Diventa una possibile traccia. Un’apertura. Forse un inizio.

Newsletter

Scegli che cosa ti interessa
e resta aggiornato

Iscriviti