Non c'è ricerca senza libertà. E senza giustizia. A dieci anni dall'assassinio in Egitto di Giulio Regeni le università italiane, all’unisono, hanno fatto sentire la propria voce per sostenere il desiderio di verità della famiglia del ricercatore italiano dell'Università di Cambridge, torturato e ucciso al Cairo mentre svolgeva attività accademica sul campo. Per farlo ben 76 università italiane, tra i mesi di aprile e maggio, hanno lanciato un ciclo di eventi raccolti sotto l'hashtag “#UniversitàperGiulio” che hanno coinvolto studenti, ricercatori, docenti e cittadinanza.
L’Università Cattolica ha aderito all’iniziativa con un evento coordinato in tutte le sedi dell'Ateneo dove, lunedì 25 maggio, è stato proiettato il documentario "Giulio Regeni - Tutto il male del mondo", diretto da Simone Manetti e che è stato seguito da un dibattito e da un momento di riflessione.
Prima della visione, in tutti i campus, è stato ascoltato il video messaggio inviato per questo evento dai genitori di Giulio, Paola Deffendi e Claudio Regeni: «In questo documentario è importante la figura del ricercatore, serio, impegnato ed esigente con sé stesso come con gli altri. Purtroppo, non è stato aiutato, non è stato protetto e, nonostante il suo impegno, il suo entusiasmo e il suo rigore, ha subìto numerosi tradimenti. E Giulio era una persona che dialogava con gli altri, e riteneva molto importante l'amicizia, era un valore fortissimo per lui».
Per i genitori, inoltre, nel documentario emerge «tutta la paranoia del Paese, l’Egitto, sotto dittatura. Un luogo che non era sicuro allora e che non lo è neanche oggi. Siamo consapevoli che è una visione tosta ma ci auguriamo che possa sviluppare una riflessione. Abbiamo ritenuto importante non sottrarci, mostrare le cose, farle sentire e vivere per portare avanti la nostra ricerca di giustizia. Nel cuore abbiamo sempre, come genitori di uno di loro, la sicurezza dei ricercatori e soprattutto la libertà della ricerca nel mondo».
A introdurre l'evento - dal campus di Milano - è stata la prorettrice vicaria dell'Università Cattolica Anna Maria Fellegara: «Sono molto orgogliosa di questa iniziativa, realizzarla non era scontato, è importante far comprendere che anche davanti a casi come questi si può far sentire la propria voce. Questa iniziativa ci permette di rileggere questa vicenda da un punto di vista personale e collettivo, interrogandoci su quel che siamo chiamati a fare perché questo è un caso che non possiamo "ricacciare" nel dimenticatoio».