«La persona al centro di ogni attività umana», il concetto che «alcuna opera può essere realizzata a discapito della persona e della sua dignità» è l’insegnamento fondamentale che anche Stefania ha ricevuto dai suoi studi in Giurisprudenza in Cattolica, e che ha fatto proprio grazie alle indimenticabili lezioni di eccellenti professori come racconta: «Diritto penale con Federico Stella, Procedura Penale con Angelo Giarda, Diritto privato con Franco Anelli, Procedura civile con Luigi Paolo Comoglio, con cui scelsi ed ebbi l’onore di scrivere la tesi».
I professori, ogni docente incontrato e conosciuto, per tutti gli alumni della Famiglia Modugno, ha rappresentato un modello di insegnamento completo, dove competenze professionali e preparazione culturale si equilibravano rendendo significativi e costruttivi gli studi nell’Ateneo del Sacro Cuore. «Tra i vari professori che ho incontrato nel mio cammino di studente e poi da giovane medico specializzando in Chirurgia vascolare, devo assolutamente ringraziare Vincenzo Di Giovanni, Paolo Magistrelli e Francesco Snider, dal quale ho imparato il valore del sacrificio, della coerenza e dell’onestà intellettuale» ricorda Pietro, mentre sua moglie Monica descrive come un incontro “illuminante” quello con il professor Carlo Antonio Barone di Oncologia, «le sue lezioni mi hanno fatto sorgere l’interesse e la curiosità per questa disciplina che è oggi la mia professione».
Li definisce invece i suoi docenti dei veri e propri “grandi maestri” l’alumna Maria Lucia, perché hanno saputo trasmetterle - come il suo relatore di tesi professor Luigi Savi - «oltre che il loro sapere, tutta la loro passione per la Medicina». E a distanza di circa trent'anni, suo nipote Francesco Maria, neo dottore in Medicina, parla anche lui dei suoi docenti come di maestri che hanno saputo trasmettergli non solo competenze scientifiche, ma l'essenza della vocazione medica: «Il mio ricordo speciale va alla professoressa Alessandra Cassano di Oncologia medica, che per prima mi ha insegnato come approcciare e visitare un paziente, stando attento a non tralasciare mai la componete umana. E non posso non citare con gratitudine il professor Alessandro Moro - sempre animato dalla passione per l’insegnamento e dalla volontà di fare sempre il bene del paziente - con il quale ho avuto la fortuna di poter realizzare il mio progetto di tesi e con il quale spero di poter intraprendere il percorso di specializzazione in chirurgia maxillofacciale presso il Policlinico Gemelli».
Dai ricordi e dalle parole di tutti i sei laureati in Cattolica della famiglia Modugno l’Ateneo è raccontato non solo come luogo di sapere e competenze, ma anche come un viaggio ricco di esperienze di vita che hanno stimolato interessi, incontri, conoscenze e nuove prospettive. Tappa importante di questo “viaggio” è stata l’esperienza residenziale nei collegi universitari; un’esperienza vissuta da tutti i componenti della famiglia Modugno, essendo originari della Puglia, che da studenti “fuori sede” hanno trovato nel collegio una vera e propria “seconda casa”.
E se le sorelle Maria Lucia e Monica - nei collegi Ker e Maria Ausiliatrice - hanno compiuto «un cammino educativo e di crescita completo, ricco di esperienze di studio e di confronti sui valori profondi della vita che hanno arricchito il loro percorso universitario»; Stefania e Francesco nei collegi Nosengo e Augustinianum di Milano hanno avuto l’opportunità di confrontarsi con tanti altri ragazzi che affrontavano le loro medesime difficoltà, permettendogli così di conoscere meglio se stessi, nonché di coltivare nuove e vecchie passioni, quali il cinema e la musica: «Come dimenticare le serate trascorse con gli amici attorno al pianoforte del collegio con il professor Enrico De Mita che, ogni tanto si palesava, sussurrando "bravo bravo, continua!”» racconta l’alumnus di Giurisprudenza Francesco. Ricorda perfettamente le ansie e i timori della prima sera al collegio San Damiano, così come il numero della sua camera “109”, anche l’alumnus di Medicina Pietro che sottolinea quanto «sia servita la vita in collegio per far crescere lo spirito critico, la capacità di ascolto, di dialogo e anche di scontro verbale».
Pietro e Monica, come il loro figlio Francesco Maria, anni dopo, al Collegio Nuovo Joanneum, e come zia Maria Lucia hanno ricoperto anche la carica di vicedirettore del collegio; un impegno assunto e portato avanti, tra gli impegni di studio, a riprova di quanto sia significativa e di valore per uno studente l’esperienza di vita comunitaria in una residenza universitaria.
Ogni ricordo, ogni fatto, ogni sensazione raccontata da ogni laureato della famiglia Modugno riflette il loro forte senso di appartenenza che ancora li lega alla loro Università. Un’Università di Pensiero dove, come osserva l’alumna Stefania, oggi avvocato, «la riflessione intellettuale sulle tematiche cruciali diviene terreno fertile per la formazione, ogni giorno, di studenti e docenti». Un’università dove, come ribadisce l’alumnus Pietro, dopo anni in prima linea come medico «ci ha insegnato non solo il rigore scientifico, ma anche quella vocazione alla cura, nel rispetto dei valori dell’etica cristiana, che considero tutt’oggi il fondamento del mio percorso professionale».
Un’università, la cui missione, a distanza di anni, emerge nitidamente dalle voci di chi in essa ha studiato e si è formato e che – proprio tramite le loro testimonianze e le loro esistenze – continua a riflettersi nel quotidiano e a proiettarsi nel futuro.