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Archeologia, nuovi studi sul complesso termale e sulle domus a Cividate Camuno

04 marzo 2026

Archeologia, nuovi studi sul complesso termale e sulle domus a Cividate Camuno

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Dal 2025 il Museo Archeologico Nazionale della Valle Camonica di Cividate Camuno (BS) ospita un nuovo progetto di ricerca che sta restituendo dati inediti e di grande interesse per la comprensione della presenza romana in Valle Camonica. Promosso dalla Direzione regionale Musei nazionali Lombardia in collaborazione con gli archeologi dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, il progetto prevede lo studio della documentazione di scavo e l’analisi dei reperti del sistema urbano di Cividate Camuno che comprendeva edifici pubblici come il teatro e l’anfiteatro ancora visibili.

Se ne parlerà venerdì 6 marzo nel campus milanese dell’Università Cattolica (Cripta Aula Magna, largo Gemelli 1, dalle ore 13.30 alle ore 16.30). 

L’antica Civitas Cammunnorum rappresentava il principale centro della valle in età romana e, soprattutto in epoca imperiale, fu interessata da significativi interventi edilizi che ne definirono il prestigioso volto monumentale. Il sistema urbano comprendeva edifici pubblici di rilievo, tra i quali il teatro e l’anfiteatro, ancora oggi visibili e tra le testimonianze più significative della romanizzazione dell’arco alpino. Si segnalano anche un ricco complesso termale e a diverse domus di alto livello, scavate nel corso del Novecento ma finora oggetto di studi limitati. Proprio questi ultimi siti sono al centro di un’approfondita revisione scientifica.

L’attività si inserisce nel programma di digitalizzazione delle collezioni del Museo nell’ambito di “Dicolab. Cultura al digitale”, iniziativa promossa dal Ministero della Cultura – Digital Library nel quadro del PNRR Cultura 4.0, realizzata dalla “Scuola nazionale del patrimonio e delle attività culturali” e finanziata dall’Unione Europea – Next Generation EU. Il gruppo di lavoro è composto dai funzionari archeologi della Direzione regionale Musei nazionali Lombardia, Luca Polidoro (curatore del Museo) e Maria Giuseppina Ruggiero (direttrice), Furio Sacchi, docente di Archeologia Classica, e da Riccardo Morabito, borsista dell’Università Cattolica, in collaborazione con Serena Solano, funzionario archeologo della SABAP per le province di Bergamo e Brescia.

Sebbene le ricerche siano ancora in corso, emergono già risultati di particolare rilievo che contribuiscono a ridefinire il profilo architettonico e monumentale del centro alpino. Le indagini sul complesso termale stanno infatti evidenziando la notevole ricchezza decorativa dell’edificio: sono stati individuati resti di rivestimenti parietali e pavimentali in mosaico, marmi e pietre pregiate, oltre a frammenti di pitture murali che ornavano gli ambienti. Dati che confermano l’elevato livello qualitativo e il prestigio dell’assetto urbano della Civitas Cammunnorum.

«Siamo felici di rinnovare la collaborazione con l’Università Cattolica del Sacro Cuore – afferma il direttore dei musei statali lombardi Rosario Maria Anzalone – in questo prestigioso progetto incentrato sulle architetture generate dalla romanizzazione dell’arco alpino. Il nostro prezioso museo di Cividate Camuno si dimostra ancora una volta luogo ideale per questo tipo di studi, evidenziando la vivacità dei musei lombardi sul fronte della ricerca».

«L’Università Cattolica ha in corso da tempo, in collaborazione prima con la SABAP e ora con la Direzione regionale Musei nazionali Lombardia, ricerche e studi su Cividate Camuno in epoca romana» – sottolinea il professor Furio Sacchi, docente di Archeologia classica –. «Sono state assegnate anche tesi di laurea dedicate al foro e al santuario di Minerva a Spinera, i cui risultati sono stati pubblicati in prestigiose sedi scientifiche. Questa iniziativa rappresenta un’importante occasione per approfondire le dinamiche della presenza romana nelle valli alpine».

Il progetto si inserisce in un più ampio percorso di valorizzazione scientifica e culturale che rafforza il ruolo di Cividate Camuno quale centro di riferimento per lo studio della romanizzazione dell’area alpina, promuovendo nuove sinergie tra istituzioni, università e territorio.

A proposito di ricerca, ricordiamo, inoltre, che la “Scuola nazionale del patrimonio e delle attività culturali” ha bandito a livello nazionale diverse borse di studio della durata di nove mesi ciascuna, di due delle quali è referente scientifico per l'Università Cattolica il professor Furio Sacchi e di altre quattro alcuni docenti di Storia dell'Arte. 
 

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Redazione

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