Da Milano a Roma, passando per le sedi padane di Brescia e Cremona, gli incontri organizzati per la presentazione del Piano strategico dell’Università Cattolica del Sacro Cuore hanno mostrato quanto profondo sia il legame con i territori che ospitano l’Ateneo dei cattolici italiani: unica istituzione accademica in Italia ad essere presente in più regioni.
Ma non solo. Tra le parole pronunciate nelle diverse città si è potuto anche scorgere chiaramente un ulteriore aspetto: è l’intero tessuto civile ed ecclesiale in cui è inserita l’Università Cattolica ad avere a cuore il suo futuro perché in esso vede anche rispecchiato una parte non piccola del proprio.
A Milano, nell’Aula Gemelli, è stato l’Arcivescovo di Milano, Mario Delpini, a indicare da subito la posta in gioco, quando ha detto che il Piano strategico «non è una formalità burocratica», ma un’iniziativa che «dichiara responsabilità e determinazione» nel guidare la vita dell’Ateneo.
Ed è stato proprio monsignor Delpini, intervenuto anche in qualità di presidente dell’Istituto Toniolo, fondatore dell’Università Cattolica, a coglierne molto chiaramente lo spirito — «mettere al centro la persona, non l’idolo» — e a proiettarlo verso un orizzonte ampio: rendere il mondo «abitabile» e la convivenza «desiderabile».
Una prospettiva che necessariamente implica per l’Ateneo di entrare in relazione con i diversi attori della società, in quello spirito di servizio che più volte il rettore Elena Beccalli ha richiamato con la formula “il migliore ateneo per il mondo”, un’ambizione che il Piano triennale trasforma in scelte.
A Roma, proprio su questa dimensione internazionale (il mondo, appunto) ha insistito monsignor Angelo Vincenzo Zani: il Piano è un progetto capace di tenere insieme «identità e apertura internazionale», «rafforza il ruolo dell’Ateneo nello scenario globale», ha sottolineato l’Archivista e Bibliotecario emerito di Santa Romana Chiesa, ricordando anche l’impegno internazionale del Rettore Elena Beccalli nelle reti accademiche cattoliche.
In questo contesto, l’Università Cattolica del Sacro Cuore è chiamata a fare la differenza. Proprio monsignor Zani, in un passaggio del suo intervento, ne ha sottolineato il carattere innovativo.
Due le novità principali sulle quali si è soffermato. Il metodo partecipativo con cui è stato realizzato il Piano strategico, che ha fatto dell’Università «uno straordinario laboratorio di dialogo».
L’altro elemento è la proposta di una scuola di integrazione dei saperi che, a suo vedere, in controtendenza rispetto all’iperspecializzazione inseguita per lo più dalle altre istituzioni accademiche, intende affermare la necessità di un pensiero «che non solo sappia distinguere ma anche unire».
Proprio l’esigenza di coniugare sapere scientifico (il pensiero che distingue) e ricerca di senso (il pensiero che unisce) ispira tutto il Piano strategico, come hanno sottolineato a Cremona sia il vescovo Antonio Napolioni sia l’Assistente ecclesiastico generale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, monsignor Claudio Giuliodori.
Accanto alle autorità religiose, le istituzioni civili hanno colto soprattutto la dimensione pubblica della sfida. A Cremona il sindaco Leonardo Virgilio ha raccolto l’invito a non considerare l’Ateneo «una medaglia», ma un impegno condiviso. A Brescia il vicesindaco Federico Manzoni ha detto di vedere nella spinta all’internazionalizzazione dell’Università Cattolica anche un’occasione per rendere la città più europea e quindi di essere pronto a sostenere all’interno del piano di sviluppo urbano i progetti dell’Ateneo.
Insomma, dagli interventi è emerso chiaramente quanto la crescita dell’Università Cattolica e quella dei territori nei quali è collocata non siano due variabili indipendenti. I due percorsi si intrecciano, come ha lasciato intendere il vescovo di Brescia monsignor Pierantonio Tremolada, quando ha ricordato che «come l’Università anche la diocesi è nel pieno di un percorso di ascolto del territorio per capire come essere Chiesa».
Che città, quale Chiesa, quale Università si vuole essere? Qualsiasi risposta si voglia dare a questa domanda, certo è che la si troverà solo dialogando insieme. Il Piano strategico ha cominciato a farlo.