«Abbiamo bisogno, oggi più che mai, di uno sport sano che possa contribuire a sviluppare una società attenta al bene comune e alla cura dell’ambiente» ha spiegato Annamaria Tarantola, Vicepresidente della Fondazione Giulia Cecchettin, colei che ha fortemente voluto questo convegno all’Università Cattolica. «Serve uno sport in cui i giovani possano ritrovare la speranza e il senso della vita. Per questo bisogna evitare che lo sport diventi solamente una macchina del business, del profitto e della spettacolarità consumistica. Solamente uno sport ben gestito, accessibile a tutti e accogliente può essere uno strumento di educazione e di coesione sociale».
«Vanno dunque rimosse le barriere fisiche, sociali e culturali che precludono o ostacolano l’accesso allo sport» ha proseguito Tarantola. «Ma lo sport può essere anche uno strumento di emancipazione per le donne e un antidoto contro la violenza sulle donne. Non solo: può contribuire a costruire competenze trasferibili in altri contesti di vita: insegna il lavoro di squadra, la soddisfazione dell’operare bene, l’impegno, il rispetto, la disciplina, la responsabilità, il senso di appartenenza, la lealtà. Valori fondamentali in ogni ambiente di lavoro». E ha concluso: «Non è l’uomo forte al comando, solitario, che produce i migliori risultati, ma chi sa attivare e valorizzare le migliori qualità del gruppo. Chi sa creare relazioni, nella consapevolezza che il successo non nasce dalla propria perfezione ma dalla capacità di lavorare insieme con costanza e con armonia».
Tra gli interventi che hanno preceduto le tre tavole rotonde, Federica Picchi, Sottosegretario allo Sport e Giovani di Regione Lombardia, ha sottolineato che «sport e università, seppur con ruoli diversi, favoriscono la crescita sociale, trasformando le persone e rafforzando le comunità. Lo sport è un presidio sociale che educa al rispetto dell’altro, anche dell’avversario, contrastando la cultura del nemico. Per consolidare il dialogo tra istituzioni, mondo sportivo e atenei, è nato il primo Tavolo dei CUS lombardi, che ha tra i protagonisti l’Università Cattolica, con cui siamo al lavoro sul potenziamento delle misure del programma Dual Career e della valorizzazione del talento».
Luciano Buonfiglio, Presidente del Coni, in collegamento, ha sottolineato che «l’incontro assume un rilievo speciale per l’impatto di Milano Cortina 2026, che è stata un’occasione per raccontare al mondo il volto migliore del nostro Paese con la sua capacità di accoglienza e l’amore per lo sport. L’Olimpiade ci lascia una legacy immateriale di straordinario valore. Così l’aspetto agonistico non rimane circoscritto alla prestazione, ma diventa uno strumento, un potente volano di sviluppo collettivo: lo sport, quando è vissuto in modo autentico, non forma solo atlete e atleti, ma cittadini migliori, offrendo armonia alla società».
«Io devo tanto allo sport», ha raccontato Gino Cecchettin, Presidente della Fondazione intitolata alla figlia Giulia. «Lo sport mi ha aiutato quando ho perso Giulia, perché era lei che mi aveva convinto a fare danza sportiva, e continuo a onorare questo suo invito. Vivo lo sport come elemento educatore a tutto tondo. Nella formazione della Fondazione continueremo a portare avanti il nostro messaggio che è di educazione al rispetto. Servono persone con una solidità psicologica, non basta solo il talento, anche ai grandi campioni».
L’Arcivescovo di Milano, Mons. Mario Delpini, ha definito «particolarmente interessante» l’attenzione della Chiesa per la pratica sportiva, «perché evidenzia che l’educazione non si realizza solo attraverso i momenti di preghiera e di studio, ma anche con lo sport. La religione cattolica è la religione del corpo, non un invito alla spiritualizzazione della vita. I cattolici pensano che il corpo, la realtà fisica, non sia una specie di prigione, ma una dimensione provvidenziale dell’essere persona e che accettare bene il proprio corpo sia un modo per non vivere una sorta di prigionia».
Alla prima tavola rotonda, dal titolo “La formazione e la ricerca nel campo dello sport”, moderata dalla giornalista Tonia Cartolano, hanno partecipato Mons. Claudio Giuliodori, Assistente ecclesiastico generale dell’Università Cattolica, Caterina Gozzoli, Coordinatrice scientifica di Cattolicaper lo Sport e del Dottorato interateneo in Scienze dell’esercizio fisico e dello sport, Andrea Lionzo, Direttore del Master in Sports Management: Businesses, Communities, Territories dell’Università Cattolica ed Elena Marta, Presidente della Fondazione Ente per il Diritto allo studio universitario dell’Università Cattolica (EDUCatt).
Nella seconda sessione, “Il valore dello sport nell’esperienza di atleti e dirigenti”, moderata dal giornalista Daniele Manca, sono intervenuti Arianna Fontana, l’atleta italiana più medagliata nella storia dei Giochi Olimpici, sia invernali sia estivi, Ilaria Galbusera, Diversity, Equity & Inclusion Specialist e capitana della Nazionale italiana di pallavolo sorde, Simone Barlaam, quattro volte medaglia d’oro nel nuoto paralimpico tra Tokyo 2020 e Parigi 2024 e 23 volte campione del mondo, Daniele Cassioli, pluricampione dello sci nautico paralimpico, con 28 titoli mondiali e 27 titoli europei all’attivo, Javier Zanetti, Vicepresidente dell’Inter e Luca Pancalli, già Presidente del CIP, Vicepresidente del CONI e Commissario straordinario della FIGC.
La terza sessione, dal titolo “I giovani e lo sport”, moderata dalla giornalista Mariangela Pira, ha visto protagonisti Giampaolo Ricci, capitano dell’Olimpia Milano, con cui ha vinto tre Campionati, due Supercoppe e due volte la Coppa Italia, l’arbitro di basket Raffaele Ausiello, il cestista Victor Edomwadoba Obayagbonnaa, il velocista Francesco Rossi ed Elena Sali, medaglia d’oro nel doppio femminile del canottaggio alle ultime Universiadi estive.