La famiglia ha ancora un futuro? Probabilmente sì, ma con molte sfaccettature e oltre la tradizione. La domanda se la sono posta 25 studenti e studentesse dell’Università Cattolica chiamati dal Centro di Ateneo Studi e ricerche sulla famiglia a riflettere e poi a condividere le proprie considerazioni. Un giardino, un circo, delle radici a raccontare un sistema di legami dove si intrecciano passato, presente e futuro, dove la diversità trova accoglienza e le gioie i dolori una casa che ascolta, dove tutti sono chiamati alla cura reciproca e il caos diventa generatività. Queste sono le immagini scelte dai tre gruppi che hanno presentato il loro studio giovedì 22 ottobre in una gremita aula Pio XI in largo Gemelli in occasione del 50° anniversario del Centro di ricerca.
Non solo una grande festa a cui hanno partecipato docenti, ospiti esterni e studenti, ma anche un luogo di dibattito e di confronto su una delle questioni cruciali del nostro tempo. Come il “Centro Famiglia”, così chiamato abitualmente dagli amici, ha provato a fare in tutto questo tempo. Con coraggio, perchè «oggi lavorare su un’idea di famiglia tipica è controcorrente e il Centro ha sempre cercato di comprendere ma fornendo anche risposte non uniformate al pensiero dominante» – ha detto il preside della Facoltà di Psicologia Alessandro Antonietti.
In una società individualista e segnata da conflitti e divisioni anche la famiglia è temuta e messa in discussione ma per comprenderne le ragioni occorre tempo e pensiero. Il Centro di Ateneo si è speso per questo fin dalla sua nascita nel 1976, gli anni del dibattito su divorzio e aborto. Quando «la cultura preconizzava la morte della famiglia il Centro è nato proprio in risposta a queste questioni con l’obiettivo di creare contributi sul ruolo identitario, educativo della famiglia». Eugenia Scabini, psicologia e direttrice del Centro dal 1979 al 2011 (quando il testimone è passato nelle mani della sociologa Giovanna Rossi), ha ripercorso i temi cruciali dell’epoca e degli anni Ottanta quando il legame familiare cominciava a perdere consistenza.