«Le sue interpretazioni si sono distinte per originalità e rigore, dimostrando come la storia non è un sapere statico ma una lente indispensabile per comprendere il presente e orientarsi nel futuro». Con queste parole il rettore Elena Beccalli ha aperto la presentazione del volume “Fare storia nel mondo globalizzato. Studi in onore di Agostino Giovagnoli (edizioni il Mulino)”, svoltasi il 21 aprile in Sala Negri da Oleggio, offrendo una chiave di lettura tanto efficace quanto profonda dello stile scientifico e impegno educativo che hanno caratterizzato l’intera opera del docente, a lungo professore di Storia contemporanea in Cattolica.
L’iniziativa, promossa dal Centro di World History, dalla Facoltà di Lettere e filosofia e dal Dipartimento di Storia, Archeologia, Storia dell’Arte, ha rappresentato non solo un momento accademico, ma anche un’occasione di riconoscenza da parte degli allievi - e non solo - nei confronti di un “maestro”. Il volume, che contiene una raccolta di saggi di studiosi formatisi alla sua scuola e colleghi, testimonia infatti un debito intellettuale e umano che, come ha rimarcato il moderatore Paolo Borruso, «resta imprescindibile».
Nel suo intervento, il rettore Beccalli ha espresso «la gratitudine dell’intera famiglia dell’Università Cattolica per la competenza e la passione nella ricerca storica e nell’insegnamento che ha saputo coniugare nel suo ruolo di docente e di intellettuale pubblico». Il volume ha poi aggiunto «non è semplicemente un’opera “in onore”, bensì un testo che arricchisce il dibattito scientifico, secondo le direttrici fissate da una “scuola” riconosciuta e feconda».
Due sono gli ambiti principali che hanno caratterizzato la vasta produzione dello studioso: da un lato, l’analisi delle religioni nelle dinamiche globali, con particolare attenzione al ruolo della Chiesa cattolica in Cina; dall’altro, gli studi sull’Italia repubblicana in relazione alle trasformazioni sociali, ideologiche e internazionali. Un approccio, quello di Giovagnoli, definito genuinamente integrale, lontano da ogni isolamento accademico: non un intellettuale rinchiuso nella «torre d’avorio», ma uno storico capace di mantenere un dialogo costante con il proprio tempo.
La presentazione del volume è stata affidata agli allievi Giorgio Del Zanna, docente di Storia contemporanea, e a Elisa Giunipero, docente di Storia dell’Asia orientale e direttrice dell’Istituto Confucio dell’Università Cattolica. Il professor Del Zanna ha proposto una rilettura del percorso accademico di Giovagnoli alla luce della World History, evidenziando come il crollo delle ideologie dopo il 1989 abbia imposto agli storici una nuova sfida: «Saldare frammentarietà e globalità, tenendo insieme dimensione locale e processi globali». In questa prospettiva, la storia non è solo narrazione del passato, ma comprensione dell’umanità nel suo insieme.
La professoressa Giunipero ha invece approfondito il contributo pionieristico di Giovagnoli allo studio della Chiesa cattolica in Cina, un ambito di ricerca che ha aperto nuove prospettive di dialogo interculturale. Il suo lavoro, ha osservato, dimostra come «gli ostacoli alla comunicazione tra persone possano essere superati, facendo della storia uno strumento di incontro tra mondi diversi».
È seguita una tavola rotonda con Angelo Bianchi, docente di Storia moderna, Beatrice Nicolini, docente di Storia e istituzioni dei Paesi afro-asiatici, Luciano Pazzaglia, già docente di Storia dell’educazione, e Giuseppe Zecchini, già docente di Storia romana. In un clima disteso e familiare, i relatori hanno intrecciato ricordi personali e riflessioni scientifiche, restituendo il ritratto di uno studioso capace di favorire collaborazione, interdisciplinarità e dialogo tra ambiti diversi della ricerca storica. È emersa con forza l’idea che la globalizzazione non comporti l’annullamento delle identità culturali, ma piuttosto la loro valorizzazione, in un equilibrio dinamico tra radici e apertura. Particolarmente significative anche le riflessioni sul ruolo dei cattolici nella storia del Paese, tema caro a Giovagnoli e affrontato sempre con uno sguardo attento alle trasformazioni sociali e culturali.
A concludere l’incontro è stato lo stesso Agostino Giovagnoli - il “festeggiato” come i relatori hanno più volte affettuosamente ripetuto - che ha ringraziato colleghi, allievi e amici presenti per l’affetto e la stima dimostrati, tra cui l’Assistente ecclesiastico generale monsignor Claudio Giuliodori, vicino al mondo della cultura cinese. Con parole sentite, Giovagnoli ha riconosciuto il ruolo decisivo dell’Università Cattolica nel sostenere il suo percorso di docente e studioso, permettendogli di collaborare con colleghi di grande valore.
L’incontro si è così trasformato in qualcosa di più di una semplice presentazione di un volume. È stato piuttosto un momento di comunità accademica, di memoria condivisa e di rilancio della ricerca storica come passione viva. Perché, come è emerso con chiarezza, senza passione la ricerca storica rischia di diventare arida; mentre è proprio dall’incontro tra storia, società e cultura che possono nascere nuove prospettive per comprendere il presente e costruire il futuro.