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La Cattolica, eredità di valori e formazione

11 marzo 2026

La Cattolica, eredità di valori e formazione

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Sono molti i motivi che ancora legano tutti e tre gli alumni della famiglia Aquilano alla loro università. Il primo è sicuramente la riconoscenza, perché in Cattolica hanno ricevuto una formazione integrale e altamente qualificata, che ha costituito una base feconda sulla quale hanno costruito il loro futuro professionale. Vincenzo Aquilano e i suoi figli Carlo e Chiara si sono laureati rispettivamente alla Facoltà di Agraria e di Scienze della formazione dell’Università Cattolica, campus di Piacenza, e ricordano i loro anni universitari come ricchi di opportunità, incontri interessanti, valori importanti e anche tante esperienze vissute dentro e fuori l’Ateneo, come al Collegio San Isidoro. Un racconto a tre voci che rispecchia l’orgoglio di sentirsi parte della grande Community Alumni.


Un’università che è rimasta nel cuore, perché è stata vissuta profondamente da vari punti di vista. E perché i valori sui quali è stata fondata ed è promotrice, oggi come ieri, l’Università Cattolica sono stati appresi, fatti propri, e calati nella vita personale e professionale. È questo in sintesi il pensiero comune di Vincenzo Aquilano e dei suoi figli Carlo e Chiara, tutti alumni dell’Università Cattolica, campus di Piacenza, dove si sono laureati rispettivamente alla Facoltà di Agraria e di Scienze della formazione.  

“Un’esperienza indimenticabile”, “Anni avvincenti e intensi” così definiscono i loro anni di studio in Cattolica, dove papà Vincenzo – che fu studente universitario negli anni caldi del ’68 sottolinea in particolare come «la sede piacentina era rinomata per la qualità dell’insegnamento, e in anni complessi da un punto di vista della formazione, l’alta qualità della didattica e dei docenti era il fiore all’occhiello di una laurea che preparava professionisti di un perimetro lavorativo nel pieno del suo sviluppo, in un contesto che vedeva l’agricoltura al centro di una vera e propria rivoluzione ed evoluzione verso una dimensione di automazione e modernizzazione». Vincenzo, classe 1948, ricorda infatti che «un’ora libera rappresentava l’opportunità di poter fare degli approfondimenti e di poter accedere ad attrezzature avanzate; la Facoltà di Agraria di Piacenza disponeva infatti di strumentazioni all’avanguardia, come il microscopio elettronico a scansione».

Si definisce invece «beneficiaria di una eccellente esperienza pregressa di docenza e didattica» l’alumna Chiara, che si immatricolò al primo anno di attivazione del corso di laurea in Scienze dell’educazione presso il campus di Piacenza e si ritrovò, a metà del proprio corso di studi, ad affrontare la riforma universitaria del 3+2, vale a dire l’avvento della triennale e poi del biennio di magistrale, ritenendo tutto ciò « una utilissima specializzazione su indirizzi fondamentali per la mia esperienza formativa».

Parla invece di un «vero e proprio sistema di studio», di un consolidato «metodo basato su una qualità di insegnamenti altamente professionalizzanti» e di «un rapporto studenti/docenti ottimale in un ambiente che pone lo studio al centro» l’alumnus Carlo se ripensa ai suoi anni universitari, nonché al valore aggiunto di aver studiato in Cattolica dove la multidisciplinarietà - data dalla presenza di Facoltà diverse nel campus - ha sempre offerto «una grande cross contamination sia nel taglio dell’insegnamento, così come nel corpo docente necessariamente traversale » come afferma anche la sorella Chiara non dimenticando, anche lei, l’attenzione, la cura riservata agli studenti.

Ma a rendere importanti i loro studi in Cattolica, per gli alumni della famiglia Aquilano, è la consapevolezza che non sono state solo acquisite nozioni e competenze, ma anche valori e saperi che hanno plasmato il loro percorso di crescita personale e professionale. L’alumnus Carlo ricorda e descrive infatti un «principio ispiratore dell’Ateneo, una proposta etica precisa frutto di un approccio sussurrato e mai ostentato, un connubio perfetto tra scienza e fede all’interno di facoltà scientifiche», mentre Vincenzo fa presente come per lui gli esami di Teologia «al pari degli altri esami del corso di laurea, mi hanno permesso di affrontare tematiche molto attuali a quel tempo, e per chi  - come me – arrivava da un istituto professionale, hanno indubbiamente contribuito a dare un taglio umanistico e una prospettiva etica alla mia professionalità».

La formazione sempre finalizzata a mettere al centro lo studio, inteso come acquisizione di sapere e conoscenza, ma anche come approfondimento, confronto e sviluppo di un pensiero critico per aiutare ogni studente nella costruzione di una propria identità personale e professionale è il fil rouge invece che lega i nitidi ricordi degli alumni Vincenzo, Carlo e Chiara se ripensano ai loro professori universitari. Mario Fregoni, relatore della sua tesi sperimentale in Viticoltura, è il primo professore che Vincenzo cita per l’elevata preparazione e la profonda umanità, grande stima riserva inoltre per Giuseppe Piana, al tempo preside della Facoltà di Agraria e docente di Zootecnica, per il suo rigore scientifico e «l’ampiezza della cultura professionale che gli consentivano di poter avere una trattazione interdisciplinare della materia». Anche Carlo riserva un ricordo particolare alla sua relatrice, la professoressa Franca Carini, con la quale elaborò una tesi sperimentale che aveva come oggetto la chimica radio nucleare: «la sua esperienza e la sua interdisciplinarità sono state preziose per guadagnare un eccellente approccio metodologico alla ricerca», ma tanti sono i docenti, i ricercatori, gli assistenti che dice hanno contribuito  - per professionalità e disponibilità - al compimento del suo percorso formativo.

Il professore di Pedagogia, Mario Ferracuti, è invece il docente che rammenta Chiara, alumna della Facoltà di Scienze della formazione, per la dedizione all’insegnamento, l’attenzione ai suoi studenti, e per la «profonda conoscenza della materia non solo nei termini della disciplina, ma anche delle modalità formative che fanno inevitabilmente parte di un percorso di studi di questo orientamento. È come se ascoltandolo, potessimo avere la doppia chance di imparare dei concetti e – contemporaneamente – acquisire la capacità di esporli per essere pronti a farlo, e a metterli in pratica, quando saremmo stati noi a salire in cattedra, di fronte a degli alunni». Fondamentale per Chiara è stato il fatto che il suo corso di laurea le ha dato la possibilità di ampliare  il proprio orizzonte «con discipline che non conoscevo e che nell’avanzare degli studi ho avuto modo di approfondire  e che tuttora sono parte del mio portafoglio formativo, nel mio quotidiano di insegnante. Una dimensione fondamentale è stata data inoltre dal fatto che il numero ridotto di studenti del corso di laurea – al suo primo anno di attivazione nel campus di Piacenza dell’Ateneo - ha permesso di vivere l’insegnamento non solo in maniera professionalizzante, ma in un contesto “sartorialmente” realizzato e fondato su un rapporto interattivo tra docenti e studenti». Tutto questo bagaglio formativo, culturale e di esperienze porta oggi Chiara, che da anni insegna nei licei, ad ammettere senza ombra di dubbio che «le discipline universitarie, in un momento di grande intensità di studio, possono sembrare essere una serie di esami sul libretto, ma diventano cultura nel momento in cui riescono a darti una traccia sulla quale tornare quando poi, di fatto, ti trovi a insegnare a scuola nella tua quotidianità».

Un articolo di

Graziana Gabbianelli

Graziana Gabbianelli

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Sulla stessa line d’onda si ritrova anche Carlo che - dopo una maturità classica, una laurea in Scienze agrarie, un trascorso nell’Accademia Navale della Marina Militare e oggi un ruolo di chief commercial officer per il più importante pastificio del segmento premium al mondo – sottolinea quanto «il metodo acquisito studiando in Cattolica abbia sedimentato versatilità, flessibilità e duttilità verso l’interdisciplinarietà di ambiti e mansioni» rilevando, inoltre, come  la sua  esperienza universitaria « sia parte viva e attuale per l’uomo e per il professionista che è oggi». Un’altra opportunità unica di apprendimento vissuta dall’alumnus Carlo in Cattolica è stata rappresentata dall’aver frequentato la Smea, l’Alta Scuola di Management ed Economia agro-alimentare. Un primo anno nella sede di Cremona con il Master in Economia del Sistema agroalimentare e un secondo anno presso la University of Guelph, in Canada - conclusi con una tesi di specializzazione sugli indicatori di rischio nel contesto della sostenibilità aziendale - hanno costituito per Carlo «un’esperienza di formazione scientifica di alta qualità. Molti esami da sostenere, poco tempo per studiare, test continui, oltre ad una presenza obbligatoria e numerosi lavori di team, sono stati fattori fondamentali per comprendere come l’organizzazione e la preparazione debbano necessariamente interpolarsi nella vita aziendale». E proprio dalla Smea, dove ha trascorso un periodo come ricercatore, ha preso il volo la carriera professionale di Carlo che ha successivamente lavorato per WPP, multinazionale nel settore dell’advertising, poi in Medusa, azienda di produzione di conserve con ruoli crescenti fino alla direzione generale, per poi giungere nel  2016 in De Cecco dove, attualmente, ricopre la posizione di chief comemercial officer.

Dai ricordi degli alumni della famiglia Aquilano emerge nitidamente che i loro anni universitari non sono stati solo studio ed esami. Dalle loro parole emerge che - dietro ogni prova superata, ogni laurea conseguita - ci  sono persone, storie, valori ed esperienze che hanno preso forma in quegli anni di formazione e crescita in Cattolica. Tra le esperienze più autentiche, costruttive, e anche divertenti si colloca sicuramente l’aver risieduto, essendo originari di Pescara, presso il Collegio Sant'Isidoro della sede piacentina dell’Ateneo.

«Per i primi tre anni, ho avuto modo di accedere al presalario, che imponeva una media studi e un piano di esami in regola rispetto al programma. Questo mi ha consentito di poter accedere, in maniera autonoma, alla retta del collegio che è stato davvero per me un ambiente ideale e perfetto – spiega l’alumnus Vincenzo -. La comunità del Collegio prevedeva anche “un passaggio goliardico” che di fatto si rivelava un momento di grande ironia, ma soprattutto di inclusione, di conoscenza reciproca e di comprensione del valore del percorso dei collegiali con maggiore anzianità. Il tutto arricchito dalla grande presenza spirituale e carismatica di don Carlo Tarli, allora padre spirituale della sede di Piacenza e direttore del Collegio S. Isidoro».

A distanza di anni, anche per sua figlia Chiara, il ricordo di quanto vissuto in collegio è estremamente positivo, e si somma alla bella sensazione di essere stata anche in questo – dopo essere stata tra le prime matricole della sede di Piacenza della Facoltà di Scienze della formazione – una “pioniera”. «La condivisione di una struttura rinnovata, e per la prima volta maschile e femminile, è stato un volano esperienziale eccezionale. Io, insieme ad altre otto ragazze, siamo state le prime a varcare la soglia del Sant'Isidoro, che fino ad allora era stato unicamente maschile. Negli anni il collegio si è aperto a un numero maggiore di ospiti, e così alle amicizie con le compagne di studio si sono aggiunte quelle nate nella condivisione degli spazi comuni e dei fine settimana trascorsi insieme, momenti dedicati allo studio o allo svago». Dei suoi cinque anni da collegiale al Sant'Isidoro, Carlo rammenta invece gli spazi e i servizi che, oggi come allora, sono il fiore all’occhiello di una struttura in grado di offrire agli studenti: prestito libri, servizio pc, aree ricreative e sportive, ma soprattutto ricorda un luogo particolare, definendolo il luogo “ideale di incontro”, vale a dire il “corridoio”: «Un simbolo della possibilità di confrontarsi con tanti altri ragazzi, luogo di scambio di appunti, ambiente di confronto tra coetanei e studenti che hanno già superato l’ostacolo di turno…».

Gli alumni della famiglia Aquilano hanno studiato in Cattolica in anni e tempi differenti. Papà Vincenzo si è laureato a metà degli anni ’70, mentre i suoi figli si sono immatricolati: Carlo a metà degli anni ’90 e Chiara nel 2002; ma tutti quanti hanno raccontato di un’università accogliente, che ha dato loro un bagaglio culturale completo e una preparazione solida che si è rivelata utile e vincente per inserirsi nel mondo del lavoro. Ma soprattutto tutti e tre hanno raccontato di una università che non è rimasta un luogo del passato, perché è stata una comunità in cui hanno vissuto esperienze formative e indimenticabili,  attraverso le quali sono diventate le persone che sono oggi.

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