Sono molti i motivi che ancora legano tutti e tre gli alumni della famiglia Aquilano alla loro università. Il primo è sicuramente la riconoscenza, perché in Cattolica hanno ricevuto una formazione integrale e altamente qualificata, che ha costituito una base feconda sulla quale hanno costruito il loro futuro professionale. Vincenzo Aquilano e i suoi figli Carlo e Chiara si sono laureati rispettivamente alla Facoltà di Agraria e di Scienze della formazione dell’Università Cattolica, campus di Piacenza, e ricordano i loro anni universitari come ricchi di opportunità, incontri interessanti, valori importanti e anche tante esperienze vissute dentro e fuori l’Ateneo, come al Collegio San Isidoro. Un racconto a tre voci che rispecchia l’orgoglio di sentirsi parte della grande Community Alumni.
Un’università che è rimasta nel cuore, perché è stata vissuta profondamente da vari punti di vista. E perché i valori sui quali è stata fondata ed è promotrice, oggi come ieri, l’Università Cattolica sono stati appresi, fatti propri, e calati nella vita personale e professionale. È questo in sintesi il pensiero comune di Vincenzo Aquilano e dei suoi figli Carlo e Chiara, tutti alumni dell’Università Cattolica, campus di Piacenza, dove si sono laureati rispettivamente alla Facoltà di Agraria e di Scienze della formazione.
“Un’esperienza indimenticabile”, “Anni avvincenti e intensi” così definiscono i loro anni di studio in Cattolica, dove papà Vincenzo – che fu studente universitario negli anni caldi del ’68 sottolinea in particolare come «la sede piacentina era rinomata per la qualità dell’insegnamento, e in anni complessi da un punto di vista della formazione, l’alta qualità della didattica e dei docenti era il fiore all’occhiello di una laurea che preparava professionisti di un perimetro lavorativo nel pieno del suo sviluppo, in un contesto che vedeva l’agricoltura al centro di una vera e propria rivoluzione ed evoluzione verso una dimensione di automazione e modernizzazione». Vincenzo, classe 1948, ricorda infatti che «un’ora libera rappresentava l’opportunità di poter fare degli approfondimenti e di poter accedere ad attrezzature avanzate; la Facoltà di Agraria di Piacenza disponeva infatti di strumentazioni all’avanguardia, come il microscopio elettronico a scansione».
Si definisce invece «beneficiaria di una eccellente esperienza pregressa di docenza e didattica» l’alumna Chiara, che si immatricolò al primo anno di attivazione del corso di laurea in Scienze dell’educazione presso il campus di Piacenza e si ritrovò, a metà del proprio corso di studi, ad affrontare la riforma universitaria del 3+2, vale a dire l’avvento della triennale e poi del biennio di magistrale, ritenendo tutto ciò « una utilissima specializzazione su indirizzi fondamentali per la mia esperienza formativa».
Parla invece di un «vero e proprio sistema di studio», di un consolidato «metodo basato su una qualità di insegnamenti altamente professionalizzanti» e di «un rapporto studenti/docenti ottimale in un ambiente che pone lo studio al centro» l’alumnus Carlo se ripensa ai suoi anni universitari, nonché al valore aggiunto di aver studiato in Cattolica dove la multidisciplinarietà - data dalla presenza di Facoltà diverse nel campus - ha sempre offerto «una grande cross contamination sia nel taglio dell’insegnamento, così come nel corpo docente necessariamente traversale » come afferma anche la sorella Chiara non dimenticando, anche lei, l’attenzione, la cura riservata agli studenti.
Ma a rendere importanti i loro studi in Cattolica, per gli alumni della famiglia Aquilano, è la consapevolezza che non sono state solo acquisite nozioni e competenze, ma anche valori e saperi che hanno plasmato il loro percorso di crescita personale e professionale. L’alumnus Carlo ricorda e descrive infatti un «principio ispiratore dell’Ateneo, una proposta etica precisa frutto di un approccio sussurrato e mai ostentato, un connubio perfetto tra scienza e fede all’interno di facoltà scientifiche», mentre Vincenzo fa presente come per lui gli esami di Teologia «al pari degli altri esami del corso di laurea, mi hanno permesso di affrontare tematiche molto attuali a quel tempo, e per chi - come me – arrivava da un istituto professionale, hanno indubbiamente contribuito a dare un taglio umanistico e una prospettiva etica alla mia professionalità».
La formazione sempre finalizzata a mettere al centro lo studio, inteso come acquisizione di sapere e conoscenza, ma anche come approfondimento, confronto e sviluppo di un pensiero critico per aiutare ogni studente nella costruzione di una propria identità personale e professionale è il fil rouge invece che lega i nitidi ricordi degli alumni Vincenzo, Carlo e Chiara se ripensano ai loro professori universitari. Mario Fregoni, relatore della sua tesi sperimentale in Viticoltura, è il primo professore che Vincenzo cita per l’elevata preparazione e la profonda umanità, grande stima riserva inoltre per Giuseppe Piana, al tempo preside della Facoltà di Agraria e docente di Zootecnica, per il suo rigore scientifico e «l’ampiezza della cultura professionale che gli consentivano di poter avere una trattazione interdisciplinare della materia». Anche Carlo riserva un ricordo particolare alla sua relatrice, la professoressa Franca Carini, con la quale elaborò una tesi sperimentale che aveva come oggetto la chimica radio nucleare: «la sua esperienza e la sua interdisciplinarità sono state preziose per guadagnare un eccellente approccio metodologico alla ricerca», ma tanti sono i docenti, i ricercatori, gli assistenti che dice hanno contribuito - per professionalità e disponibilità - al compimento del suo percorso formativo.
Il professore di Pedagogia, Mario Ferracuti, è invece il docente che rammenta Chiara, alumna della Facoltà di Scienze della formazione, per la dedizione all’insegnamento, l’attenzione ai suoi studenti, e per la «profonda conoscenza della materia non solo nei termini della disciplina, ma anche delle modalità formative che fanno inevitabilmente parte di un percorso di studi di questo orientamento. È come se ascoltandolo, potessimo avere la doppia chance di imparare dei concetti e – contemporaneamente – acquisire la capacità di esporli per essere pronti a farlo, e a metterli in pratica, quando saremmo stati noi a salire in cattedra, di fronte a degli alunni». Fondamentale per Chiara è stato il fatto che il suo corso di laurea le ha dato la possibilità di ampliare il proprio orizzonte «con discipline che non conoscevo e che nell’avanzare degli studi ho avuto modo di approfondire e che tuttora sono parte del mio portafoglio formativo, nel mio quotidiano di insegnante. Una dimensione fondamentale è stata data inoltre dal fatto che il numero ridotto di studenti del corso di laurea – al suo primo anno di attivazione nel campus di Piacenza dell’Ateneo - ha permesso di vivere l’insegnamento non solo in maniera professionalizzante, ma in un contesto “sartorialmente” realizzato e fondato su un rapporto interattivo tra docenti e studenti». Tutto questo bagaglio formativo, culturale e di esperienze porta oggi Chiara, che da anni insegna nei licei, ad ammettere senza ombra di dubbio che «le discipline universitarie, in un momento di grande intensità di studio, possono sembrare essere una serie di esami sul libretto, ma diventano cultura nel momento in cui riescono a darti una traccia sulla quale tornare quando poi, di fatto, ti trovi a insegnare a scuola nella tua quotidianità».