“La strada è di tutti, a partire dal più fragile”.
È questo lo slogan che ha accompagnato l'evento “Raccontare le città che cambiano – Trasformare le città per restituire spazi alla comunità”.
Una frase semplice, quasi un manifesto, che racchiude il senso profondo di un incontro nato dalla collaborazione tra l’Ateneo bresciano e l'Amministrazione comunale: rimettere al centro della progettazione urbana chi, troppo spesso, ne resta ai margini. I bambini, innanzitutto. Ma anche gli anziani, i ciclisti, i pedoni.
L'Amministrazione comunale, impegnata nel programma “Brescia, la tua città europea” e nel più ampio progetto di Sviluppo Urbano Sostenibile (SUS), ha testimoniato la volontà di costruire una città dove la qualità dello spazio pubblico non sia un lusso, ma un diritto. «Brescia sta cambiando — hanno sottolineato i rappresentanti dell'Amministrazione —. Ma il cambiamento ha senso solo se parte da chi ha più bisogno di protezione: i nostri bambini, i nostri anziani, chi sceglie di muoversi a piedi o in bicicletta».
Ad aprire i lavori è stato Marco Scarponi, presidente della Fondazione e fratello di Michele Scarponi, con un intervento che ha dato corpo e voce allo slogan della giornata.
Non è solo un principio etico: è una chiave di lettura per ripensare ogni scelta urbanistica, ogni regolamento, ogni centimetro di asfalto. Scarponi ha ricordato come il fratello Michele, campione di ciclismo scomparso nel 2017 proprio a seguito di un incidente sulla strada, incarnasse questa visione: la bicicletta non come sport d'élite, ma come strumento di libertà accessibile a tutti.
«Quando progettiamo una strada pensando a un bambino di otto anni che va a scuola da solo, quella strada sarà sicura per tutti — ha affermato Scarponi —. Non chiediamo corsie preferenziali: chiediamo città dove un genitore non debba avere paura a lasciar uscire suo figlio».
La città a misura di bambino è la città a misura di tutti: un metro di misura della qualità urbana che ha trovato eco in diversi contributi.
Ilaria Beretta, Professore Associato di Sociologia dell'ambiente e del territorio e figura di riferimento dell'Alta Scuola per l'Ambiente, ha dedicato parte del suo intervento “Il valore degli spazi pubblici” proprio a questa dimensione.
Beretta ha ricordato come l'Alta Scuola per l'Ambiente lavori da anni su questi temi, formando professionisti capaci di integrare sostenibilità ambientale e sociale. La collaborazione con il Comune di Brescia rappresenta, in questo senso, un laboratorio prezioso: un luogo dove la ricerca incontra le politiche pubbliche e le trasforma.
Matteo Tarantino, Professore Associato di Sociologia dei processi culturali e comunicativi, ha spostato l'attenzione sul rapporto tra tecnologia e racconto urbano con l'intervento “Dati e AI per le Città: ancora in cerca di una narrazione”. Ha spiegato Tarantino «Un algoritmo ottimizza i flussi di traffico, ma non vede il bambino che deve attraversare la strada per andare a scuola. Se non integriamo nei dati la prospettiva dei fragili, la città intelligente sarà una città ingiusta».
Con Matteo Dondé, urbanista, il dibattito si è spostato sulla progettazione concreta. Nel suo intervento, “Di chi sono le strade? Ripensare e comunicare lo spazio”, ha mostrato esempi di città europee — da Barcellona a Utrecht, da Pontevedra a Ghent — che hanno saputo restituire le strade ai cittadini.«A Pontevedra, in Spagna zero morti sulle strade in quindici anni. Non è utopia: è scelta politica». Un modello replicabile, a cui Brescia guarda con interesse, come confermato dall'Amministrazione.
A chiudere, Stefano Guarnieri dell'Associazione Lorenzo Guarnieri ha affrontato il linguaggio con cui i media raccontano gli incidenti stradali. «Non esistono auto impazzite — ha detto con forza —. Esistono persone che guidano. E quando scriviamo che "un'auto ha travolto un bambino", umanizzando un veicolo, stiamo nascondendo una responsabilità».
L'evento ha confermato il ruolo dell'Alta Scuola per l'Ambiente come punto di riferimento per la formazione di professionisti capaci di affrontare le sfide della sostenibilità urbana.
“Raccontare le città che cambiano” lascia in eredità più di una riflessione: Brescia, attraverso la collaborazione tra Università Cattolica e Amministrazione comunale, sta tracciando un percorso che guarda all'Europa e mette al centro i più fragili.