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Un disegno originale e innovativo

20 aprile 2026

Un disegno originale e innovativo

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Buon pomeriggio a tutti. Prendo volentieri la parola, su invito della Rettrice Prof.ssa Elena Beccalli, per esprimere qualche breve considerazione sul “Piano strategico” della Università Cattolica.

In primo luogo, va espressa la doverosa riconoscenza ai docenti, agli studenti, al personale amministrativo e agli organismi accademici per aver dedicato tempo, energie e passione nel condividere un lungo e articolato processo di elaborazione non tanto di un documento quanto di un Piano di ampio respiro condiviso da tutti, capace di offrire le linee-guida per il futuro delle attività dell’Ateneo.

Anche noi membri del Consiglio di Amministrazione abbiamo avuto modo di seguire le tappe principali di questo grande impegno e di approvarne il testo definitivo.

Ripercorrendo i passaggi più significativi e scorrendo il testo del Piano, architettato sui cinque pilastri, emergono spontanee varie riflessioni, dettate non solo dalla lettura dello strumento in sé, denso di prospettive interessanti, ma soprattutto dal confronto con l’esperienza che personalmente ho potuto vivere per molti anni a contatto con centinaia di Università Cattoliche sparse nei vari continenti, ognuna delle quali ha una sua storia particolare e interessante.

Una considerazione di fondo è quella di constatare che l’iniziativa promossa dalla Rettrice sin dall’inizio del suo mandato, e condivisa convintamente dai suoi collaboratori e dai docenti, risponde ad un disegno originale e innovativo nello scenario delle istituzioni accademiche attuali; in particolare esso ha il grande pregio di marcare l’identità, la progettualità nonché la missione dell’Ateneo dei cattolici in Italia e di collocarlo nell’orizzonte internazionale.

In questo senso, il Piano strategico ha il grande pregio di evidenziare la peculiarità insita nella storia centenaria di questa istituzione e allo stesso tempo fa cogliere lo spessore della proposta formativa che intende offrire alla società di oggi. Vorrei, in questa prospettiva, soffermarmi brevemente su alcuni suoi elementi fondamentali.

Il primo è il contesto culturale e geo-politico che fa da sfondo al Piano strategico. La scelta voluta dalla Rettrice di traghettare l’Ateneo verso il futuro, dando corpo all’idea di migliore università per il mondo, non può non rimandare alle radici stesse, al DNA di questa istituzione, di cui abbiamo celebrato il centenario nel cuore del Covid e che vanno ricordate.

Giuseppe Toniolo, economista e sociologo, morto nel 1918 e beatificato da Benedetto XVI nel 2012, aveva lasciato ai suoi collaboratori più giovani il proprio desiderio: una università cattolica: “Non vedrò la fine della guerra – aveva scritto – ma voi, appena questa sarà terminata, fate l’Università cattolica”. L’idea di un’università cattolica, maturata durante la grande guerra, s’intensificò nonostante la confusione che seguì il conflitto: per aiutare a ricostruire l’Italia occorreva un insegnamento di valore, capace di formare una classe dirigente. E fu così che, appoggiandosi al neonato Istituto Toniolo, P. Agostino Gemelli e i suoi amici fondarono a Milano, con l’approvazione della Santa Sede, l’Università Cattolica del Sacro Cuore.

In attesa di formare una classe dirigente cattolica in Italia, Gemelli scelse i suoi professori in base a un criterio d’eccellenza e insistette sull’importanza della ricerca scientifica, due caratteristiche che gli sembravano far difetto alle università italiane di quel momento e che aveva apprezzato in Belgio, in Francia o in Germania.

Tuttavia il francescano Gemelli non si limita a creare una Università cattolica, ma la vuole immediatamente collocare nell’orizzonte internazionale sulla base della sua esperienza accademica internazionale, con la pratica fruttuosa e non comune a quell’epoca di scambi di professori e ricercatori, essendo stato lui stesso privat-dozent presso molti istituti universitari di medicina in Germania. Egli vedeva, in quel momento, per il suo paese l’alba di una reclusione che rischiava di essere ancora più grave, mentre si affacciavano pericoli nuovi: quello bolscevico dal 1917; quello fascista dal 1922; quello nazionalsocialista dal 1924. Che ne sarebbe stato del libero apprendimento del sapere? Dell’indipendenza della ricerca? Della formazione di una classe dirigente cattolica? Dell’autonomia universitaria, a cominciare dalla giovane Università del Sacro Cuore, che egli aveva appena fondato?

Inoltre, mentre sul piano civile si stava cercando di dare vita alla Società delle Nazioni, una Federazione internazionale delle Università Cattoliche sarebbe stata la risposta adeguata. E a questo Gemelli si dedicò in modo appassionato, scrivendo nel 1922 una lettera ai rettori delle più importanti università cattoliche del mondo, per creare una forma di istituzione che fosse garante di una certa idea di università e dell’eccellenza accademica dei suoi membri, al fine di formare dei professionisti in grado di dirigere il loro paese attraverso nuove vie e di fornire sostegno, cooperazione e scambi interuniversitari, in modo da costituire un corpo di università cattoliche solidale, rappresentativo e forte.

Questo sogno di Gemelli si concretizzò nel 1924. E mi piace sottolineare che mentre si avvia l’attuazione del Piano strategico la Rettrice Elena Beccalli è stata eletta membro della Federazione Internazionale delle Università Cattoliche (la FIUC), voluta da Gemelli, nonché presidente della sua sezione europea, cioè la FUCE, Federazione delle Università Cattoliche Europee. Questo ruolo della nostra Rettrice aiuterà senza dubbio ad incentivare ulteriormente la dimensione internazionale, la ricerca scientifica e la qualità accademica del nostro Ateneo, come è ben sottolineato nei pilastri del Piano strategico.

Il secondo fattore che rende peculiare il Piano strategico è il metodo seguito nella sua elaborazione che ricopre un grande valore umano, culturale e accademico e che è stato ampiamente apprezzato dal Consiglio di amministrazione. La collaborazione attiva delle varie componenti della comunità universitaria, la co-progettazione che ha visto coinvolti tutti i soggetti dell’Ateneo, attraverso i 34 workshop tematici cui hanno partecipato 665 membri della comunità, i 1.711 rispondenti alla survey online e le 54 proposte progettuali presentate attraverso la call for ideas danno conto dello straordinario laboratorio di dialogo e scambio che ha reso tutti protagonisti di una comunità università che si interroga e prende coscienza del suo grande compito da svolgere in una società in profondo cambiamento.

Un altro fattore concerne i contenuti, distribuiti nei cinque pilastri in cui si articola il Piano, dei quali vorrei sottolineare soprattutto il primo, concernente la scuola di integrazione dei saperi, e il secondo sulla valorizzazione della ricerca: scelta questa particolarmente adatta ad affrontare la sfida culturale e scientifico-tecnologica del contesto attuale. Occorre, infatti, applicare sempre di più il principio vitale e intellettuale dell’unità del sapere nella distinzione delle sue molteplici e correlate espressioni.

Si tratta, infatti, di offrire attraverso il sistema di studi una pluralità di saperi, corrispondente alla ricchezza multiforme del reale, che è al tempo stesso armonicamente e dinamicamente raccolta nell’unità della sua sorgente trascendente, a cui si ispira una università cattolica, e della sua intenzionalità storica e metastorica. Questo principio teologico e antropologico, esistenziale ed epistemico, ha uno straordinario valore e può esibire una grande efficacia in rapporto al frammentato e spesso disintegrato panorama odierno degli studi universitari nonché al pluralismo delle convinzioni e delle opzioni culturali.

La scuola di integrazione dei saperi dovrà avere come obiettivo vitale quello di riformare il pensiero coordinando le culture e i saperi separati. La interdisciplinarità è insufficiente per rimediare alla superspecializzazione. Occorre, infatti, attuare una riforma che abbia come paradigma la sostituzione di un pensiero che collega a un pensiero che solo distingue. In questo senso, i primi due pilastri, dell’integrazione dei saperi e della qualità della ricerca, sono una significativa scommessa, il vero valore aggiunto che l’Università Cattolica con coraggio propone nel panorama degli studi accademici oggi.

In sintesi, a me pare che il Piano strategico possa orientare l’Università Cattolica ad avviare una nuova stagione della sua storia. Anzitutto esso permetterà di recuperare e ravvivare le ragioni che hanno spinto i suoi fondatori a creare un Ateneo di qualità e a sviluppare sin dalle sue origini una dimensione fortemente internazionale con scambi di docenti, ricercatori e studenti.

Inoltre non è senza significato che il percorso intrapreso per il Piano strategico sia coinciso con il Giubileo, incentrato sul tema della speranza, che è diventato il filo conduttore di molteplici iniziative realizzate durante l’anno santo 2025 e che si è concluso con la partecipazione dell’Università al Giubileo del mondo dell’educazione. La declinazione del tema della speranza ha offerto una preziosa mappa orientativa per le attività accademiche e sollecita ad ancorare l’imprevedibilità del futuro, che sta provocando sentimenti di sconforto e timore, nella fiducia del pensiero, della ricerca, del dialogo e soprattutto del coinvolgimento e della valorizzazione delle giovani generazioni.

In questa prospettiva è davvero programmatico il Messaggio di papa Leone per la 102ª giornata dell’Università Cattolica, là dove, rivolgendosi ai giovani dell’Associazione Professionale del Toniolo, afferma: “In un tempo pienamente globale, il vostro impegno rinnova lo slancio fondativo [dell’Ateneo]: siete chiamati ad essere presenti là dove si formano le idee e si orientano le decisioni che riguardano il destino dei popoli. Il vostro non è soltanto un percorso di eccellenza: è una missione. Non vi è chiesto di emergere ma di servire (…) di rendere fecondo ciò che avete ricevuto”.

Il Piano strategico aiuta l’Ateneo anche ad attuare il Patto educativo globale, lanciato da papa Francesco e ripreso da Leone XIV; si concretizza così la collaborazione a custodire la nostra casa comune – che è uno degli obiettivi del Patto educativo – e soprattutto a far convergere l’impegno dell’Università nel concretizzare il Piano Africa promosso dalla nostra Rettrice. L’azione propositiva e partecipata, come è avvenuto nella elaborazione del Piano, proietta l’educazione in una progettualità di lunga durata e consente di preparare persone disponibili a costruire un tessuto di relazioni tra le generazioni e con le varie espressioni della società civile, così da promuovere, come ci ricorda il magistero della Chiesa, un nuovo umanesimo e una pace stabile.

L'intervento di

Mons. Angelo Vincenzo Zani

Mons. Angelo Vincenzo Zani

Archivista e Bibliotecario emerito di Santa Romana Chiesa

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