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La salute al centro del Piano Africa

15 ottobre 2026

La salute al centro del Piano Africa

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Una delle eccellenze dell’Università Cattolica sarà messa a disposizione anche dell’Africa. L’Ateneo è oggi tra le prime cento università al mondo nel Nursing, secondo il QS World University Rankings by Subject 2026. Queste competenze contribuiranno alla formazione degli infermieri in Costa d’Avorio.

Succederà ad Abengourou, nell’est del Paese, dove l’Università Cattolica è impegnata nella co-creazione di un percorso di formazione infermieristica nell’ambito del progetto VITA – competenze che salvano. Sostenuta dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS), l’iniziativa vede protagonista l’Institut National de Formation des Agents de Santé (INFAS), l’istituzione pubblica ivoriana per la formazione delle e dei professionisti sanitari, che contempla tra i partner Medici con l’Africa CUAMM: una onlus molto impegnata nel continente soprattutto nei contesti più marginali.

L’Ateneo è stato coinvolto, in primo luogo, nella definizione dei programmi formativi destinati alle e ai futuri professionisti sanitari ivoriani. Il progetto prevede la realizzazione di un nuovo campus dell’INFAS ad Abengourou, capoluogo della regione dell’Indénié-Djuablin, al confine orientale con il Ghana e attività formative ad Abidjan, capitale economica del Paese.

Quando i corsi partiranno, già prima della conclusione dei lavori del nuovo Campus, le e i docenti dell’Università Cattolica terranno lezioni ed esercitazioni sia in presenza, sia a distanza, grazie all’utilizzo di piattaforme digitali. L’obiettivo è contribuire alla formazione di professioniste e professionisti capaci di rispondere meglio ai bisogni sanitari della popolazione, a partire dalla salute materno-infantile.

Quello di Abengourou è solo uno degli interventi più recenti. Complessivamente la Facoltà di Medicina e chirurgia è coinvolta in 21 progetti sanitari: il 15% delle 145 iniziative censite nella seconda fase della mappatura del Piano Africa.

Le attività attraversano tutte le dimensioni della missione universitaria (didattica, ricerca e Terza Missione) e sono realizzate attraverso collaborazioni con università, ospedali e strutture sanitarie locali.

L’approccio degli interventi è sempre valorizzare le competenze presenti sul territorio. Sotto questo aspetto è particolarmente emblematico un altro progetto già avviato che riguarda sempre la Costa d’Avorio, contempla tra i partner ancora il CUAMM ed è finanziato anche questo dall’AICS. Il titolo è “Un Futuro per la Salute: Garantire cure di qualità per mamme e neonati in Costa d’Avorio”. In questo caso lavorano con le autorità locali e i colleghi africani, gli specialisti di Neonatologia, di Ginecologia e Ostetricia e i docenti dell’Alta Scuola di Economia e Management dei Sistemi Sanitari (ALTEMS). L’obiettivo è rafforzare la collaborazione in Costa d’Avorio tra il sistema sanitario pubblico e le strutture private non profit nate sotto l’impulso missionario, per migliorare le cure materno-neonatali. 

Oltre al trasferimento di competenze, le collaborazioni offrono opportunità di formazione e ricerca alla comunità accademica dell’Università Cattolica.

Questo significa sperimentare non solo nuove modalità di formazione ma anche di innovare il modo con cui si fornisce assistenza. Le potenzialità delle tecnologie digitali sono alla base, per esempio, del progetto di telemedicina nato dalla collaborazione con Global Health Telemedicine attivo in 16 paesi del continente.

Gli specialisti dell’Ateneo che hanno aderito al programma forniscono consulti a distanza alle colleghe e ai colleghi africani che ne fanno richiesta. Gli ambiti spaziano dalle malattie infettive alla cardiologia e ad altre discipline specialistiche. Oltre ad affrontare casi clinici complessi, il confronto con le e gli specialisti offre un contributo alla crescita delle competenze del personale sanitario locale, soprattutto nei contesti in cui l’accesso a professionalità altamente specializzate è più difficile.

A volte, però, formare a distanza o fornire un consulto non basta. Occorre entrare in relazione con i contesti e con le comunità locali. È quanto avviene in Camerun con il progetto GRIOT, dove le competenze cliniche, epidemiologiche e di sanità pubblica della Facoltà di Medicina e chirurgia e della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS sono inserite in un modello di intervento comunitario.

Nella zona di Ngaoundal l’Ateneo ha contribuito, insieme alle realtà locali, alla prevenzione e allo screening della tubercolosi. Medici e specializzand e especializzandi affiancano il personale sanitario del territorio e le Suore della Carità di Santa Giovanna Antida Thouret nelle visite alla popolazione e ai villaggi della regione.

Un altro intervento riguarda il St. Gemma Hospital di Dodoma, in Tanzania. Qui la Fondazione Policlinico Gemelli supporta la progettazione e la realizzazione della nuova struttura dedicata alla ginecologia e all’ostetricia, oltre all’organizzazione, alla formazione del personale e all’avvio dei servizi nella nuova area.

Il filo che lega esperienze così diverse resta la formazione. Quella delle operatrici e degli operatori e delle professioniste e dei professionisti sanitari africani, ma anche quella delle studentesse e degli studenti pre-lauream e post-lauream dell’Università Cattolica. Le attività comprendono mobilità e scambi di studentesse s studenti e docenti, percorsi formativi e aggiornamento del personale sanitario, anche attraverso le opportunità offerte dal programma Erasmus+. A queste possibilità di studio e ricerca si aggiungono poi le esperienze di volontariato e di Servizio Civile Universale.

È qui che emerge con maggiore evidenza ciò che ispira il Piano Africa. «Da un lato – osserva il Professor Carlo Torti, docente di Malattie infettive alla Facoltà di Medicina e chirurgia – i nostri progetti di ricerca contribuiscono a migliorare i sistemi sanitari dei Paesi con i quali collaboriamo, dall’altro, collaborando con l’Africa, contribuiamo a una sua maggiore resilienza e, infine, tuteliamo anche noi stessi poiché nel mondo globale dovremmo aver capito che le grandi crisi sanitarie non conoscono confini».

 Lo scambio riguarda anche la formazione dei futuri medici: «Il tirocinio nei Paesi africani mette alla prova le capacità di relazione, aumenta la sensibilità e la capacità di reggere lo stress, cambia la riflessione sul modo di fare medicina. Può essere utile non soltanto a chi in futuro deciderà di lavorare come medico in Africa, ma anche a chi eserciterà in Italia, per esempio nella cura delle persone immigrate».

Un articolo di

Francesco Chiavarini

Francesco Chiavarini

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