«Sono davvero molto felice ed emozionata all'idea di laurearmi, mi rendo conto di aver concluso un percorso molto significativo della mia vita, che mi ha vista cambiare, crescere e maturare sotto tanti punti di vista» così affermava Anna Casella, qualche giorno prima della sua laurea in Scienze linguistiche, conseguita lo scorso 18 settembre, all’Università Cattolica, sede di Milano.
Se ripensa infatti oggi, da neodottoressa, ai suoi tre anni di studi nell’Ateneo di largo Gemelli è “crescita” la prima parola che le viene in mente: «Credo che questi anni mi abbiano permesso di crescere non soltanto dal punto di vista culturale, ma soprattutto personale. L’Università mi ha dato la possibilità di comprendere che cosa mi piace davvero, quali sono gli ambiti verso cui mi sento più orientata e, in generale, di conoscermi meglio. Per questo considero i miei studi in Cattolica come una sorta di trampolino di lancio: mi hanno dato delle basi solide, ma soprattutto mi hanno aiutata a capire meglio chi sono e verso quale direzione voglio andare». Se quindi Anna si diceva molto emozionata «all’idea di arrivare finalmente al traguardo della laurea», al tempo stesso, si descriveva «felice ed entusiasta di poter guardare avanti e iniziare a pensare a ciò che verrà dopo. Laurearsi è un po’ la fine di un capitolo, ma anche l’inizio di qualcosa di nuovo».
Agitazione e preoccupazione sono stati invece gli stati d’animo che hanno accompagnato Anna la notte prima del suo ultimo esame della triennale, anzi dei suoi ultimi due esami, dato che «gli ultimi due esami che mi mancavano - Società dell’Informazione e Teologia 3 - erano stati fissati non solo nello stesso giorno, ma anche alla stessa ora! Da una parte non vedevo l’ora che arrivasse il giorno successivo, proprio per poter finalmente concludere tutto; dall’altra però ero anche un po’ preoccupata: continuavo a pensare che, se qualcosa fosse andato storto, la laurea avrebbe potuto slittare e, di conseguenza, anche l’inizio della magistrale. Speravo quindi che tutto andasse per il verso giusto». È per questo che una volta superati entrambi gli esami, Anna racconta di essersi sentita davvero «sollevata e soddisfatta, perché mi sono resa conto veramente di aver portato a termine il mio percorso universitario».
Studiare e laurearsi in Cattolica per Anna ha significato cogliere sfide e opportunità di crescita, l’università le ha offerto molto di più un’ottima istruzione e formazione: ha creato opportunità di studio, di nuove connessioni e di ampliare i propri orizzonti. Come, ad esempio, il soggiorno in Cina che l’alumna della Facoltà di Scienze linguistiche e letterature straniere ricorda così «durante il secondo anno, nel mese di marzo, ho avuto la possibilità di trascorrere un mese a Pechino, approfittando del periodo di interruzione delle lezioni tra la sessione invernale e l’inizio del secondo semestre. Ho vissuto presso la Beijing Language and Culture University, dove ho frequentato corsi di lingua cinese direttamente all’interno del campus universitario.
È stata un’esperienza particolarmente importante, sia a livello culturale che personale, mi ha permesso non soltanto di migliorare la lingua, ma anche di entrare davvero in contatto con la cultura cinese e viverla nel quotidiano». Ma come «un’opportunità di crescita e di mettersi alla prova con sé stessa» per Anna è stata intesa, talvolta, anche la preparazione per superare un esame, a tale proposito ricorda la prova di Lingua Cinese 3 – Lingua e comunicazione professionale: «Lo considero, probabilmente, l’esame più impegnativo che ho affrontato ma, allo stesso tempo, anche uno di quelli che mi ha dato maggiori soddisfazioni. Studiare cinese mi è sempre piaciuto molto, ma questo esame è stato particolarmente arduo, perché richiedeva una preparazione molto specifica e approfondita. Proprio per questo, però, è stato anche molto gratificante e mi ha dato grande soddisfazione. Mi sono impegnata molto nella preparazione e, anche se non è stato l’esame in cui ho ottenuto il voto più alto, sono rimasta molto soddisfatta del lavoro che avevo fatto e di come ero riuscita ad affrontarlo. Non ho vissuto lo studio e la preparazione soltanto come qualcosa da imparare, da acquisire per superare la prova, ma anche come una sfida personale. Sentivo di dovermi spingere un po’ oltre i miei limiti, di mettere alla prova le competenze che avevo elaborato negli anni nello studio di una lingua complessa come il cinese».