Chi non era presente ai funerali di Sandro Mazzola, celebrati a Sant’Ambrogio lunedì 21 settembre, può solo immaginare ciò che è accaduto dentro e fuori le porte della basilica. Non eravamo allo stadio di San Siro, ma è come se lo fossimo perché le bandiere giganti sventolavano come sugli spalti e le voci, gli applausi, i visi, i commenti avevano una medesima liturgia. Il sentimento che trapelava non era un sentimento di tristezza, ma di gratitudine, di riconoscenza verso un uomo – prima ancora che un campione – a cui la vita ha regalato tanto e che lui poi non ha tenuto avaramente per sé.
Gratitudine e riconoscenza sono state le parole evocate all’interno della chiesa, durante la funzione, in nome certo di quel che Mazzola aveva restituito sia alla gente che lo aveva accompagnato nella sua lunga carriera in maglia nerazzurra, sia a chi ne ha continuato a ricordare le gesta, le corse sul campo, i gol, i duelli con gli avversari, finiti dentro le foto o nei fotogrammi di una stagione della nostra giovinezza da cui proviene, ancora caldo, il senso dell’impresa.