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Lo sport, straordinaria occasione per ritrovare la speranza e il senso della vita

18 marzo 2026

Lo sport, straordinaria occasione per ritrovare la speranza e il senso della vita

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Il legame tra l’Università Cattolica del Sacro Cuore e lo sport è «molto importante» perché rende evidente «il ruolo che lo sport riveste nel delineare la nostra idea di Università come luogo di esperienza del sapere: un ateneo che da sempre si fonda sul rispetto, sull’eccellenza, sull’inclusione, sull’impegno e sul sacrificio». Lo ha sottolineato la professoressa Elena Beccalli, Rettore dell’Università Cattolica, nel suo saluto al convegno “Lo sport per la crescita personale e sociale”, nell’Aula Magna del campus di Milano, organizzato in collaborazione con l’Arcidiocesi di Milano, Fondazione Giulia Cecchettin e Cattolicaper lo Sport.

«Per molti versi, lo sport condivide i medesimi valori dell’educazione: rispetto, impegno, inclusione, valorizzazione dei talenti» ha proseguito la professoressa Beccalli. «Sono i valori che noi educatori siamo chiamati a promuovere e che ogni giorno coltiviamo nella nostra Università, uno spazio per educare all’impegno e per formare persone capaci di vivere le sfide trasformando le fragilità in risorse. Uno spazio per educare alla complessità e al rispetto universale dei diritti. Uno spazio dove si impara il valore del lavoro in squadra. Uno spazio per la crescita personale e sociale di ognuno di noi». 

È un legame, quello tra l’Università Cattolica del Sacro Cuore e lo sport, che affonda le sue radici in un’epoca che sembra ormai lontana. Era la Milano del derby tra il Paròn Rocco e il Mago Herrera, capitale dello sport a livello europeo e mondiale grazie alla vittoria di tre Coppe dei Campioni consecutive - il Milan nel '63, l'Inter nel '64 e nel '65 - e della prima Coppa Intercontinentale conquistata da una squadra italiana, quella del presidente Angelo Moratti. Negli stessi mesi, per volontà dell’allora Arcivescovo di Milano Giovanni Battista Montini, all’Università Cattolica veniva attivato l’Istituto superiore di educazione fisica, il primo Isef della città. Oggi questo rapporto può contare su un’offerta formativa «varia e di qualità», su un tavolo di lavoro interdisciplinare che mette in relazione le professionalità accademiche presenti in ateneo a servizio del mondo sportivo (Cattolicaper lo Sport), su un centro accademico-sportivo, il  “Rino Fenaroli”, e sull’accompagnamento degli studenti-atleti di tutte le sedi dell’ateneo nel loro percorso universitario attraverso il programma Dual Career.

Un articolo di

Francesco Berlucchi

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«Abbiamo bisogno, oggi più che mai, di uno sport sano che possa contribuire a sviluppare una società attenta al bene comune e alla cura dell’ambiente» ha spiegato Annamaria Tarantola, Vicepresidente della Fondazione Giulia Cecchettin, colei che ha fortemente voluto questo convegno all’Università Cattolica. «Serve uno sport in cui i giovani possano ritrovare la speranza e il senso della vita. Per questo bisogna evitare che lo sport diventi solamente una macchina del business, del profitto e della spettacolarità consumistica. Solamente uno sport ben gestito, accessibile a tutti e accogliente può essere uno strumento di educazione e di coesione sociale». 

«Vanno dunque rimosse le barriere fisiche, sociali e culturali che precludono o ostacolano l’accesso allo sport» ha proseguito Tarantola. «Ma lo sport può essere anche uno strumento di emancipazione per le donne e un antidoto contro la violenza sulle donne. Non solo: può contribuire a costruire competenze trasferibili in altri contesti di vita: insegna il lavoro di squadra, la soddisfazione dell’operare bene, l’impegno, il rispetto, la disciplina, la responsabilità, il senso di appartenenza, la lealtà. Valori fondamentali in ogni ambiente di lavoro». E ha concluso: «Non è l’uomo forte al comando, solitario, che produce i migliori risultati, ma chi sa attivare e valorizzare le migliori qualità del gruppo. Chi sa creare relazioni, nella consapevolezza che il successo non nasce dalla propria perfezione ma dalla capacità di lavorare insieme con costanza e con armonia». 

Tra gli interventi che hanno preceduto le tre tavole rotonde, Federica Picchi, Sottosegretario allo Sport e Giovani di Regione Lombardia, ha sottolineato che «sport e università, seppur con ruoli diversi, favoriscono la crescita sociale, trasformando le persone e rafforzando le comunità. Lo sport è un presidio sociale che educa al rispetto dell’altro, anche dell’avversario, contrastando la cultura del nemico. Per consolidare il dialogo tra istituzioni, mondo sportivo e atenei, è nato il primo Tavolo dei CUS lombardi, che ha tra i protagonisti l’Università Cattolica, con cui siamo al lavoro sul potenziamento delle misure del programma Dual Career e della valorizzazione del talento». 

Luciano Buonfiglio, Presidente del Coni, in collegamento, ha sottolineato che «l’incontro assume un rilievo speciale per l’impatto di Milano Cortina 2026, che è stata un’occasione per raccontare al mondo il volto migliore del nostro Paese con la sua capacità di accoglienza e l’amore per lo sport. L’Olimpiade ci lascia una legacy immateriale di straordinario valore. Così l’aspetto agonistico non rimane circoscritto alla prestazione, ma diventa uno strumento, un potente volano di sviluppo collettivo: lo sport, quando è vissuto in modo autentico, non forma solo atlete e atleti, ma cittadini migliori, offrendo armonia alla società».

«Io devo tanto allo sport», ha raccontato Gino Cecchettin, Presidente della Fondazione intitolata alla figlia Giulia. «Lo sport mi ha aiutato quando ho perso Giulia, perché era lei che mi aveva convinto a fare danza sportiva, e continuo a onorare questo suo invito. Vivo lo sport come elemento educatore a tutto tondo. Nella formazione della Fondazione continueremo a portare avanti il nostro messaggio che è di educazione al rispetto. Servono persone con una solidità psicologica, non basta solo il talento, anche ai grandi campioni».

L’Arcivescovo di Milano, Mons. Mario Delpini, ha definito «particolarmente interessante» l’attenzione della Chiesa per la pratica sportiva, «perché evidenzia che l’educazione non si realizza solo attraverso i momenti di preghiera e di studio, ma anche con lo sport. La religione cattolica è la religione del corpo, non un invito alla spiritualizzazione della vita. I cattolici pensano che il corpo, la realtà fisica, non sia una specie di prigione, ma una dimensione provvidenziale dell’essere persona e che accettare bene il proprio corpo sia un modo per non vivere una sorta di prigionia».

Alla prima tavola rotonda, dal titolo “La formazione e la ricerca nel campo dello sport”, moderata dalla giornalista Tonia Cartolano, hanno partecipato Mons. Claudio Giuliodori, Assistente ecclesiastico generale dell’Università Cattolica, Caterina Gozzoli, Coordinatrice scientifica di Cattolicaper lo Sport e del Dottorato interateneo in Scienze dell’esercizio fisico e dello sport, Andrea Lionzo, Direttore del Master in Sports Management: Businesses, Communities, Territories dell’Università Cattolica ed Elena Marta, Presidente della Fondazione Ente per il Diritto allo studio universitario dell’Università Cattolica (EDUCatt).

Nella seconda sessione, “Il valore dello sport nell’esperienza di atleti e dirigenti”, moderata dal giornalista Daniele Manca, sono intervenuti Arianna Fontana, l’atleta italiana più medagliata  nella storia dei Giochi Olimpici, sia invernali sia estivi, Ilaria Galbusera, Diversity, Equity & Inclusion Specialist e capitana della Nazionale italiana di pallavolo sorde, Simone Barlaam, quattro volte medaglia d’oro nel nuoto paralimpico tra Tokyo 2020 e Parigi 2024 e 23 volte campione del mondo, Daniele Cassioli, pluricampione dello sci nautico paralimpico, con 28 titoli mondiali e 27 titoli europei all’attivo, Javier Zanetti, Vicepresidente dell’Inter e Luca Pancalli, già Presidente del CIP, Vicepresidente del CONI e Commissario straordinario della FIGC.

La terza sessione, dal titolo “I giovani e lo sport”, moderata dalla giornalista Mariangela Pira, ha visto protagonisti Giampaolo Ricci, capitano dell’Olimpia Milano, con cui ha vinto tre Campionati, due Supercoppe e due volte la Coppa Italia, l’arbitro di basket Raffaele Ausiello, il cestista Victor Edomwadoba Obayagbonnaa, il velocista Francesco Rossi ed Elena Sali, medaglia d’oro nel doppio femminile del canottaggio alle ultime Universiadi estive

Conoscenza scientifica, progettazione e valutazione dell’efficacia reale degli interventi, sperimentazioni concrete per generare nuova cultura sportiva. Ma anche testimonianze di atlete e atleti, visione e futuro. Per Arianna Fontana, colei che a Milano Cortina ha superato perfino l'epico Edoardo Mangiarotti nel record di medaglie olimpiche, che resisteva dall'oro nella spada a Roma 1960, «lo sport insegna a rispettare gli altri ma soprattutto te stesso. Ad ascoltare il proprio corpo. A rispettare valori, sogni e visioni. A fare un passo nel vuoto quando non c’è nessuno pronto a prenderti». Anche per questo, ha detto, a quasi 36 anni «non sono mai stata così forte, veloce e sana fisicamente e mentalmente come a Milano Cortina». 

Per Javier Zanetti, Vicepresidente dell’Inter e capitano dell’ultima squadra italiana a vincere la Champions League, nel 2010, è importante «sottolineare il percorso per arrivare al risultato, alla fotografia iconica, al momento in cui si alza il trofeo. Durante quel percorso ci sono tante difficoltà da superare, con un gruppo di compagni che lottano per lo stesso obiettivo. Per me il senso di appartenenza vuol dire tanto. Sono arrivato in Italia nel 1995 e fin da subito mi sono innamorato del mio Club, dei suoi valori e del suo DNA. Ho sempre cercato di trasmetterli ai mei compagni. Non c’è cosa più bella di essere disponibile per la tua squadra, dove la tua squadra ha bisogno».

«Lo sport toglie ogni alibi, ti costringe a far vedere chi sei ogni giorno. Questo fa crescere, ed è un sinonimo della vita» ha raccontato il capitano dell’Olimpia Pippo Ricci. «A me lo sport mi ha aiutato tantissimo nello studio, che è sempre stato il mio “piano A”. Mi ha insegnato la pazienza, a reagire a un brutto voto, ad essere concentrato. Se mi sono laureato, è stato grazie al basket. Mi ha insegnato che la felicità è stupenda ma effimera, mentre la sconfitta ti insegna a vincere. Il lavoro paga sempre, make it happen».

E poi lo sport paralimpico, quello di Simone Barlaam, per il quale lo sport «è un grandissimo strumento di autodeterminazione», di Daniele Cassioli, che aggiunge: «Se non c’è fiducia, non vinci. Nel mio caso, è lo sport che mi ha dato fiducia. La potenza dello sport è la possibilità di migliorarsi giorno dopo giorno». E di Luca Pancalli: «Ho avuto la fortuna di vivere tre vite, quella da pentatleta olimpico, quella da atleta paralimpico e quella da dirigente. La ricostruzione non è mai un fatto personale ma avviene all’interno della comunità alla quale facciamo parte. Occorre avere fiducia ma soprattutto trovare uno scopo. Per me lo scopo è stato cercare di dare dignità a un sistema sportivo che non lo aveva, che viveva ai margini. Mi piace ricordare che il primo accordo per porre l'attenzione del servizio pubblico sul movimento paralimpico si deve proprio alla sensibilità di Annamaria Tarantola, allora Presidente della Rai».

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