Durante i tuoi anni di studio nell’Ateneo di Largo Gemelli hai vissuto qualche esperienza che è andata al di là di lezioni, studio ed esami e che ha arricchito il tuo percorso formativo?
«Oltre alle lezioni e agli esami, durante i miei anni in Cattolica, ho cercato di sfruttare alcune opportunità per andare oltre la “routine” accademica. Ho partecipato a LINCS - Laboratorio Interdisciplinare per la Costruzione del Sapere, un seminario residenziale di didattica curato dalla Facoltà di Scienze politiche e sociali che mi ha permesso di confrontarmi su temi di attualità con tanti altri studenti e con alcuni professori in un contesto più informale e ho frequentato la Summer School di ASERI in Managing International Relations, dedicata all’intelligenza artificiale, dove ho seguito workshop approfondendo le mie conoscenze su un argomento che mi interessa molto e che desidero continuare a studiare in futuro».
Qual è stato il valore aggiunto di tutte queste iniziative, offerte in parallelo al corso di laurea, a cui hai preso parte?
«Queste esperienze mi hanno fatto scoprire un lato diverso dell’università: non solo aule, biblioteche, lezioni, studio ed esami, ma anche relazioni, scambi di idee e lavoro di squadra. Ho potuto sperimentare metodi di insegnamento più interattivi, basati su casi concreti, ho potuto confrontarmi in dibattiti e approfondimenti, che pur non essendo sempre collegati al mio percorso di studi, mi hanno arricchito e anche divertito. Senza dimenticare le amicizie nate in questi tre anni in Cattolica, che hanno avuto un ruolo importante. Credo che l’università sia fatta anche di relazioni: condividere i momenti più impegnativi, organizzare sessioni di studio comuni, preparare insieme presentazioni e sostenerci a vicenda, ha reso tutto il “tempo universitario” non solo più leggero, ma anche più stimolante e formativo».
L’importanza di fare volontariato - per tutti i risvolti positivi che può avere nel sociale - è un valore radicato nella comunità dell’Università Cattolica. Le esperienze di volontariato hanno sempre fatto parte della tua vita fin dai tempi delle scuole superiori, per poi continuare all’università sfociando in progetti internazionali all’estero...
«Credo che l’università mi abbia fornito una formazione solida di base, che voglio sperimentare sul campo, un campo “umanitario” che sarà al centro sicuramente anche dei miei futuri studi. Dopo mesi di attività di volontariato con Save the Children in Italia, quest’estate sono stata per tre settimane volontaria presso il campo profughi di Grande-Synthe, nel nord della Francia, un vero inferno nel cuore dell’Europa, dove arrivano rifugiati da ogni parte del mondo per attraversare la Manica in maniera illegale. Il progetto che mi porterà invece in Bulgaria con l’Unione Europea l’ho trovato sul sito European Solidarity Corps, che offre la possibilità di fare attività di volontariato in vari ambiti come salvaguardia dell’ambiente, disabili, bambini».
Che cosa significa, che cosa rappresenta per te Anna fare volontariato?
«Ciò che ho imparato in questi anni è che il volontariato significa dare e ricevere. Dare, perché in qualsiasi contesto ognuno di noi può contribuire con la propria esperienza, con le proprie idee, con i propri mezzi a offrire supporto a chi si trova in difficoltà. Ma occorre farlo sempre senza porsi in un’ottica di superiorità, il volontariato è prima di tutto un confronto, un’occasione per mettersi in relazione e imparare dagli altri. Ma fare volontariato significa anche ricevere: essere pronti a mettersi in discussione, imparare da attività diverse dalle proprie abitudini, accogliere punti di vista e competenze differenti dalle proprie. In questo modo ogni esperienza diventa un’occasione di crescita personale, confronto e arricchimento reciproco, che lascia qualcosa sia a chi aiuta sia a chi riceve supporto».