Della violenza di genere si parla tanto. Da anni. E molte sono le azioni intraprese in ambito formativo, giuridico, sociale, psicologico per arginarla. Eppure, se i reati violenti in Italia sono in calo, la violenza di genere è stabile al 30%. Dov’è l’errore? Viene da chiedersi. Cosa occorre migliorare per contrastare un fenomeno che porta con sé un fiume di dolore e pesanti ripercussioni non solo sulle vittime ma anche sul contesto familiare e sociale in cui esse vivono? Sì, perchè «la violenza di genere non è un fatto personale ma nasce in un contesto relazionale». L’ha specificato Raffaella Iafrate, delegata alle Pari opportunità dell’Università Cattolica aprendo lo scorso 8 ottobre l’evento annuale di premiazione delle tesi di laurea sul tema. “Violenza di genere, dalla ricerca all’azione” è il titolo scelto per l’ultima edizione di questi incontri, occasione preziosa per dare voce ai molti interlocutori che lavorano su più fronti. E l’università è luogo privilegiato di azione attraverso le sue tre missioni: didattica, ricerca e terza missione.
La Facoltà di Psicologia dell’Ateneo ha istituito un corso magistrale in Psicologia della violenza di genere, primo in Italia, che dal 2018 a oggi ha già laureato circa 900 tra studenti e studentesse. La sua impronta multidisciplinare è confermata dalle lezioni non solo a cura di psicologi, ma anche di operatori dei centri antiviolenza, del sociale, dell’area giuridica e sociologica.
Le due tesi premiate nella mattinata toccano temi cruciali oggi: l’impatto della violenza sulla percezione del proprio corpo e la violenza digitale.
Irene Rosa Brambilla, laureata in Psicologia Clinica e della Salute: persona, relazioni famigliari e di comunità, ha intitolato la sua tesi “Storia di un corpo: la percezione corporea a seguito della violenza sessuale. La narrazione delle operatrici nei centri antiviolenza”. Questo lavoro “si distingue per il focus clinico specifico e poco esplorato sugli effetti della violenza sessuale sulla percezione corporea, sulla sessualità e sul rapporto con il corpo con implicazioni per la presa in carico specialistica”, come si legge nelle motivazioni del riconoscimento.
La tesi di Cecilia Bianco - anche lei con la stessa laurea della collega Brambilla - “Violenza di genere: la violenza sessuale e i suoi risvolti digitali” ha ricevuto il premio in quanto “presenta piena pertinenza e forte attualità rispetto al tema della violenza sessuale facilitata dalla tecnologia e propone un inquadramento originale della diffusione non consensuale di immagini intime come forme di violenza sessuale e di genere”.
Meritevoli di menzione sono state anche Sara Fiamberti Colangelo con la tesi “La trasmissione intergenerazionale della violenza intrafamiliare: un’analisi retrospettiva con il protocollo Fdr-FP” e Virginia Mortarotti, con la tesi “Essere madri in contesti violenti: uno studio empirico sulla genitorialità nei casi di Intimate Partner Violence”.