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Il ‘filo rosso’ di Alfa

05 maggio 2026

Il ‘filo rosso’ di Alfa

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L’Aula Magna dell’Università Cattolica è gremita di ragazzi e ragazze. L’incontro, dal titolo “Il filo rosso, tra giovani, educazione e musica” vede protagonista il cantante Alfa, accompagnato nel dialogo da Pierpaolo Triani e Marisa Musaio - entrambi professori di Pedagogia generale e sociale dell’Ateneo - e Vittorio Uva, medico psichiatra e psicoterapeuta.

Dopo i saluti istituzionali del preside della Facoltà di Scienze della formazione, Domenico Simeone, ad aprire le danze sul tema dell’ascolto e della costruzione del futuro, è la professoressa Musaio. «Sentiamo spesso il bisogno di metterci in relazione con i nostri ragazzi, di capirne il linguaggio – spiega – e la musica interviene come espressione del mondo giovanile».

Il professor Triani, invece, ha ricordato l’importanza del Rapporto Giovani: «Un utile strumento che, in collaborazione con l’Istituto Toniolo e tutta l’Università Cattolica, dal 2012 fotografa la situazione di ragazzi e ragazze della Penisola». Spesso si pensa alla Generazione Z in maniera distorta e negativa. Eppure, secondo la ricerca «i dati raccontano che, nonostante la crisi del nostro tempo, i giovani hanno fame di futuro e voglia di mettersi in gioco con la musica, strumento moderno di emozione e vita», precisa il professore.

Poi c’è il tema fondamentale della salute mentale, trattato dal dottor Uva nel suo discorso. Ed è proprio qui che entra in scena Alfa. Proprio come farebbe in uno dei suoi concerti, con il sorriso stampato sul volto, il cantante saluta con grande affetto il suo pubblico, quello delle ragazze e dei ragazzi presenti. «La salute mentale è un ambito a me molto caro e la canzone Il filo rosso lo rappresenta bene - riflette Alfa - l’ho scritta in un momento di profonda tristezza. È un pezzo che grida, che urla al mondo. In fondo, tutti viviamo momenti di fragilità. Oggi più che mai, abbiamo tutte le ragioni per sentirci arrabbiati con l’incertezza del presente», racconta il cantautore.

Un articolo di

Matteo Conti e Matteo Fezzi

Scuola di giornalismo

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«Il mio lavoro di cantante è un continuo confronto con l’emotività – ha aggiunto Alfa - la terapia psicologica è parte del mio percorso e la consiglio a chi cerca empatia. Anche la musica per me è stata fondamentale in questo senso».

Arrivano le prime domande dalla platea di giovani e Alfa, con grande dolcezza e disponibilità, risponde partendo dalla sua esperienza di successo. «Quando raggiungi la fama, è subito una botta di adrenalina. Frequentare la normalità mi aiuta a mantenere i piedi per terra», ha spiegato il cantante.

«La frase Non so chi ha creato il mondo, ma so che era innamorato (titolo del suo ultimo album in studio) l’ho pensata su un treno da Roma a Milano. I panorami sono sempre stupendi su quella tratta. Credo che nella vita ci siano dei momenti di felicità molto profonda. Ti senti completamente connesso con quello che ti circonda ed è in questa situazione che mi è venuta in mente. Il mondo è bello e, forse, sono solo io a dovermene rendere conto», ha ammesso Alfa con evidente ironia.

A chiudere il dialogo è stato Pierluigi Malavasi, direttore del Dipartimento di Pedagogia dell’Ateneo. Prima dei saluti e dei ringraziamenti, però, Alfa risponde ad un’ultima domanda dei ragazzi, nello specifico quale sia la cosa più bella del suo lavoro.

Il cantante ci pensa un attimo e replica sicuro: «L’ultima canzone del concerto, che è sempre una festa. È come se in quel momento tutte le persone ti lasciassero una parte di loro, come se quella canzone non l’avessi scritta io. È una sensazione fortissima».

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