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La mirabolante storia di Vivienne Westwood
In cattedra per gli studenti Master in International Management M-MINT, il viaggio straordinario di questa casa di moda, che ha da sempre creduto nella sostenibilità
| Sabrina Cliti
23 aprile 2026
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Nella Londra degli anna Sessanta, con una gioventù in fermento, si diffonde un capo destinato a rivoluzionare il guardaroba femminile: la minigonna. Nata ancor prima, negli anni Venti, la minigonna, però, era utilizzata in ambito sportivo, come mostrano le immagini della tennista Suzanne Lenglen. Il piacere di muoversi con una gonna più corta viene annunciato nella rivista Les modes: revue mensuelle illustrée des arts décoratifs appliqués à la femme del maggio 1901.
Oggi è immediato conoscere la storia terminologica e della fattura di questo e molti altri capi e accessori grazie portale open access ModArchive - Riviste e cataloghi di moda tra Francia e Italia (1900–1946): percorsi linguistici e culturali fra analisi diacronica e intelligenza artificiale.
Il nuovo sito è stato presentato martedì 21 aprile in Università Cattolica a Milano, promosso dall’Ateneo in collaborazione con il DataLab della Bibliothèque Nationale de France e l’Accademia della Crusca, nell’ambito del progetto PRIN FLATIF (2021-2025) - coordinato dall’Università Cattolica come capofila, con l’Università degli Studi Roma Tre, l’Università degli Studi di Napoli “Parthenope” e l’Università degli Studi di Verona -, di cui ModArchive rappresenta il principale esito.
Si tratta di un portale bilingue italiano e francese, articolato in diverse sezioni: un ampio corpus di riviste e cataloghi di moda (1900-1946), i “Percorsi di parole di moda”, la banca dati terminologica ModTerm e ModScape, per l’esplorazione per immagini del corpus.
Il portale ModArchive, a cui hanno collaborato Marie Carlin e Laurence Jung di DataLab, Bibliothèque Nationale de France, Klara Dankova e Silvia Calvi dell’Università Cattolica, Emiliano Mari di Sydus, permette di accedere a un database documentario di riviste, cataloghi, testi, manuali e immagini di moda digitalizzati, relativi al periodo 1900-1946 attraverso due strumenti complementari: la banca dati terminologica e documentaria ModTerm per l’analisi lessicale in francese e italiano (con contributi equivalenti in inglese e arabo), e l’ambiente di ricerca visiva che utilizza l’AI ModScape per l’esplorazione delle immagini, la ricerca semantica, per tag e per similarità visiva su cataloghi e riviste di moda tra il 1900 e il 1946. Ad esempio è possibile vedere l’evoluzione di un capo a partire dal bozzetto che viene rivisitato e riportato ai colori originali, fino a essere indossato e sfilato.

Un esempio della moda degli anni Venti del secolo scorso sono questi abiti Charlestone prestati dalla Fondazione Cerratelli, ispiratrice del progetto FLATIF, ed esposti in occasione del convegno.
«Il progetto FLATIF risponde alla necessità scientifica di realizzare analisi diacroniche strutturate del lessico e dei discorsi della moda attraverso una metodologia integrata, basata su corpora digitali concepiti come risorse interrogabili – ha spiegato Maria Teresa Zanola, direttrice di OTPL - Osservatorio di terminologie e politiche linguistiche e Principal Investigator del Progetto –. Ciò consente di ricostruire, lungo un asse temporale, i percorsi di parole, oggetti e mestieri della moda, mettendo in luce le dinamiche di tradizione e innovazione, nonché le continuità e le trasformazioni intervenute. L’approccio adottato è interdisciplinare: integra analisi linguistica, studi culturali e digital humanities e si avvale di strumenti avanzati di analisi dei corpora e di tecnologie basate sull’intelligenza artificiale».
Questo approccio rinnova lo studio del lessico della moda, individuandone le evoluzioni nel tempo e analizzando le interazioni tra linguaggio, immagini e contesti socioculturali, e propone un modello metodologico trasferibile ad altri periodi, ambiti e contesti linguistico-culturali.
Paolo D’Achille dell’Università degli Studi di Roma Tre e presidente dell’Accademia della Crusca, intervenuto alla presentazione, ha portato esempi di interazione del lessico nelle diverse lingue per spiegare come lo stesso termine ha cambiato significato nel tempo, come “pantalone” da maschera veneziana a capo maschile e poi femminile, o “tailleur” che oggi non è più solo il completo giacca e gonna ma anche giacca e pantalone, o “smoking” dagli inglesi introdotto come vestaglia da camera e portato poi da francesi e italiani a caratterizzare un abito elegante.
«Il portale ModArchive promuove la disseminazione e la valorizzazione dei risultati attraverso percorsi tematici, contributi scientifici e il coinvolgimento della comunità accademica e professionale, favorendo il dialogo tra ricerca e pratiche contemporanee e contribuendo all’innovazione dello studio nel settore della moda, proponendo così una sua interpretazione come sistema complesso e multimodale, articolato in testi, immagini e contesti socioculturali, analizzato attraverso strumenti digitali che integrano dimensioni linguistiche, storiche, materiali e simboliche» – ha raccontato Zanola.
Come ha evidenziato il console generale francese François Bonet, si tratta di «un progetto che prevede «una collaborazione internazionale e consentirà di incrementare il partenariato culturale tra i nostri paesi».
Il primo passo è fatto, 20 riviste, circa 700 numeri, quai 7 milioni di word token per raccontare la donna dopo la guerra e la donna di alto rango consapevole di una verità senza tempo: l’abito deve variare in funzione della personalità e del contesto sociale in cui è indossato.
Un articolo di