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I Percorsi di Enrichment Familiare in Ateneo

11 marzo 2026

I Percorsi di Enrichment Familiare in Ateneo

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I legami familiari, a partire da quelli di coppia, sono sempre più fragili e soffrono di una scarsa progettualità. Il compito educativo, per i genitori che spesso lo affrontano in solitudine, con ritmi quotidiani incalzanti, facendo i conti con la pervasività dei social network e della potenza del mondo virtuale, e la debolezza delle agenzie educative, sembra essere una corsa a ostacoli. 

Da circa vent’anni il Centro di Ateneo Studi e ricerche sulla Famiglia propone, tra le molte, una iniziativa di supporto che continua a essere considerata una risorsa preziosa, i Percorsi di Enrichment Familiare (PEF®, oggi marchio registrato). Un manuale a cura delle psicologhe dell’Università Cattolica Raffaella Iafrate, Rosa Rosnati, Anna Bertoni e Sonia Ranieri (Vita e Pensiero, Milano 2025), presentato mercoledì 11 marzo nel campus di Milano dell’Ateneo, ne spiega le potenzialità e l’utilità come strumento basato su studi scientifici internazionali e su un’esperienza ventennale. I percorsi di Enrichment Familiare. Promuovere legami generativi è un volume dedicato alla famiglia in chiave preventiva, clinica e formativa e approfondisce l’esperienza che si rivolge a gruppi di coppie o genitori, accompagnati da conduttori accreditati che intende operare sulle competenze relazionali come la comunicazione, le strategie di gestione del conflitto, la resilenza nelle situazioni complesse. 

Alla professoressa Anna Bertoni, docente di Psicologia delle relazioni interpersonali e sociali e coautrice del volume, abbiamo chiesto di raccontare i PEF più nel dettaglio e di spiegarne il valore.

Cosa sono i PEF e quando sono nati?

«I Percorsi di Enrichment Familiare (PEF®) sono un intervento, nato ormai una ventina d’anni fa grazie al lavoro di un’équipe del Centro di Ateneo Studi e Ricerche sulla Famiglia, rivolto a coppie e/o genitori che vogliono dedicare del tempo alla loro relazione di coppia o a quella con i lori figli, perché queste relazioni possano migliorare e per poter mostrare qui “la migliore versione di sé”. Si tratta di interventi rivolti a chi appartiene a una relazione che “funziona”, ma noi sappiamo che anche le relazioni che “funzionano” sono comunque faticose e complesse e sappiamo anche che quando sono poco curate, o trascurate, rischiano di rompersi o di far soffrire le persone coinvolte. Crediamo che ogni relazione familiare meriti uno spazio professionale in cui accompagnare a prendersi cura di sé e dei propri legami perché questi possano mantenersi nel tempo in modo soddisfacente e generativo. I PEF, infatti, intendono prevenire esiti e derive distruttive e dolorose dei legami su cui lavorano (come nel caso della separazione di coppia)».
 
In che cosa consiste questo strumento che è stato pensato per essere applicato a diversi contesti?

«I PEF sono fondati su un metodo preciso, di cui si parla nel secondo manuale I percorsi di Enrichment Familiare. Promuovere legami generativi a distanza di vent’anni dal primo (Iafrate e Rosnati, Riconoscersi genitori, 2007). È un metodo che richiede ai professionisti una formazione specifica (partirà proprio a maggio di quest’anno la decima edizione del Corso formatori). Il Metodo PEF prevede un lavoro di gruppo condotto da due formatori accreditati presso l’Università Cattolica e, a partire dal lavoro di gruppo, consente un lavoro sulle proprie relazioni  familiari, sia per affinare le competenze necessarie a promuoverle (competenze comunicative, di gestione del conflitto, di fronteggiamento dello stress…) sia per essere più consapevoli di “chi si è” quando si appartiene a una relazione (differenze tra ruolo di partner e ruolo di genitore, relazione con le famiglie di origine e con il contesto sociale). Questo Metodo è stato declinato anche nel mondo professionale, ad esempio nei contesti sanitari e organizzativi».
 
Quali risultati avete riscontrato negli anni?

«I PEF sono proposti in tutta Italia dai professionisti che si sono formati presso il nostro Ateneo e il lavoro di formazione è accompagnato da quello di ricerca scientifica che misura il cambiamento prodotto dall’intervento. I primi risultati sono molto incoraggianti perché hanno evidenziato che non solo migliorano le competenze, ma le persone che partecipano ai PEF hanno una comprensione più chiara della realtà familiare e sociale che abitano, migliorano la visione di sé (si sentono partner migliori o genitori migliori), intravvedono nuove risorse dentro e fuori la famiglia e riescono ad avere anche una visione migliore dell’altro partner come genitore. Quest’ultimo è un risultato che riteniamo molto importante perché questa visione è legata al riconoscimento e allo spazio che si dà all’altro come genitore nella relazione con i figli - cosa non scontata - e questo è fondamentale per il loro benessere».
 
Da circa un anno i PEF sono stati proposti anche ai dipendenti e ai docenti dell’Università Cattolica. Come è stata accolta questa proposta e qual è stato l’esito?

«La prima edizione sperimentale del 2024, nata all’interno del piano del Piano strategico di Ateneo, è stata accolta con grande successo.Hanno partecipato alla formazione sia docenti sia personale tecnico amministrativo, in qualità di genitori di figli piccoli o adolescenti nella sede di Milano. Qui è stata proposta anche una formazione breve per i docenti e il personale tecnico amministrativo in qualità di caregiver, che è stata sold out. 
I PEF sono stati riproposti nel 2025  anche nelle sedi di Piacenza, Brescia e Roma

In tutte le sedi è stato poi organizzato un incontro di restituzione con i partecipanti e i formatori per condividere gli esiti del Percorso e presentare i risultati di ricerca per ogni gruppo, con dove i partecipanti hanno illustrato come quel gruppo fosse cambiato grazie alla formazione».

I PEF continueranno a essere promossi all’esterno e all’interno dell’Ateneo? E ci sono in previsione evoluzioni di questo modello?

«Sta partendo proprio ora la seconda edizione rivolta ai dipendenti e ai docenti delle sedi di Milano, Brescia e Piacenza sia come genitori sia come caregiver. Dopo la fase di sperimentazione, possiamo parlare oggi di un intervento strutturale per l’Ateneo.
Siamo davvero molto contente per il riconoscimento che è stato dato dall’Ateneo a questa forma di formazione altamente innovativa, e questo rimarca la qualità e l’efficacia dell’intervento stesso, nonché il bisogno di ogni singolo professionista di essere considerato non solo in qualità di lavoratore o lavoratrice ma anche come persona appartenente a relazioni familiari cariche di sfide e bisogni».
 

Un articolo di

Emanuela Gazzotti

Emanuela Gazzotti

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