Risuonano forte e chiaro e inchiodano le coscienze: “Devono smetterla di fabbricare e usare le armi!”. “La guerra è terrificante, le persone muoiono ogni giorno. Io però sogno soprattutto di vivere come gli altri bambini del mondo”. “Abbiamo già versato troppe lacrime. Davvero desidero che ci sia pace”. Sono le voci di Razan (10 anni), Miriam (10 anni), Aung (15 anni), e con loro una moltitudine di minori che portano negli occhi, nelle orecchie, nella mente i segni profondi dei bombardamenti, delle esplosioni, delle percosse, della fame, della sete, della distruzione. Parole di dolore e al tempo stesso di speranza. Perché i piccoli sono così, capaci di rialzarsi e di inseguire i loro sogni anche dopo essere stati feriti e calpestati nell’anima e nel corpo.
Lettere dei bambini ai fabbricanti di armi. Da Gaza all’Ucraina: storie, voci e immagini dalle bambine e bambini colpiti dalle guerre è il primo libro che raccoglie le lettere e i disegni di bambine e bambini, ragazze e ragazzi che vivono in Paesi dilaniati dalla guerra e lanciano un appello per la pace.
L’idea del volume è nata da Arnoldo Mosca Mondadori, presidente della Fondazione Casa dello Spirito e delle Arti, che l’ha scritto insieme alla giornalista e saggista Anna Pozzi e a Cristina Castelli, già professoressa di Psicologia dello sviluppo in Università Cattolica, responsabile dell’Unità di ricerca sulla Resilienza dell’Ateneo e vicepresidente dell’Associazione Francesco Realmonte. Il libro è stato presentato sabato 14 febbraio in largo Gemelli davanti a una folta platea di ragazzi durante un incontro a cui sono intervenuti la rettrice dell’Università Cattolica Elena Beccalli, S.E. cardinale José Tolentino de Mendonça, Prefetto del Dicastero per la Cultura e l’Educazione, don Paolo Alliata, vicario della Parrocchia dell’Incoronata e scrittore, il giornalista Giangiacomo Schiavi, e bambine e bambini di scuole lombarde che hanno letto alcune delle lettere.
Tutto è cominciato a partire dalla domanda inequivocabile di un bambino, come ha raccontato Mosca Mondadori, che scopre di cosa si occupa il padre, fabbricante di mine antiuomo: “Papà ma allora tu sei un assassino?”. Vito Alfieri Fontana chiude l’azienda e comincia a bonificare i campi che aveva contribuito a minare. Così comincia la pace, con una domanda semplice e diretta, e una risposta che passa all’azione. A questo mira il libro che è già stato spedito ad alcuni responsabili di aziende che fabbricano armi e ai loro consigli di amministrazione. Un invio che continuerà, per raggiungerli tutti nella speranza di provocare una reazione.
Per le bambine e i bambini della Striscia di Gaza, del Myanmar, della Repubblica Democratica del Congo, dell’Ucraina e del Sud Sudan la scuola è un sogno e le bombe la quotidianità. Questi sono i Paesi da cui provengono le lettere pubblicate nel libro, ma sono più di cinquanta quelli che vivono conflitti nel mondo e i bambini interessati direttamente da situazioni di guerra sono più di 500 milioni.
L’incontro è stato aperto dalla rettrice che ha parlato di Lettere dei bambini ai fabbricanti di armi come «un libro toccante sin dal titolo, perché non vorremmo mai associare le parole bambini e armi, eppure siamo costretti a farlo. Non possiamo più ignorare la terza guerra mondiale a pezzi. Presentare questo libro qui, nell’Università Cattolica del Sacro Cuore, assume un particolare valore alla luce del nostro impegno nel Piano Africa che ha il suo pilastro proprio nell’educazione. L’educazione è infatti una delle leve più efficace per cambiare i paradigmi e per avviare processi di dialogo, riconciliazione e pace».