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Data collection, policy, prevenzione e supporto alle famiglie

29 aprile 2026

Data collection, policy, prevenzione e supporto alle famiglie

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«Con ogni evidenza alle nuove fragilità dei nuclei familiari oggi va ricondotta la grande parte delle problematiche che affliggono i bambini e gli adolescenti. La grande prevalenza di trascuratezza e violenza assistita tra le forme di maltrattamento indica la necessità di sostenere le famiglie nel loro compito educativo primario, che non può essere surrogato né delegato ad altre agenzie». L’ha dichiarato l’Autorità garante dell’infanzia e dell’adolescenza italiana Marina Terragni partecipando martedì 28 aprile al convegno “Dai dati all’azione”, promosso da Centro di ricerca sulle Dinamiche evolutive ed educative CRIdee dell’Ateneo e Autorità Garante per l’Infanzia e l’adolescenza – AGIA, in collaborazione con Coordinamento Italiano dei Servizi contro il Maltrattamento e l’Abuso all’Infanzia – CISMAI, Terre des hommes e International Society for the Prevention of Child Abuse and Neglect – ISPCAN

La mattinata di confronto europeo nel campus di Milano dell’Ateneo ha posto l’accento sull’importanza del data collection, ovvero la sistematizzazione dei dati raccolti sul fenomeno articolato del maltrattamento all’infanzia, e sul coraggio, come Paese, «di assumere una leadership internazionale, forti di una tradizione giuridica, di competenze scientifiche di alto livello, di piani dispositivi nazionali e di policy mature, proponendosi come pathfinder country nella Global Alliance ONU» – come ha concluso Luca Milani, psicologo dello sviluppo coordinatore dell’evento. 

Le tre rappresentanti dell’Autorità garante dell’infanzia e dell’adolescenza Marina Terragni, Edita Žiobienė della Lituania e Jenni Saukkola della Finlandia intervenute al convegno hanno individuato come tema prioritario la protezione dei minori dalla pedopornografia, sempre più diffusa a causa dell’uso improprio delle piattaforme digitali.

Altrettanto ricorrente nel dibattito, moderato da Rocco Briganti di ISPCAN, è stato il problema della violenza sulle bambine e sui bambini in ambito familiare, una questione che mette in luce la necessità di intervenire con normative e servizi sociali a supporto di nuclei familiari fragili. Confermata anche la necessità della prevenzione applicabile nelle reti sociali, in ambito familiare, scolastico, sportivo (ad oggi ancora poco indagato). 

Trascuratezza (Neglet), violenza assistita, violenza psicologica, maltrattamento fisico, e abuso sessuale sono gli atti subiti dai minori, in alcuni casi in aumento e in molti altri perpetrati in forma multipla, come si evince dalla Terza Indagine Nazionale sul maltrattamento di bambini e adolescenti in Italia, condotta da Terre des Hommes e Cismai per l’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza.

Anche in Finlandia e in Lituania le problematiche riscontrate sono simili e i sistemi giuridici si fanno carico di rinnovare codici e normative sulla base dei dati aggiornati forniti dagli enti di ricerca, a conferma del fatto che un sistema di data collection ben strutturato e aggiornato è la base imprescindibile per poter prendere scelte a tutela dei minori. A questo pilastro se ne aggiunge un altro, auspicato da più voci, tra le quali quella della presidente di Cismai Marianna Giordano: «La via di riparazione nasce dal camminare con bambine e bambini e con le loro famiglie per ricostruire il legame, vedendo la richiesta di aiuto come un’opportunità e non come una minaccia».

 

Le ricerche presentate

Terza Indagine Nazionale sul maltrattamento di bambini e adolescenti in Italia 

Condotta da Terre des Hommes e Cismai per l’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, la ricerca evidenzia dati allarmanti: su un totale di 374.000 minori in carico ai servizi sociali al 31 dicembre 2023, in Italia quasi 114.000 sono vittime di maltrattamento. Dal 2018 al 2023 l’aumento è stato del 58% e l’87% delle violenze è stato registrato in famiglia. 
Secondo l’indagine, presentata da Federica Giannotta, responsabile Advocacy di Terre des Hommes, e da Gloria Soavi, psicologa di CISMAI, e che prende in considerazione 326 comuni italiani e copre un bacino di oltre due milioni e settecentomila minorenni, la forma di maltrattamento più frequente è il Neglect (trascuratezza) subito dal 37% dei minori, seguita dalla violenza assistita al 34%. Violenza psicologica e maltrattamento fisico, invece, incidono rispettivamente per il 12% e l’11%. Meno diffuse risultano la patologia delle cure (4%) e l’abuso sessuale (2%). Il maltrattamento colpisce indistintamente maschi e femmine ma l’indagine riporta, per la prima volta, anche un quadro puntuale delle forme che l’abuso assume. Nell’87% dei casi il maltrattante appartiene alla cerchia famigliare ristretta.

Fattori di rischio e di protezione nella valutazione delle competenze genitoriali 

Lo studio presentato dallo psicologo Luca Milani ha evidenziato dati sugli interventi di protezione messi in atto dai Servizi, determinati da configurazioni complesse di rischio e risorse. In particolare, la presenza di fattori di rischio come la devianza sociale, la psicopatologia genitoriale, l’uso di sostanze, o le scarse competenze educative sono correlati con interventi di allontanamento e messa in protezione. Dall’altra parte, la presenza di fattori protettivi come l’autonomia personale, un buon livello di capacità empatiche e una relazione efficace di collaborazione con i Servizi risulta correlata con esiti più favorevoli.

Progetto di accoglienza dei minori con bisogni specifici in carico presso le strutture residenziali sul territorio di competenza della Procura della Repubblica per i minorenni di Milano

Lo studio, coordinato dalla psicologa dell’Università Cattolica Sarah Miragoli, ha analizzato i bisogni specifici dei minori in carico presso le strutture residenziali sul territorio di competenza della Procura della Repubblica per i minorenni di Milano, legati a problematiche familiari come conflittualità tra genitori, difficoltà educative, tossicodipendenza, devianza, maltrattamento. Si tratta di 2.641 minori (di cui il 40,1% di cittadinanza italiana e il 47% straniera, equamente divisi tra maschi e femmine con un’età media di 11 anni), in carico al 31 dicembre 2024. 

Quando le radici pesano: esperienze infantili avverse e percorsi di prevenzione nel periodo perinatale

La psicologa dell’Università Cattolica Chiara Ionio ha spiegato lo studio sulle esperienze infantili avverse che influenzano la salute materna nel periodo successivo alla nascita del bambino (sintomi post-traumatici legati al parto, depressione post-partum) e sui percorsi di prevenzione nel periodo perinatale. Lo screening delle esperienze avverse, interventi specifici e il potenziamento della relazione madre-bambino già in gravidanza, sono una leva fondamentale per interrompere la trasmissione intergenerazionale del trauma.

Co-genitorialità, genitorialità e benessere dei figli

Il tema della co-genitorialità, della genitorialità e del benessere dei figli è stato affrontato dalla psicologa Elena Camisasca di E-Campus a fronte di uno studio su 225 famiglie con bambini in età scolare tra i 7 e gli 11 anni. I risultati dello studio indicano che, quando entrambi i genitori non sono né autoritari né permissivi, ma autorevoli, si osserva un buon adattamento psicologico dei figli.  Questo accade perché i genitori riescono a fare squadra, sostenendosi a vicenda e riducendo così lo stress genitoriale. 
Nella seconda parte del convegno, a fronte delle problematiche emerse dalle ricerche presentate, i garanti europei di Italia, Lituania e Finlandia si sono confrontati sulle politiche nazionali e sul rafforzamento dei sistemi di protezione con riferimento al Programma Rise UP di ISPCAN in Italia. 

Un articolo di

Emanuela Gazzotti

Emanuela Gazzotti

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