Web reportage | Milano-Cortina 2026

A ciascuno la sua medaglia, è il bello delle Olimpiadi

05 febbraio 2026

A ciascuno la sua medaglia, è il bello delle Olimpiadi

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Poche persone si sono appese al collo una medaglia olimpica, ma chiunque ami lo sport ne ha almeno una nel cuore. Se parliamo di Olimpiadi invernali, è difficile avere la meglio sull’oro più pop, quello dell’esordio olimpico di Alberto Tomba a Calgary nel 1988, quando Tomba conquistò prima la medaglia d’oro nel gigante, e poi costrinse la Rai a interrompere il Festival di Sanremo per trasmettere in diretta la seconda manche dello slalom speciale. C'è chi ricorderà l’agognato doppio oro del cannibale “Ingo” Stenmark, nelle stesse specialità, a Lake Placid 1980. O ancora l’oro di Stefania Belmondo nella 15 km a tecnica libera a Salt Lake City, nel 2002. Una medaglia vinta a 33 anni, dieci stagioni dopo il primo oro conquistato ad Albertville. E come dimenticare le imprese dell'eterna Arianna Fontana, l'atleta italiana più medagliata di sempre ai Giochi Olimpici invernali, impreziosite dalla doppia affermazione nei 500 metri, prima a Pyeonchang, nel 2018, e quattro anni dopo a Pechino.

È la magia dell’Olimpiade, il simbolo più autentico e più puro dello sport come veicolo di pace e di fratellanza che dal 6 al 22 febbraio illumineranno Milano e Cortina. È la culla dello spirito olimpico che arde nella fiamma portata dai tedofori, gli ambasciatori dei valori olimpici che reiterano nei secoli quel rito millenario che celebra l’unione tra sport, cultura e territorio.

Intervento del Presidente della Repubblica per la Cerimonia di apertura della 145° sessione del CIO

«I Giochi sono strumento per invocare pace e comprensione reciproca» ha ricordato il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, nel suo intervento alla Teatro alla Scala di Milano in occasione della cerimonia di apertura della 145ª sessione del Comitato Olimpico Internazionale (CIO).

Un articolo di

Francesco Berlucchi e Luca Aprea

Francesco Berlucchi e Luca Aprea

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La Fiaccola Olimpica a Milano nel Cortile d'Onore dell'Università Cattolica. Al centro Diana Bianchedi, Chief strategy planning and legacy officer della Fondazione Milano Cortina 2026

Durante i 12mila km percorsi dalla Fiamma Olimpica di Milano Cortina 2026, numerosi docenti e studenti dell’Ateneo hanno partecipato come tedofori. A Milano, nella tappa finale di questo viaggio, venerdì 6 febbraio (viale Regina Margherita 10, ore 14.50), Elena Beccalli, Rettrice dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, avrà l’onore di portare la Fiamma Olimpica in rappresentanza di tutta la comunità dell’Ateneo dei cattolici italiani. La professoressa Beccalli la consegnerà nelle mani di un gruppo di studentesse e di studenti dell’Università Cattolica che faranno proseguire il viaggio della Fiamma Olimpica verso lo Stadio San Siro, dove il Braciere Olimpico dei XXV Giochi Invernali verrà acceso durante la cerimonia di apertura.

Milano-Cortina 2026 passa l’esame

All’Università Cattolica del Sacro Cuore il viaggio a cinque cerchi è iniziato da tempo, con la presentazione della candidatura olimpica nel campus di Milano, ancor prima che le Olimpiadi invernali venissero assegnate a Milano Cortina. Tra gli ospiti, anche Charlene Guignard e Marco Fabbri, tre volte campioni europei di pattinaggio artistico su ghiaccio, alla loro quarta Olimpiade invernale.

 

Camilla Nero, ricercatrice della Facoltà di Medicina tedofora nella tappa di Roma

L’itinerario della Fiamma Olimpica è iniziato il 26 novembre 2025 a Olimpia, con l’accensione del tradizionale fuoco che è arrivato in Italia, a Roma, il 4 dicembre. Nella prima tappa, tra le vie della Capitale, tra i tedofori Camilla Nero, ricercatrice della Facoltà di Medicina e chirurgia e ginecologa oncologa presso la Fondazione Policlinico Gemelli.

Roma, un giorno da tedofora per Camilla Nero

«Difficile descrivere le emozioni che ho provato, è stato motivo di orgoglio e di responsabilità - ha raccontato Camilla Nero, che è partita da piazza della Minerva con il numero 60, ricevendo la Fiamma dall'ex cestista Nba Andrea Bargnani - ci tenevo a rappresentare al meglio la Cattolica e il Gemelli, l’entusiasmo diffuso che si respirava tra le vie di Roma è stato incredibile. Lo spirito dello sport è lo spirito della ricerca. Disciplina, costanza, tutti hanno pari opportunità ma non sono equivalenti. Lo sport porta con sé valori straordinari facilmente traslabili nel mondo del lavoro: consapevolezza, spirito di altruismo, generosità, solidarietà. Mi ha aiutato a capire che rispetto al raggiungimento di un obiettivo è fondamentale che siano tutti ingaggiati».

La prof.ssa Lucrezia Lamastra della Facoltà di Scienze agrarie, tedofora nella tappa di Piacenza

«Mentre indossavo la divisa da tedofora, riflettevo sui molti punti di contatto tra lo sport e l’università. Lo sport è una palestra di vita per le nostre studentesse e i nostri studenti, ha un evidente ruolo educativo, mira all’eccellenza, ma allo stesso tempo non può prescindere da valori quali la fratellanza, l’essere comunità e la sostenibilità ambientale».

La Fiamma Olimpica a Piacenza, quanta Cattolica tra i tedofori

Con queste parole la professoressa Lucrezia Lamastra, docente della Facoltà di Scienze agrarie, alimentari e ambientali, ha raccontato la sua esperienza in occasione del passaggio della Fiamma a Piacenza. Una tappa in cui il campus della Cattolica è stato protagonista: tra i tedofori, oltre alla nostra docente, anche il nuotatore Giacomo Carini (che ha partecipato ai Giochi estivi di Tokyo ‘20 e di Parigi ‘24), alumnus del nostro Ateneo e 19 studentesse e studenti della Facoltà di Economia e Giurisprudenza.

Dorothea Wierer, campionessa di biathlon

I Giochi sono l’espressione più alta dello sport. A ribadirlo sono gli stessi atleti pronti a dare tutto per conquistare l’oro olimpico. Parola di Dorothea Wierer, campionessa italiana di biathlon: «Quando un’atleta parla di Olimpiadi, parla del traguardo più prestigioso – ha spiegato sulle pagine della Rivista Vita e Pensiero - quello che viene poche volte nella vita, quello che è circondato da un alone di luce tutta particolare. Certo, ci sono tanti traguardi. Ci sono i Mondiali, c’è la Coppa del Mondo...ma i Giochi hanno una storia tutta loro, sono un evento facilmente riconoscibile non solo da noi atleti ma anche da chi non pratica sport. Insomma, le Olimpiadi sono, anche per chi è al di fuori del nostro ambiente, un evento unico. Pazzesco, per la quantità di organizzazione e investimenti che c’è dietro, ma anche perché muove tante passioni in un sacco di gente».

Wierer: «Le Olimpiadi? Un evento pazzesco»

«Soprattutto – ha aggiunto - C’è molta passione tra noi atleti: non capita così spesso di poter partecipare a un’Olimpiade nel proprio Paese. E per me questa ha un sapore particolare, più forte, perché si svolgerà ad Anterselva, dove sono nata e cresciuta. Non avrei mai pensato di poter vivere i Giochi nel mio luogo del cuore».

Rebecca Ghilardi e Filippo Ambrosini, in gara nel pattinaggio artistico

A confermarlo sono Rebecca Ghilardi e Filippo Ambrosini, che gareggeranno nel pattinaggio artistico e che lo scorso dicembre sono stati ospiti del master Comunicare lo sport: «Sono dieci anni che ci teniamo mano per mano sul ghiaccio – spiega Ghilardi - Ognuno va all’Olimpiade per raccontare una storia. Noi speriamo di farlo con una medaglia, Milano-Cortina è il nostro obiettivo finale».

Dentro le Olimpiadi con Filippo Ambrosini e Rebecca Ghilardi

«Guardo queste Olimpiadi con gli occhi di quando ero bambino, pattinavo nei corsi di avviamento e non staccavo lo sguardo dal televisore durante Torino 2006 - aggiunge Ambrosini - vedevo Barbara Fusar Poli, Maurizio Margaglio, Carolina Kostner. Oggi ci dà tanto orgoglio essere tra gli atleti che rappresenteranno l’Italia. Non vediamo l’ora».

Milena Della Vedova e Alice Benassi, alumnae del Master "Comunicare lo sport" impegnate con la Fondazione Milano Cortina

Ma i Giochi non sono solo per gli atleti, tutti possono viverli con ruoli diversi e contribuire così a diffondere lo spirito olimpico. Parola di Alice Benassi e Milena Della Vedova, alumnæ del Master Comunicare lo sport che, in questi giorni, sono impegnate professionalmente per la Fondazione Milano-Cortina 2026.

Alice e Milena, dal Master a Fondazione Milano Cortina 2026

Alice è Digital Communications supervisor: «Cosa significhi fare parte del progetto olimpico è difficile da spiegare, è un’esperienza che va oltre il lavoro, perché ti accompagna a lungo e inevitabilmente finisce per cambiarti. Mi ha permesso di entrare in contatto con realtà che non conoscevo, di mettermi alla prova, di cadere e rialzarmi. In questo percorso ho scoperto parti di me che non pensavo di avere, imparando a misurarmi con la complessità e con la responsabilità. Sono cresciuta lavorando fianco a fianco con persone di grande competenza ed enorme passione. Professionisti che oggi sono diventati colleghi e, nel tempo, anche amici».

Milena, invece, è Event Specialist: «Dai Giochi mi aspetto entusiasmo, grande impegno e poche ore di sonno, ma sarà incredibile vedere che ciò su cui lavoriamo da così tanto tempo prende forma. Finalmente, dopo lo stop del Covid, sono entrata nel mondo degli eventi. Lavorare per i Giochi Olimpici e Paralimpici è un vero concentrato di emozioni, è una macchina enorme, composta da persone con background e professionalità molto diverse, ma tutte unite da un unico obiettivo. Un contesto eterogeneo e stimolante, da cui imparare ogni giorno».

E proprio le Paralimpiadi invernali, che si svolgeranno a Milano e Cortina dal 6 al 15 marzo 2026, sono uno dei momenti più importanti dello sport, nell’accezione più alta del termine, come veicolo per affermare i principi dell’inclusione.

«Penso che le Paralimpiadi siano l'evento che ancor più delle Olimpiadi ha un impatto culturale – spiega la professoressa Paola Abbiezzi, direttrice didattica del Master Comunicare lo sport - perché a partire dai giochi estivi di Londra 2012 abbiamo assistito a una vera e propria trasformazione, sia da un punto di vista comunicativo che da un punto di vista pragmatico con i mezzi di comunicazione che hanno saputo tradurre il valore di questo evento, rispetto alle discipline, ma anche verso il linguaggio che deve essere inclusivo. Nelle successive edizioni, abbiamo visto come, soprattutto con l'avvento dei social, dal punto di vista comunicativo anche agli atleti paralimpici hanno avuto la possibilità di raccontarsi come desiderano farlo».

Pur nella sua complessità è stato trovato un equilibrio il pietismo e il super-omismo - spiega Abbiezzi - in quanto la dimensione della storia dell'atleta non può essere cancellata, perché è fondamentale, ma non dobbiamo dimenticare che sono sportivi che sono arrivati nel punto più alto della loro carriera, il momento per cui si preparano per quattro anni per raggiungere i propri obiettivi. Oggi, per l’appunto, sono gli stessi atleti che raccontandosi in prima persona, sono in grado di mettere insieme questi due aspetti».

Ma, naturalmente, come tutti i grandi eventi, le Olimpiadi hanno sempre avuto anche una grandissima risonanza mediatica come ha ricordato ai nostri microfoni il professor Giorgio Simonelli, docente di Storia della radio e della televisione: «Il rapporto tra i Giochi invernali e la tv è molto complesso e ha come origine proprio l'Olimpiade di Cortina del 1956, la prima ad avere una copertura televisiva. Un’operazione molto difficile specie se si pensa che la Rai era appena nata. Un impegno davvero gravoso che venne superato brillantemente».

«La vera trasformazione – aggiunge Simonelli - tuttavia, avviene negli anni Novanta tra le edizioni di Albertville ‘92 e di Lillehammer ‘94 perché entra in gioco la neotelevisione. Mentre prima assistevamo ad una tv che, con i suoi mezzi, in modo referenziale, raccontava la gara con i limiti imposti dalla tecnologia da quel periodo in poi la tv si avvicina molto di più all’avvenimento con immagini molto emotive, primi piani che raccontano la sofferenza, la difficoltà, la gioia della vittoria. Anche gli sport invernali, da sempre ostici dal punto di vista televisivo, finalmente ottengono una resa spettacolare anche nella loro riproduzione televisiva. Tant'è vero che nelle successive Olimpiadi, quelle di Vancouver 2010 e quelle di Sochi 2014, che sono ormai nel nuovo secolo, i diritti dei Giochi invernali diventano oggetto di aste, di ricerche e...di conflitto».

Leo Goretti (Istituto Affari Internazionali)

E proprio in un momento in cui il mondo è sempre più segnato da tensioni (tangibili anche ai Giochi, russi e bielorussi potranno gareggiare con i propri nomi individuali e come atleti neutrali, senza bandiere e inno nazionale) lo sport assume un’importanza particolare: strumento di propaganda del potere o grande elemento di distensione? Di questo dualismo si è parlato lunedì 4 febbraio in Cattolica per il secondo appuntamento della School of Global Politics di Aseri.

Lo sport internazionale in un mondo multipolare

«Lo sport – ha ricordato nel corso dell’incontro Leo Goretti dell’Istituto Affari Internazionali - è un'istituzione secondaria del sistema internazionale perché ha un insieme di principi, di norme e di pratiche che regolano l'interazione tra una serie determinata di attori, in questo caso gli Stati. Per poter funzionare, esistere, presuppone l'esistenza di una società di stati che funzioni. In altre parole, se non vi fossero una serie di istituzioni primarie come il multilateralismo, la sovranità, il diritto internazionale, un sistema fondato sulle regole, lo sport internazionale non potrebbe esistere. La dimostrazione di questo l'abbiamo nel fatto che in momenti di grande crisi del sistema, come le due guerre mondiali, Olimpiadi e campionati del mondo di calcio sono stati sospesi».

E allora non resta che condividere l’appello di papa Leone XIV che domenica 1° febbraio in occasione dell’Angelus ha auspicato che con l’inizio di Milano-Cortina 2026 il mondo possa vivere un momento di distensione nel segno dei valori dello sport e della “tregua olimpica”: «Queste grandi manifestazioni sportive – ha detto il Santo Padre - costituiscono un forte messaggio di fratellanza e ravvivano la speranza in un mondo in pace. È questo il senso della tregua olimpica, antichissima usanza che accompagna lo svolgimento dei Giochi. Auspico che quanti hanno a cuore la pace tra i popoli e sono posti in autorità sappiano compiere in questa occasione gesti concreti di distensione e di dialogo».

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