Poche persone si sono appese al collo una medaglia olimpica, ma chiunque ami lo sport ne ha almeno una nel cuore. Se parliamo di Olimpiadi invernali, è difficile avere la meglio sull’oro più pop, quello dell’esordio olimpico di Alberto Tomba a Calgary nel 1988, quando Tomba conquistò prima la medaglia d’oro nel gigante, e poi costrinse la Rai a interrompere il Festival di Sanremo per trasmettere in diretta la seconda manche dello slalom speciale. C'è chi ricorderà l’agognato doppio oro del cannibale “Ingo” Stenmark, nelle stesse specialità, a Lake Placid 1980. O ancora l’oro di Stefania Belmondo nella 15 km a tecnica libera a Salt Lake City, nel 2002. Una medaglia vinta a 33 anni, dieci stagioni dopo il primo oro conquistato ad Albertville. E come dimenticare le imprese dell'eterna Arianna Fontana, l'atleta italiana più medagliata di sempre ai Giochi Olimpici invernali, impreziosite dalla doppia affermazione nei 500 metri, prima a Pyeonchang, nel 2018, e quattro anni dopo a Pechino.
È la magia dell’Olimpiade, il simbolo più autentico e più puro dello sport come veicolo di pace e di fratellanza che dal 6 al 22 febbraio illumineranno Milano e Cortina. È la culla dello spirito olimpico che arde nella fiamma portata dai tedofori, gli ambasciatori dei valori olimpici che reiterano nei secoli quel rito millenario che celebra l’unione tra sport, cultura e territorio.
Intervento del Presidente della Repubblica per la Cerimonia di apertura della 145° sessione del CIO
«I Giochi sono strumento per invocare pace e comprensione reciproca» ha ricordato il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, nel suo intervento alla Teatro alla Scala di Milano in occasione della cerimonia di apertura della 145ª sessione del Comitato Olimpico Internazionale (CIO).
«Penso che le Paralimpiadi siano l'evento che ancor più delle Olimpiadi ha un impatto culturale – spiega la professoressa
«La vera trasformazione – aggiunge Simonelli - tuttavia, avviene negli anni Novanta tra le edizioni di Albertville ‘92 e di Lillehammer ‘94 perché entra in gioco la neotelevisione. Mentre prima assistevamo ad una tv che, con i suoi mezzi, in modo referenziale, raccontava la gara con i limiti imposti dalla tecnologia da quel periodo in poi la tv si avvicina molto di più all’avvenimento con immagini molto emotive, primi piani che raccontano la sofferenza, la difficoltà, la gioia della vittoria. Anche gli sport invernali, da sempre ostici dal punto di vista televisivo, finalmente ottengono una resa spettacolare anche nella loro riproduzione televisiva. Tant'è vero che nelle successive Olimpiadi, quelle di Vancouver 2010 e quelle di Sochi 2014, che sono ormai nel nuovo secolo, i diritti dei Giochi invernali diventano oggetto di aste, di ricerche e...di conflitto».