Sulle sfide future del sistema bancario si è concentrato John Wilson, Direttore del Centre for Responsible Banking & Finance dell’Università di St Andrews. «Le trasformazioni dell’intelligenza artificiale, il ruolo delle grandi piattaforme tecnologiche e l’incertezza geopolitica stanno ridisegnando il nostro orizzonte. Se guardiamo alle nuove tecnologie e alle nuove generazioni, la digitalizzazione può diventare una forza, non una debolezza. Anche la crisi demografica, pur essendo una sfida, rappresenta un’opportunità: i giovani sono più digitalizzati, più coinvolti, più pronti a costruire nuovi modelli di relazione». Wilson ha poi insistito sul fatto che la regolamentazione, insieme alla conformità normativa, non è un ostacolo ma un’opportunità per rafforzare il sistema bancario. In questo contesto, la finanza etica, il credito sostenibile e l’investimento sociale diventano elementi essenziali». Il credito cooperativo, ha aggiunto, può distinguersi «attraverso solidarietà, responsabilità e una visione di lungo periodo che mette al centro le comunità e le persone».
Una visione che rimanda direttamente al nuovo paradigma economico evocato dal Rettore Elena Beccalli. Dal suo punto di vista, tre sono i nodi critici del modello dominante: gli errori comuni della concezione neoclassica di carattere utilitaristico, il disincanto della globalizzazione e il silenzioso passaggio dal paradigma della competizione a quello del conflitto e l’importanza del binomio competitività e solidarietà. Secondo il Rettore, «per funzionare adeguatamente, economia e finanza necessitano di un’etica incentrata sulla persona e sulla sua natura relazionale», ricordando che «disuguaglianze e povertà non possono essere considerate un’esternalità negativa di un modello che funziona». Non si tratta solo di categorie economiche, ma di diritti umani e sociali fondamentali. Amartya Sen, già trent’anni fa, invitava a considerare accanto al reddito anche la lunghezza della vita, la salute, la libertà, la casa e l’istruzione. Bisogna pertanto passare, dall’economia della predazione all’economia della cura. Competitività e solidarietà, infatti, non sono opposte, ma possono essere in osmosi. Un tema cruciale per l’Unione europea, oggi chiamata a riconquistare una posizione competitiva a livello globale. «Il recupero di competitività - ha chiarito la professoressa Beccalli - è un pilastro per politiche europee solide. Per ridare slancio all’Europa, essa va posta in equilibrio con la solidarietà». Una prospettiva che trova un punto di riferimento nella celebre affermazione di Alcide De Gasperi: «Né capitalismo né comunismo, ma solidarismo». In altri termini, un modello in cui giustizia sociale e bene comune si fondano sull’idea di solidarietà. Perché, ha concluso il Rettore Beccalli citando la laureata dell’Ateneo Tina Anselmi, «la politica è organizzare la speranza».