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L’etica dell’intelligenza artificiale

30 ottobre 2023

L’etica dell’intelligenza artificiale

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A conclusione del progetto di ricerca «Impatti scientifici ed etici delle applicazioni basate sull’Intelligenza Artificiale», che ha coinvolto quattro facoltà dell’Università Cattolica (Economia, Economia e Giurisprudenza, Scienze bancarie, finanziarie e assicurative e Scienze matematiche, fisiche e naturali), martedì 31 ottobre dalle 10 alle 17.30 il campus Unicatt di Mompiano ospiterà un workshop sull’intelligenza artificiale generativa con focus sugli aspetti etici e giuridici che dovranno regolarne l’applicazione. Ne anticipiamo i temi con un intervento di Enrico Barbierato, ricercatore in Sistemi di elaborazione delle informazioni presso il Dipartimento di Matematica e Fisica.


Nell’Etica Nicomachea, Aristotele suggerisce che la virtù debba essere mediata tra le passioni opposte, in sé pericolose perché influenzano negativamente il nostro modo di agire. Ed è proprio il come agire a rappresentare il cuore di un altro grande classico dell’etica, La critica della ragion pratica. Kant sostiene la guida delle nostre azioni deve identificarsi nel nostro senso del dovere e non nella prospettiva di un guadagno o nel timore di una punizione (per esempio, è bene prepararsi coscienziosamente in vista di un’interrogazione a scuola, non per la paura di fare una figuraccia o nella speranza di ingraziarsi l’insegnante, ma per approfondire una forma di conoscenza che farà di noi cittadini responsabili).

È tema di riflessione se i principi aristotelici o kantiani preparino gli individui alle sfide del XXI secolo. Oltre a problemi gravi causati dall’inquinamento, guerre ed epidemie, per i quali si richiamano i valori della responsabilità, della compassione e dell’informazione, si rende necessario definire un’etica dell’Intelligenza Artificiale. Quest’ultima incarna il sogno di Prometeo (almeno nelle intenzioni), ma a seconda delle realizzazioni, potrebbe tramutarsi nel temuto golem, l’uomo creato da un altro uomo, popolare nella cultura ebraica, o addirittura nella creatura del dottor Frankenstein, frutto di un angoscioso esperimento che anziché creare la vita, riporta alla vita le membra di cadaveri per animare una nuova creatura, un gestalt senza passato e non privo di domande esistenzialiste, prive di risposte.

Un primo spunto di riflessione lo fornisce la fantascienza del secolo scorso, nella forma delle tre leggi della robotica, ideate dallo scrittore americano (nato in realtà in Russia) Isaac Asimov, moderno Cartesio, che applica la ragione per garantire che gli automi costruiti dall’uomo si comportino rispettando i valori etici fondamentali (nel caso di Asimov, il tutto si riduce a impedire che un robot causi volontariamente danno ad un essere umano e che alcun danno sia causato dalla mancata prevenzione; nell’obbedienza; e infine, nel diritto di autoconservazione, a patto che esso non contraddica quanto detto all’inizio).

Si può obiettare che queste leggi siano facilmente aggirabili, sia involontariamente che volontariamente. Nel primo caso, un robot potrebbe mentire per renderci felici o per lo meno alleviare i nostri problemi (Asimov ne parla in uno dei suoi numerosi racconti), nel secondo sarebbe sufficiente programmare in modo diverso le leggi in modo da costruire robot privi di scrupoli. In questo senso, molti filosofi di orientamento analitico (tipicamente anglosassone, contrapposto a quello continentale, di orientamento idealista) dibattono sull’essenza dei fondamenti etici che sistemi basati sull’AI dovrebbero necessariamente incorporare: trasparenza (deve essere possibile comprendere il ragionamento simbolico o numerico che ha portato a raggiungere una certa conclusione), equità (non sono ammesse discriminazioni sociali di nessun tipo, come per esempio considerare un individuo più incline al crimine di altri solamente perché appartiene a un determinato gruppo etnico), rispetto della privacy  e l’obbligo di non causare alcun danno. Obiettivi molto ambiziosi, la cui realizzazione richiede una vasta conoscenza scientifica e naturalmente informatica.

Una delle discipline nate recentemente, la Scienza dei Dati (Data Science), mira fra le altre cose a misurare quantitativamente la presenza di bias nei dati e a studiare meccanismi di spiegazione per sistemi basati sull’AI. Ciò porrebbe le basi per una scienza più etica e vicina ai fondamenti morali cari ai filosofi di ogni epoca, e una sfida altrettanto stimolante per i ricercatori e gli studenti delle lauree magistrali di carattere internazionale, “Applied Data Science for Banking and Finance” e “Data Analytics for Business” offerte dalle sedi di Brescia e Milano dell'Università Cattolica.

 

 

 


Foto di julien Tromeur su Unsplash

Un articolo di

Enrico Barbierato

Enrico Barbierato

Ricercatore in Sistemi di elaborazione delle informazioni - Dip. di Matematica e Fisica, Università Cattolica

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