NEWS | Milano

La Chiesa ai tempi dell’A.I.

08 maggio 2024

La Chiesa ai tempi dell’A.I.

Condividi su:

A differenza di quanto è accaduto in passato, nei confronti di altre grandi trasformazioni tecnologiche, questa volta, sull’intelligenza artificiale, il giudizio della Chiesa è «richiesto e atteso» ed è questa, «una novità nella novità». La sottolineatura è di don Luca Peyron, docente di teologia alla Università Cattolica del Sacro Cuore, saggista, e fondatore del Servizio per l'Apostolato Digitale dell'Arcidiocesi di Torino. L’occasione, in cui il sacerdote l’ha fatta, è stato il convegno svoltosi in Ateneo, dal titolo “Comunicazione artificiale o informazione intelligente?”, sabato 4 maggio, che ha aperto un corso di formazione per operatori della comunicazione nelle parrocchie, promosso dalla Diocesi di Milano, con il contributo dell'Università.

Segnali di un’attenzione nuova per ciò che la Chiesa pensa su quella che è largamente riconosciuta come la “Next big thing” della tecnologia, in effetti, ce ne sono stati diversi.

A partire dalla scelta da parte di IBM e Microsoft di aderire alla Rome calls for Ai Ethics, proposta dalla Pontificia Accademia per la Vita, già nel 2020, alla più recente nomina nella commissione di esperti sull’Intelligenza artificiale dell’Onu di padre Paolo Benanti, francescano e docente di Bioetica alla Pontificia Università Gregoriana e consigliere del Papa, le grandi aziende tecnologiche e le istituzioni internazionali sembrano manifestare un interesse inedito. Rimanendo poi in Italia sono prova di questo atteggiamento, come ha rimarcato lo stesso don Peyron l’invito rivolto di recente a papa Francesco (e da lui accolto) da parte della premier Giorgia Meloni, presidente di turno del G7, di partecipare al vertice internazionale che si svolgerà a giugno in Puglia, nella sessione dedicata all’intelligenza artificiale, e ancora prima la nomina da parte del Governo italiano sempre di padre Paolo Benanti, alla presidenza della Commissione IA per l’informazione.

Premure, aperture, inviti al dialogo segnalano una volta di più quanto alte siano le aspettative e insieme le preoccupazioni nei confronti di questa innovazione tecnologica da parte di chi la sta progettando e di chi è chiamato a gestirne le conseguenze.

D’altra parte, come ha fatto presente monsignor Lucio Adrián Ruiz, segretario generale del Dicastero per la Comunicazione della Santa Sede, nel corso della prolusione che ha aperto il dibattito: «Non si tratta solo di dispositivi ma dell’affermazione di una cultura». L’intelligenza artificiale ha un enorme potenziale, può diventare un “ausilio del pensiero”, «un partner dell’uomo nella costruzione della società», ha affermato mons. Ruiz. Poiché «può incidere in maniera imprevedibile sulle relazioni, costringe a chiedersi che cosa sia l’uomo e quale sia il suo destino».

Essendo tale la posta in gioco, la Chiesa è incline all’apertura ma anche al vaglio critico. Il segretario generale del Dicastero vaticano ha citato, in particolare, due espressioni che compaiono nel messaggio del Santo Padre, per la 58° giornata mondiale delle comunicazioni sociali, dedicata all’ intelligenza artificiale. La prima espressione è “conviene sgombrare il terreno dalle letture catastrofiche e dai loro effetti paralizzanti”. La seconda, “spetta all’uomo decidere se diventare cibo per gli algoritmi oppure nutrire di libertà il proprio cuore”.

La posizione della Chiesa si muove, dunque, tra questi due poli, ed è un invito a non farsi imbrigliare dalla paura, e, dall’altro, a valutarne con la “sapienza del cuore” tutti i rischi.

Proprio riprendendo il primo suggerimento del Papa per togliere di mezzo interpretazioni apocalittiche, che possono impedirci di cogliere le opportunità di questa nuova tecnologia, può essere utile il suggerimento della professoressa Antonella Marchetti, ordinaria di Psicologia dello Sviluppo e dell'Educazione, direttrice del Dipartimento di Psicologia e coordinatrice dell’Unità di ricerca sulla Teoria della mente, che studia l’interazione tra l’uomo e i robot.

«Quando parliamo d’intelligenza applicandola alle macchine operiamo un prestito concettuale, chiamiamo intelligenza qualcosa che ha a che fare con la logica degli algoritmi che non hanno nulla a che vedere con intelligenza umana», ha chiarito la docente intervenendo alla tavola rotonda. Sarebbe bene quindi, prima di ogni altra cosa, sgomberare il campo dalle parole equivoche o quantomeno ragionare su di esse, per non prendere degli abbagli.

Sono, infatti, proprio gli abbagli, il rischio più insidioso.

Potremmo, ad esempio, ad un certo punto voler affidare alle macchine decisioni complesse, pensando in questo modo di evitare l’ansia che ogni situazione di incertezza produce, ma sarebbe un’illusione perché «la capacità predittiva degli algoritmi non ha nulla a che vedere con la nostra capacità di prevedere e di dare un senso alle cose», ha avvertito la professoressa.

Scambiare ciò che è prodotto da una macchina per qualcosa che è frutto dell’attività umana e addirittura preferire la prima alla seconda vale anche nella informazione, «dove si possono sempre più facilmente produrre notizie che in realtà non lo sono affatto», ha messo in guardia Pietro Saccò, giornalista di Avvenire.

Di fronte all’ambivalenza della intelligenza artificiale, capace di potenziare le capacità umane allargando i confini delle nostre conoscenze ma anche di rafforzare i nostri stereotipi e bias cognitivi alimentando violenza e discriminazione, non si può che fare affidamento al pensiero critico.  

«Occorre smontare il principio per il quale se una cosa può essere fatta, si deve anche fare, e bisognerà sempre di più chiedersi, perché la facciamo», ha chiosato Antonella Marchetti.

Naturalmente si può credere che non saremo all’altezza di questo compito, oppure pensare, come ha invitato a fare don Luca Peyron chiudendo il dibattito, che «utilizzeremo le macchine per progredire nella consapevolezza di esser destinati ad un compimento». Nell’uno o nell’altro caso, la scelta sarà sempre nostra.

Un articolo di

Francesco Chiavarini

Francesco Chiavarini

Condividi su:

Newsletter

Scegli che cosa ti interessa
e resta aggiornato

Iscriviti