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«La Rerum Novarum» nel carteggio tra Toniolo e Medolago Albani

10 giugno 2026

«La Rerum Novarum» nel carteggio tra Toniolo e Medolago Albani

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Quasi cinquecento lettere scambiate nell’arco di oltre trent’anni, una fonte preziosa per comprendere la nascita e lo sviluppo della Dottrina sociale della Chiesa e del movimento cattolico italiano. È il ricco materiale storico raccolto nel volume Carteggio. 25 febbraio 1885 – 7 settembre 1917 (Vita e Pensiero, 2025), che riunisce la corrispondenza tra Giuseppe Toniolo e Stanislao Medolago Albani, due figure centrali del cattolicesimo sociale tra Otto e Novecento. Un’opera maestosa che, curata da Aldo Carera, Andrea Maria Locatelli e Sara Margoni, è anche la testimonianza di un sodalizio ricco, sul piano umano e intellettuale, ma anche appassionato e generoso nel reciproco impegno di pensiero e di azione a sostegno dell’attiva presenza dei cattolici italiani negli anni della Rerum novarum

Il libro è stato presentato mercoledì 3 giugno su iniziativa dell’Archivio per la storia del movimento sociale cattolico in Italia “Mario Romani” dell’Università Cattolica. Tra i presenti il preside della Facoltà di Economia Antonella Occhino, la storica Maria Bocci, direttrice del Dipartimento di Storia dell'economia, della società e di scienze del territorio “Mario Romani”, e vari studiosi della materia, i cui interventi sono stati preceduti dalla lettura dei saluti del rettore Elena Beccalli e di monsignor Claudio Giuliodori, assistente ecclesiastico generale. 

Un incontro che, inevitabilmente, ha preso le mosse dalla grande enciclica sociale di Leone XIII, la Rerum Novarum del 1891, richiamando anche alcuni temi della recente Magnifica humanitas di Leone XIV. Riferimenti necessari visto che nel carteggio emergono con forza le questioni legate agli effetti della prima rivoluzione industriale, alla dignità del lavoro e alla centralità della persona. Temi che attraversano l’intera riflessione di Toniolo, messi in luce da Andrea Maria Locatelli, direttore dell’Archivio “Mario Romani”, che ha sottolineato come la pubblicazione dell’epistolario riporti al centro dell’attenzione il ruolo del laicato cattolico nella società liberale. L’opera si inserisce infatti nel filone di studi che l’Archivio coltiva da decenni, dedicato alla Dottrina sociale della Chiesa e al rapporto tra riflessione etica, trasformazioni economiche e società moderna.

Sull’attualità della Rerum Novarum si è concentrata la riflessione di Simona Beretta, direttrice del Centro di Ateneo per la Dottrina sociale della Chiesa. A suo giudizio l’enciclica «ha ancora molto da dire perché nacque in un tempo di profonde trasformazioni, caratterizzato da nuovi assetti politici, innovazioni tecnologiche e cambiamenti nel mondo del lavoro». Leone XIII, eletto in un momento di grande incertezza per la Chiesa, guardò con curiosità alla modernità e interpretò persino la perdita del potere temporale come un’opportunità. La sua risposta alla questione sociale si fondò sulla priorità della persona rispetto allo Stato e sulla natura relazionale dell’essere umano, principi che oggi trovano espressione nei concetti di fraternità e dialogo. La Rerum Novarum riafferma inoltre la centralità del lavoro, denuncia le condizioni assimilabili alla schiavitù e richiama tanto gli imprenditori quanto gli operai alla responsabilità. In questo orizzonte, ha osservato, l’amore diventa il fondamento della speranza e il cuore stesso della Dottrina sociale della Chiesa.

Sulla pubblicazione del carteggio, definita una «operazione culturale coraggiosa», è intervenuto Sebastiano Nerozzi, docente di Storia del pensiero economico e segretario delle Settimane sociali dei cattolici italiani. Le lettere, infatti, richiedono un’attenta contestualizzazione storica e rimandano a vicende spesso complesse. Nerozzi ha voluto riconoscere il merito della famiglia Medolago Albani, che ha messo a disposizione il proprio archivio consentendo la pubblicazione integrale delle carte. Dall’epistolario emerge una duplice tensione che attraversa il movimento cattolico dell’epoca. Da una parte, la ricerca di unità in un mondo cattolico frammentato e privo di una direzione condivisa; dall’altra, il desiderio di rinnovamento nella fedeltà alla Chiesa e al magistero pontificio. Toniolo e Medolago Albani individuano la strada non nell’accentramento organizzativo, ma nel coordinamento tra realtà autonome, valorizzando l’iniziativa che nasce dal basso senza rinunciare all’orientamento della gerarchia. Una dinamica che oggi definiremmo sinodale. Le loro lettere testimoniano inoltre il costante tentativo di mantenere un dialogo aperto fra tutte le componenti del cattolicesimo, nella convinzione che i credenti abbiano un contributo originale da offrire alla società. È significativo che molte delle loro missive si concludano con una preghiera: segno di un’amicizia capace di generare opere e iniziative, illuminata dalla fede.

La collaborazione tra l’Archivio “Mario Romani” e la famiglia Medolago Albani è stata oggetto dell’intervento di Aldo Carera, presidente della Fondazione Giulio Pastore. «Per fare la storia ci vogliono le carte», ha ricordato, sottolineando il valore delle fonti archivistiche per ricostruire e interpretare il passato. Il volume raccoglie 480 lettere scambiate tra il 1885 e il 1917 e documenta il dialogo tra due protagonisti del cattolicesimo sociale italiano. Entrambi erano aperti al mondo giovanile e condivisero la convinzione che la società industriale, pur favorendo nuove forme di individualismo, dovesse essere orientata da iniziative libere e intelligenti ispirate da fini spirituali e da un saldo legame tra ragione e fede. 

Particolarmente significativo l’intervento di monsignor Domenico Sorrentino, arcivescovo emerito di Assisi e tra i maggiori studiosi di Giuseppe Toniolo, autore dell’introduzione al volume. A suo giudizio il carteggio permette di entrare nella dimensione più viva e umana dei protagonisti. Le lettere non restituiscono soltanto idee e progetti, ma anche sentimenti, relazioni, preoccupazioni e speranze. «Aggiungono carne e ossa alla storia», ha osservato, offrendo al lettore un accesso privilegiato alla vicenda umana dei due interlocutori. Monsignor Sorrentino ha inoltre evidenziato come Medolago Albani non appaia affatto come un semplice discepolo di Toniolo: dalle lettere emergono invece due personalità poste sullo stesso piano, capaci di confrontarsi con libertà e reciproco rispetto.

A chiudere l’incontro è stato il racconto di Luisa Maddalena Medolago Albani, discendente del conte Stanislao e custode dell’archivio familiare. Attraverso aneddoti e ricordi ha mostrato come le lettere consentano di ricostruire non solo il pensiero, ma anche il carattere e la formazione del suo antenato, rivelandone aspetti inediti e spesso sorprendenti. Un patrimonio documentario che, ha ricordato, conserva ancora materiali da studiare e valorizzare. Il carteggio tra Toniolo e Medolago Albani si conferma così non soltanto una fonte per gli specialisti, ma una testimonianza viva di come fede, cultura e impegno sociale possano dialogare fecondamente anche nelle sfide del presente.

 

Un articolo di

Agostino Picicco

Agostino Picicco

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