Una pigna come quelle nei pressi della vecchia colonia sul lago di Idro, un nocciolo d’albicocca perché una volta si fabbricavano fischietti, una trottola in memoria dei giochi d’infanzia, una paperella di gomma gialla per quando il bagno si faceva assieme, una frusta da cucina in ricordo di tutte le torte cucinate.
E poi una spilla, una conchiglia, un segnalibro, un ferro da stiro da viaggio… Sono gli "Oggetti perduti e memorie ritrovate” dell’evento "Museo per un giorno" che giovedì 4 giugno ha allestito un museo a cielo aperto sotto i portici di via Bligny, nel quartiere di Mompiano, invitando la comunità a cercare oggetti abbandonati, attribuendo a ciascun reperto un significato e una storia, nel segno della memoria ritrovata.
Il pomeriggio è una delle iniziative del progetto promosso dal CeSPEFI “Partecipazione e ricostruzione di storie per un patrimonio culturale comune", sostenuto dal Bando Cultura 2025 di Fondazione della Comunità Bresciana e promosso da una rete di realtà del territorio composta da Fondazione Casa di Dio, Associazione Alberi di Vita e Museo Pasquali Agazzi (MuPA).
Il progetto nasce dalla convinzione che la cultura rappresenti una risorsa fondamentale per il benessere delle persone anziane e che la memoria non sia soltanto un patrimonio individuale da custodire, ma una risorsa collettiva da condividere e valorizzare.
Attraverso laboratori, esperienze creative e attività partecipative, l’equipe del CESPEFI – composto da Monica Amadini, Paola Ronchi, Alessia Mutti, E. Ferrari, N. Mazzucchelli - ha coinvolto un centinaio di anziani in percorsi per riscoprire ricordi, raccontare storie, attribuire nuovi significati agli oggetti e trasformare le esperienze vissute in un patrimonio culturale accessibile alla comunità.
Il MuPA di Mompiano è diventato uno spazio privilegiato di incontro tra generazioni, storie e culture, mentre tra le iniziative condotte in RSA c’è stata quella di creare tappetini di stoffa su telai artigianali, intrecciando contemporaneamente tessuti, parole e ricordi.
«L'obiettivo non è stato semplicemente promuovere attività ricreative, ma riconoscere le persone anziane come protagoniste attive della vita culturale del territorio. Il progetto ha inteso infatti sostenere processi di invecchiamento attivo, favorire il dialogo intergenerazionale e rafforzare le reti comunitarie, attraverso pratiche che valorizzano la partecipazione e la produzione condivisa di significati» ha precisano la professoressa Amadini, direttrice del CeSPEFI.
«Il senso profondo di questa iniziativa risiede proprio nella possibilità di riconoscere che il patrimonio culturale prende forma anche nelle narrazioni, negli affetti e nei significati che le persone attribuiscono alle cose. "Museo per un giorno" costituisce un esercizio di cittadinanza culturale, un'occasione per costruire legami, generare dialogo tra generazioni e riscoprire il valore delle storie che abitano gli oggetti più comuni».
In un tempo in cui il rischio dell'isolamento e della frammentazione sociale riguarda in modo particolare la popolazione anziana, il progetto propone una visione diversa della cultura: non come semplice consumo di contenuti, ma come esperienza condivisa, partecipata e generativa, capace di trasformare le memorie individuali in un bene comune per l'intera comunità.
Per questo l’equipe della Cattolica ha mostrato un metodo che gli educatori delle RSA possono portare avanti in autonomia.
A coronamento di tutto il percorso a tutti i partecipanti è stata donata una chiave del cassetto dei ricordi. Con l’invito ad usarla di nuovo.