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128 anni per arrivare alla parità di genere

13 febbraio 2026

128 anni per arrivare alla parità di genere

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Un messaggio corale è stato lanciato dal palco del Teatro Sociale di Brescia: le ragazze non devono temere le materie scientifiche perché hanno le stesse potenzialità dei compagni maschi. Eppure ancora troppo poche donne su affacciano agli studi delle Stem, nonostante queste garantiscano più occupazione e stipendi più alti. 

128 anni è il tempo stimato oggi dal World Economic Forum per colmare il divario tra maschi e femmine. Prima del Covid per raggiungere la parità di genere occorreva attendere 99 anni. «Se non ci mettiamo a lavorare tutti fin da subito per conquistare la parità, questi 128 anni si allungheranno ulteriormente: occorre, quindi, continuare a combattere contro gli stereotipi» ha detto agli studenti Amalia Ercoli Finzi, pioniera dell’aerospazio, che ha tenuto un talk con la figlia Elvina Finzi, ingegnera nucleare, all’evento Alate, promosso dalle due università bresciane in occasione della Giornata internazionale delle donne e delle ragazze nella scienza. 

Un articolo di

Antonella Olivari

Antonella Olivari

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«Questi 128 anni sono un numero che misura la realtà riguarda le scelte di studio, il lavoro, la libertà di esprimere il talento. Se anche una sola ragazza segue la propria passione, il messaggio che vogliamo passare oggi è arrivato». Oggi la situazione è migliorata rispetto al passato, ma persistono stereotipi e pregiudizi. A raccontarlo sono i dati: pur rappresentando oltre il 55% della popolazione universitaria, in Italia meno di due ragazze su dieci scelgono percorsi Stem, discipline che offrono oltretutto migliori prospettive di carriera e reddito più alto. «Il problema non è la mancanza di talento - ha sottolineato Finzi -, bensì gli stereotipi culturali che associano matematica, fisica e ingegneria al maschile. 

«Il contributo femminile nelle Stem è essenziale per muovere una visione più completa e integrata del progresso – si genera solo insieme e tra differenti- ha incalzato Raffaella Iafrate, delegata alle Pari Opportunità dell’Università Cattolica nel saluto introduttivo. La scienza non è solo una questione di menti individuali, ma di connessioni e collaborazione. E in questo le donne portano con la loro intelligenza concreta e creativa  una naturale capacità di costruire relazioni e di lavorare in team, valori fondamentali per creare soluzioni inclusive e durature. Il contributo femminile nelle STEM è dunque essenziale. Coraggio dunque ragazze, riappropriatevi della vostra diversità e della vostra genialità».

Una consapevolezza di pari opportunità che deve essere trasmesso anche da chi insegna loro matematica e fisica nelle scuole. In questa prospettiva si inserisce il progetto STEM in Genere Academy realizzato in sinergia tra le due università della città, che ha ottenuto il finanziamento dal Dipartimento per le Pari Opportunità presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri e rappresenta un modello virtuoso di collaborazione accademica che permetterà di rafforzare il dialogo tra mondo universitario e scuole del territorio. «La sinergia tra le due università presenti sul territorio di Brescia è il motore di Alate e del nuovo progetto STEM in Genere Academy: un’alleanza che mira a costruire una rete di competenze, ricerca e passione per le materie STEM, capace orientare le nuove generazioni in un orizzonte di equità». Ne è convinta Stefania Pagliara, docente di fisica dell’Università Cattolica. «La presenza femminile nella scienza non è solo una questione di parità di genere, ma un vero catalizzatore che stimola nuove intuizioni, accende la ricerca  e accelera il progresso scientifico».
Nella seconda parte della mattinata si sono alternati ricercatori e ricercatrici Stem dell’Università degli Studi di Brescia e della Cattolica per contagiare con la loro passione tutte le ragazze presenti in sala.

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