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Supply chain e imprese, come convivono business e finalità sociali?

06 marzo 2026

Supply chain e imprese, come convivono business e finalità sociali?

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Prima la globalizzazione, poi le start up e l’avvento delle piattaforme di distribuzione online. Oggi, forse, accenni di deglobalizzazione e circolarità.

Non c’è mai pace per i modelli di business delle imprese, che tornano nuovamente al centro di un processo di ridefinizione dei propri asset di approvvigionamento e distribuzione con anche, questa volta, uno sguardo all’impegno sociale nella doppia declinazione ambientale e sociale.

È stato il focus di "I processi di supply chain e le imprese: la convivenza dei modelli di business con la finalità sociale". La lezione aperta pensata dai professori Alberto Albertini (Imprese internazionali e modelli di business) e Alessandro Ceriani (Supply chain management) ha portato nell’Aula Magna di via Trieste i rappresentanti di imprese del territorio che, al bando l’assistenzialismo, generano profitto economico integrando elementi d’impegno sociale, con un approccio - e risultato - win/win per ambo le parti.

Tra i casi di successo in terra bresciana c’è sicuramente quello della Cooperativa Alborea di cui sono stati raccontati i progetti specifici del ristorante e bar Cascina del Parco Gallo, in zona Brescia due, e del bistrot I Giardini di Dafne, aperto nell’autunno 2025 a Palazzolo sull’Oglio.

Tra rieducazione post detenzione, soggetti con disabilità e donne con trascorsi complessi, la cooperativa di tipo B presieduta da Angelo Maiolo «trae sostenibilità commerciale dall’attività produttiva e di servizio, nel nostro caso la somministrazione di cibi e bevande, senza ricevere finanziamenti o sovvenzioni. L’equilibrio nella gestione si trova dosando diversi tipi di fragilità per scorgere in quelle caratteristiche un valore e non un disvalore» afferma Maiolo.

Lo spiega bene Nadia Toppino, ex ingegnere all'Eni che oggi col magazine e food blog Storie di Cibo supporta la comunicazione dei ristoratori e delle imprese del settore alimentare a vantaggio sia dell’attività di business che della causa sociale.

«Il punto è proprio non cadere nell’assistenzialismo. L’esempio pratico è il caso della ristorazione sociale, ossia locali che impiegano lavoratori con disabilità tra cui l’autismo. Estrema precisione, puntualità, ripetitività delle azioni tipiche di quello spettro sono per un’impresa degli asset strategici. Chi non vorrebbe un dipendente così?».

A livello di catena alimentare Alborea, e quindi anche I Giardini di Dafne, si affida a stakeholders e fornitori del territorio per garantire qualità ai propri clienti e cultura delle materie prime.

Un progetto, come racconta Sophie Her, di empowerment femminile reale, in cui tutte le dipendenti, lo staff, i fornitori di vini e arredi e le persone coinvolte sono donne con esperienze diverse. Alcune con stati di difficoltà di provenienza superati grazie all’indipendenza economica derivata dall’avere un lavoro e all'integrazione.

Anche in questo caso non si tratta di una rivendicazione o mero assistenzialismo: «I valori tipicamente femminili della propensione alla cura o all’ascolto, solo per fare due esempi, sono delle softskills che nel quadro del management sono fondamentali per legare i diversi aspetti di un’attività d’impresa» ha ricordato Her.

Dall’alimentare alla moda il passo è più breve di quanto si pensi. Mending for Good, sartoria creativa ideata da Alessandra Favalli, cura progetti di recupero di scarti tessili, invenduto e post consumer waste.

Quantità di materiali rilevanti, salvati dal macero, che vengono reimpiegati per creare nuove ed esclusive collezioni, spesso composte da pezzi one of kind, per ovvie ragioni.

Ulteriore impegno e valore aggiunto, oltre a quello sul fronte della circolarità, è il coinvolgimento di designer, piccoli artigiani e imprese che usano antiche tecniche della tradizione.

Il target? «Quello del lusso e alto spendente. Molti pezzi sono unici e in generale lavorazioni lunghe e sartoriali non possono avere prezzi bassi» precisa Favalli.

Se infatti l’obiettivo dell’impresa è generare valore «non dimentichiamo che una volta si parlava delle 3P dell’impresa: People, Planet e Profit. Il profitto non dev’essere secondario agli aspetti sociali e ambientali, poiché se un’impresa non regge non si riescono a perseguire gli altri due fattori».

Anche Atelier Bebrel, di cui Silvia Daminelli è anima, ricicla tessuti per creare gli abiti del Giardino di Dafne. Anche in questo caso le leve chiave alla base dell’efficienza della produzione sono l’empowerment femminile e l’educazione alla cultura del recupero delle materie prime.

Un articolo di

Bianca Martinelli

Bianca Martinelli

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