È il 16 febbraio 2026, ma qui in Kenya è piena estate. Appena varcata la soglia dell’aeroporto Jomo Kenyatta, l’afa africana ci avvolge, appiccicosa e intrusiva sulla nostra pelle, come un abbraccio a cui non siamo abituate. L’aria è carica, viva, satura di odori che ancora non sappiamo riconoscere.
Già alla fermata dell’autobus, Nairobi si rivela davanti ai nostri occhi con il suo ritmo frenetico e i suoi colori accesi: abiti dalle mille fantasie, valigie accatastate negli angoli più improbabili, una folla in continuo movimento. C’è chi offre passaggi verso hotel eleganti, punto di partenza per safari esclusivi, e chi semplicemente attraversa la strada con passo deciso, parte integrante di un caos che sembra disordinato, ma che segue una propria invisibile armonia.
Lasciato l’aeroporto, raggiungiamo i nostri professori – Mauro Magatti, Claudia Rotondi e Gerolamo Spreafico - e i compagni con cui condivideremo dieci giorni intensi, carichi di emozioni e significato. Questa Winter School, dal titolo “Peripheries, Poverty and Generative Policies in African Urban Areas”, è nata dalla collaborazione tra la nostra università e l’University of Nairobi, con il supporto di Koinonia Community, e ha costituito un tassello importante non solo per il nostro percorso accedemico, ma anche per la nostra crescita come studentesse e come esseri umani.
Le lezioni dei professori dell’University of Nairobi non sono state semplici momenti di didattica, ma veri spazi di confronto e ascolto. Attraverso le loro parole abbiamo iniziato a leggere la città con occhi diversi, andando oltre le prime impressioni. Abbiamo esplorato le trasformazioni delle metropoli africane, le condizioni di vita negli slums e le politiche governative. Ci siamo soffermati sui ruoli di genere, sulle sfide e sulle aspirazioni dei giovani, sull’importanza dell’economia informale come motore silenzioso, ma fondamentale della vita urbana, e sul ruolo delle organizzazioni non governative e internazionali nei processi di sviluppo.
Soprattutto, abbiamo compreso quanto la società civile e le comunità locali siano protagoniste attive del cambiamento: non semplici destinatarie di politiche, ma forze generative capaci di costruire opportunità, spesso proprio attraverso le reti dell’economia informale. Nel dialogo continuo tra teoria e realtà, le visite sul campo e gli incontri con organizzazioni come Salama, Tabasamu La Mama e Ndunduogo hanno dato un volto e una voce ai concetti studiati, trasformando la conoscenza in qualcosa di vivo, concreto, profondamente umano.
Questa esperienza ha rappresentato molto più di una semplice attività formativa. Entrare in contatto diretto con queste realtà ci ha permesso di osservare da vicino la complessità della cooperazione allo sviluppo, andando oltre la dimensione teorica dei percorsi universitari. Il nostro corso di laurea in cooperazione internazionale richiede una predisposizione all’ascolto e alla comprensione dell’altro. Studiamo la storia, la cultura e le istituzioni di diversi Paesi, ma siamo consapevoli che sia necessario, per una conoscenza autentica e profonda, affiancare allo studio l’esperienza vissuta in prima persona. I nostri giorni a Nairobi non solo lo hanno confermato, ma ci hanno messo nella condizione di metterci in discussione e porci ulteriori domande sui pregiudizi generati dalle diverse dinamiche sociali e culturali. I progetti visitati, le testimonianze raccolte e le relazioni instaurate hanno reso evidente come ogni intervento sia il risultato di un equilibrio delicato tra politiche, contesti culturali e bisogni concreti delle persone. Inoltre, il fatto di condividere l’esperienza con i compagni di corso ci ha permesso di validare e metabolizzare il vissuto comune di questi giorni attraverso discorsi formativi e costruttivi, guidati da valori e interessi comuni e permeati di entusiasmo, passione e voglia di cambiamento.
Torniamo con nuove competenze, ma soprattutto con nuove domande. Comprendere lo sviluppo significa prima di tutto mettersi in ascolto e accettarne la complessità, senza cercare risposte immediate o definitive. Mentre il pullman ci accompagna verso l’aeroporto, restiamo a guardare dal finestrino volti che si intrecciano e si confondono tra loro, ognuno portatore di una storia che probabilmente non conosceremo mai, ma con la consapevolezza che ciascuno abbia qualcosa da offrire e da insegnare.
Per noi giovani studentesse e studenti, questa Winter School ha rappresentato un passo concreto verso il futuro professionale, ma anche un invito a sviluppare uno sguardo più responsabile, capace di unire analisi critica e sensibilità umana e ad essere motore di unione tra le diversità.