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Francesco modello di un’economia della fiducia e del bene comune

13 aprile 2026

Francesco modello di un’economia della fiducia e del bene comune

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Può ancora oggi un uomo che ha scelto la povertà estrema essere un modello per il pensiero economico? A prima vista può sembrare un paradosso. Ma non lo è affatto. In un tempo segnato da mercati instabili, disuguaglianze crescenti e sistemi economici sempre più guidati da algoritmi, la scelta radicale di Francesco preserva tutta la sua attualità e può diventare fonte di ispirazione per un’economia orientata al bene comune, fondata sulla fiducia e sul credito di relazione, in alternativa alla logica dell’accumulo sterile e alla massimizzazione del profitto. 

È proprio il contributo che la visione francescana può dare alla costruzione di un’economia sostenibile e solidale che ha fatto da sfondo al dibattito “Francesco e l’economia” che, sabato 11 aprile, nell’auditorium della Domus Pacis di Santa Maria degli Angeli, a pochi passi dalla Porziuncola, ha avuto come protagonisti il Rettore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore Elena Beccalli e lo storico Paolo Evangelisti, del Centro interdipartimentale studi monetari ed economici dell’Università di Trieste, intervistati da Marco Asselle, formatore sul tema del lavoro e dell’economia e fondatore del progetto Leadership francescana. 

Nel corso del dibattito diverse le tematiche affrontate: dal paradosso del valore alla figura del mercante e al concetto di “buona impresa”, dalla visione del denaro come crescita collettiva al ruolo della fiducia fino all’idea di economia al servizio dell’uomo. Da dove partire per attuare un’inversione di rotta? Nel corso del suo intervento la professoressa Beccalli ha suggerito di superare l’errore comune di confondere i mezzi con i fini: «Più un mezzo è potente più tende ad essere percepito come il fine. In un contesto in cui la finanza è pervasiva, potremmo dire dominante, da “mezzo” diventa il “fine”». Per questo, «serve un cambio di paradigma, uno sguardo nuovo nell’impostare i modelli economici fino ad ora adottati, che hanno manifestato i loro limiti». Un cambio di rotta, ha proseguito, che trova terreno fertile nelle scienze economiche, in particolare quelle che hanno fornito le proposte più radicali negli ultimi decenni. «Basti pensare alle motivazioni di alcuni Nobel per l'economia: nel 2019 per l'approccio sperimentale per la lotta alla povertà globale a Kremer, Banerjee e Duflo; nel 2017 per l’economia comportamentale a Richard Thaler; nel 2015 per lo studio delle disuguaglianze a Angus Deaton; nel 1998 per l’esame critico dell’economia del benessere a Amartya Sen».

Come costruire il nuovo paradigma? Per il Rettore Beccalli tutto parte da una «visione dell’uomo» centrata sul valore della relazione. «Per funzionare adeguatamente, economia e finanza necessitano di un’etica incentrata sulla persona e sulla sua natura relazionale», ha spiegato. Da qui la necessità di superare alcuni errori concettuali comuni: dimenticare beni come fiducia, mutualità, cooperazione e giustizia; porre il vincolo dell’impresa entro i confini della massimizzazione del profitto, così da escludere la dimensione della sostenibilità ambientale e sociale; la riduzione del benessere all’accumulo di denaro, dimenticando la qualità della vita in termini di relazioni umane». Tutto ciò chiama in causa il ruolo dell’accademia. «Diventa responsabilità delle business school e delle università elaborare e diffondere quadri e paradigmi innovativi che coprano una pluralità di concezioni sullo scopo dell’impresa e, più in generale, dell’economia». 

Ma quali i primi passi concreti che cittadini e decisori possono compiere per costruire questa «nuova economia fraterna e inclusiva», ha chiesto Marco Asselle richiamando lo spirito dell’iniziativa “The Economy of Francesco”. Il Rettore Beccalli ha indicato tre passi da compiere: recuperare il valore della biodiversità economico-finanziaria; valorizzare il credito di relazione in ambito bancario, promuovere politiche per la parità nelle opportunità per le donne. Con un monito: «Spetta alle istituzioni e alle autorità di governo individuare le politiche da adottare nella prospettiva dello sviluppo integrale». 

Quarto appuntamento della rassegna “Francesco ha gli occhi tuoi” - un itinerario di 12 sabati ad Assisi pensato per (ri)trovare nello sguardo nel Santo la chiave per orientarsi nella complessità del nostro tempo - l’incontro dell’11 aprile si collega idealmente al ricco calendario di iniziative che l’Università Cattolica del Sacro Cuore promuoverà in occasione dello speciale Anno Giubilare Francescano, indetto da Papa Leone XIV, per celebrare dal 10 gennaio 2026 al 10 gennaio 2027 l’ottavo centenario della morte di San Francesco d’Assisi (1226-2026). In sintonia con lo spirito del decreto, che invita ogni fedele cristiano sull’esempio del Santo a farsi egli stesso modello di «santità di vita e testimone costante di pace», l’Ateneo sta predisponendo un ampio ventaglio di attività: convegni, seminari, cicli tematici e un volume dedicato all’eredità di Francesco vista attraverso i contributi delle 12 Facoltà, che sarà pubblicato dalla casa editrice Vita e Pensiero. Tutto questo affinché - come si legge nel decreto - l’«Anno di San Francesco sproni tutti noi, ciascuno secondo le proprie possibilità, ad imitare il poverello d’Assisi, a formarci per quanto possibile sul modello di Cristo, a non vanificare i propositi dell’Anno Santo appena trascorso: la speranza che ci ha visti pellegrini si trasformi ora in zelo e fervore di fattiva carità».

 


 

Photo Credits: Provincia Serafica di San Francesco

Un articolo di

Katia Biondi

Katia Biondi

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