Comprendere il microbioma del vigneto e le sue interazioni con la vite è fondamentale per sviluppare soluzioni sostenibili, capaci di affrontare le sfide poste dai cambiamenti climatici. È questo uno dei temi centrali del lavoro di dottorato con cui Ginevra Canavera ha concluso il suo percorso di studi nella Scuola di Dottorato Agrisystem dell’Università Cattolica, campus di Piacenza. La neo dottoressa di ricerca ha presentato uno studio su viticoltura sostenibile e microbioma della vite nei Colli Piacentini, sviluppato nell’ambito del progetto Agritech, finanziato con fondi PNRR, per la gestione dello stress idrico in vigneto.
Uno studio che è valso alla giovane ricercatrice, con alle spalle una laurea triennale in Viticoltura ed Enologia all’Università di Torino, completata con la magistrale in Agricoltura Sostenibile e di Precisione, curriculum “Sustainable Viticulture and Enology”, in Cattolica, due riconoscimenti. Uno è il premio “Giovanni Zangrandi Agricoltore”, che le è stato assegnato di recente dal Rotary Club di Fiorenzuola. Un altro riconoscimento è arrivato a Bolzano, durante l’ultima edizione del Convegno Nazionale di Viticoltura (CONAVI). A Bolzano Canavera, che in Cattolica a Piacenza ha completato il dottorato di ricerca in Microbiologia e Viticoltura con i professori Edoardo Puglisi e Tommaso Frioni, ha ottenuto il riconoscimento per il migliore Flash Oral. Si tratta di un premio assegnato a ricercatori under 35. In soli 4 minuti Canavera ha illustrato alla platea di studiosi e ricercatori i risultati dello studio dedicato all'impiego di microrganismi benefici per migliorare la tolleranza della vite allo stress idrico.
«Una prima parte della mia ricerca – spiega la neo dottoressa di ricerca – ha portato alla caratterizzazione, una sorta di mappatura, del microbioma dei vigneti». «Ho valutato – aggiunge – come cambia il microbioma, ovvero l'insieme dei microrganismi associati alla vite, in base alle diverse gestioni del suolo». Lo studio ha permesso alla ricercatrice di mettere in relazione lo stato di salute del suolo con lo stato di salute della pianta. Più il suolo è in salute, in estrema sintesi, più la pianta è in salute. Questa condizione potrebbe contribuire a una maggiore tolleranza agli stress ambientali, come ad esempio lo stress idrico. Un tema di stringente attualità, se messo in relazione con i cambiamenti climatici e con il fatto che i vigneti, nel Piacentino, non sono irrigati.
Una seconda parte dello studio ha riguardato la selezione e l'impiego di quei microrganismi cosiddetti benefici che si trovano nel terreno attorno alle radici (rizosfera) e che vengono “reclutati” dalla pianta in situazioni di stress, noto fenomeno detto “cry for help”. A partire da ceppi isolati da viti soggette a deficit idrico, la ricercatrice ha selezionato e combinato diversi batteri benefici, arrivando a sviluppare due consorzi microbici successivamente testati su giovani piante di vite. «I risultati – spiega Canavera – hanno evidenziato il potenziale di questi inoculi nel migliorare la crescita e la resilienza delle barbatelle in condizioni di limitata disponibilità d'acqua». Un terzo aspetto su cui la tesi di dottorato ha puntato i riflettori è stato lo sviluppo di un modello previsionale di deficit idrico, basato su dati meteorologici, caratteristiche del suolo e geometria della chioma, senza necessità di sensori in campo.
In tutti i casi, quindi, il focus è stato la ricerca di soluzioni sostenibili rispetto alle grandi sfide poste dal cambiamento climatico.