Il 13 e il 14 aprile 2026, Nairobi ha ospitato la Winter School “Microbial fermentation as a strategy for enhancing food safety, nutrition and sustainable food security”, organizzata dall’Università Cattolica del Sacro Cuore e dalla Jomo Kenyatta University of Agriculture and Technology nell’ambito del progetto ACHIEVE-IT – Academic Collaboration through Higher International Education for a Viable and Equitable Africa with Italy.
L’evento, si inserisce nell’ambito del progetto ACHIEVE-IT, un’iniziativa finanziata dal PNRR (Missione 4 “Istruzione e ricerca”) che mira a consolidare i legami accademici e scientifici tra diversi atenei italiani coprendo i costi per la mobilità di studenti e ricercatori.
Fermentazioni microbiche: tradizione e innovazione per la sicurezza alimentare
La fermentazione microbica rappresenta da secoli una delle pratiche più diffuse e resilienti dell’alimentazione africana. Dalla produzione di alimenti fermentati come il ogi (una preparazione a base di mais, miglio o sorgo diffusa in Nigeria e nell’Africa occidentale), o l’injera (il pane piatto e spugnoso tipico della cucina etiope, eritrea e somala), fino alle bevande a base vegetale come il mahewu consumata nell’Africa meridionale, i processi fermentativi garantiscono non solo la conservazione dei cibi, ma anche il miglioramento delle caratteristiche nutrizionali e organolettiche.
Oggi, la ricerca biotecnologica riconosce la fermentazione come una strategia chiave per la sicurezza alimentare: da un lato, permette di ridurre le perdite post-raccolto e contenere la contaminazione microbica (dimensione della food safety), e dall’altro, contribuisce a rendere più accessibili e nutrienti gli alimenti locali (dimensione della food security). Nel contesto africano, dove le sfide legate ai cambiamenti climatici e alla scarsità di risorse incidono fortemente sui sistemi produttivi, l’integrazione tra conoscenze tradizionali e tecnologie moderne è cruciale per costruire catene agroalimentari sostenibili