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Essere giornalisti a Sanremo

04 marzo 2026

Essere giornalisti a Sanremo

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Sanremo, la città della musica e dei fiori. Il sogno di chiunque durante quei cinque particolari giorni che ogni anno sembrano fermare l’intero Paese, almeno la sera, tenendo tutti incollati al televisore per seguire il Festival. Il luogo per eccellenza quando si parla di musica, la meta a cui artisti e addetti del settore aspirano ad arrivare almeno una volta nella vita.

Ma cosa significa essere dei giornalisti praticanti a Sanremo durante il Festival? Facciamo una premessa: se solo tre mesi fa qualcuno ci avesse detto che noi quattro – Alice ColomboSara Colombo e Pietro Matino – saremmo andati a Sanremo non ci avremmo creduto. “Le puntate si guardano alla televisione e le pagelle le si fanno per scherzo tra amici”, avremmo risposto. E, invece, eccoci qui a raccontare cosa ha significato per noi questa settimana.

Prima di tutto, c’è da sottolineare che andare nella città dei fiori significa anche prepararsi alla città dei fiori. Senza ancora aver realizzato davvero la portata di quello che saremmo andati a vivere, siamo stati sommersi da consegne e piani editoriali. Ogni grande evento richiede un grande copertura, e ogni grande copertura necessità di un ancor più grande programmazione.

Siamo arrivati a Sanremo con idee ben chiare su consegne, scadenze e progetti da portare a termine, convinti, in un perfetto mix di ingenuità e speranza, che tutto sarebbe filato liscio. Una volta lì, però, siamo stati travolti da una moltitudine di stimoli: tutto ciò che avevamo sempre visto alla televisione era improvvisamente a pochi metri da noi. Allo stesso tempo, però, fermarsi a realizzare non era semplice e allora: ritira gli accrediti, corri in sala stampa, scrivi e registra i contenuti da consegnare già il primo giorno, cerca di cogliere qualsiasi notizia. E così a ripetizione per tutta la settimana (almeno per quanto riguarda questi ultimi due punti). Proprio questa intensità, però, si è rivelata l’aspetto più formativo dell’intera esperienza. Essere lì con un obiettivo preciso ci ha spronati a dare sempre il 100% e ci ha permesso di vivere momenti, che fino a poco tempo prima, sarebbero stati inimmaginabili per dei giornalisti praticanti.

A rendere tutto ancora più speciale è stata la possibilità, grazie a UpTv, di incarnare un personaggio per dare vita ai contenuti video sui retroscena della manifestazione canora. Ruoli immaginati sulla base delle nostre personalità e inclinazioni che, sorprendentemente, si sono rivelati spesso aderenti anche alla realtà. Ci hanno accompagnati per tutta la settimana, aiutandoci a valorizzare le nostre qualità e a raccontare il Festival da prospettive diverse.

Al termine di questa avventura sanremese, ognuno di noi torna a casa con insegnamenti e ricordi indelebili diversi, specchio di quello che ha significato per noi questa esperienza.

Alice Colombo, “Aliexpress”, la nostra fonte inesauribile di informazioni in merito alla città, questa volta ha esplorato non solo un nuovo luogo ma anche un nuovo ruolo. «Poter sperimentare il lavoro di un inviato sul campo è stato bellissimo. Produrre contenuti direttamente dove le cose avvengono e le storie nascono è stato un modo di lavorare che ho apprezzato e che vorrei sperimentare maggiormente». Per lei essere inviata ha significato anche fuori programma: la sveglia alle quattro del mattino per visitare il Mercato dei Fiori il mercoledì insieme a Cecilia, la rincorsa agli orchestrali il venerdì sera e le registrazioni degli script nei posti più improbabili per consegnare il prodotto finale in tempo.

Per un’altra colonna portante del gruppo, l’essere presente sul campo è stato sinonimo di lasciarsi sorprendere. Sara Colombo, la nostra “Fashion editor” esperta di look e di Sanremo, ha vissuto questa settimana con la voglia di meravigliarsi di un bambino. «Ogni giorno era una sorpresa: cammini per le strade della città con l’idea di portare avanti un progetto, ma sul cammino incontri cantanti, persone famose, eventi in corso e ti vengono altre mille idee e stimoli».

Lo stesso senso di meraviglia ha accompagnato anche Cecilia Carabelli, la nostra “Zia” tuttofare. La scoperta più grande per lei, però, è stato il mondo della sala stampa. «La sala stampa “Lucio Dalla” è stata sicuramente il cuore della mia esperienza sanremese. La possibilità di entrare in contatto diretto con i cantanti durante le conferenze è stato sicuramente un privilegio. Mi sono divertita molto anche a “lottare” con gli altri giornalisti per rubare agli artisti la risposta "flash” migliore”. Un luogo frenetico, sì, ma anche carico di uno spirito folkloristico e coinvolgente che porterà con sé».

Questa stessa atmosfera tradizionale e vera Pietro Matino, il nostro "scugnizzo" venuto dal popolo per il popolo, l'ha ritrovata tra le strade delle città dei fiori parlando con le persone. «Sembra strano, ma aver conosciuto e parlato con le persone del posto mi ha aperto gli occhi su che cosa è la città di Sanremo, e mi ha fatto capire che non è fatta solo di Festival. Mi è piaciuto avere la possibilità di entrare in contatto con loro per conoscere la vera anima della città». Pietro non aveva la possibilità di entrare nella sala stampa e questo è stato sicuramente un peccato, ma ha trasformato quella che poteva sembrare una limitazione in un’opportunità per scoprire l’anima più vera e quotidiana di Sanremo.

In modi diversi, ognuno di noi durante questa settimana ha trovato una propria dimensione per esprimersi al meglio. Tutto questo, però, è stato possibile soprattutto grazie a un ottimo lavoro di squadra, tra di noi e in costante collegamento con la redazione a Milano. Ci siamo sostenuti, confrontati, supportati, scambiati idee e competenze con un unico obiettivo: realizzare il miglior prodotto possibile. Perché, in fondo, se questa esperienza è stata così intensa e significativa, lo dobbiamo alla forza del gruppo e all’armonia che ci ha accompagnati giorno dopo giorno.

Adesso siamo tornati e siamo ancora sopraffatti per tutto quello che abbiamo vissuto. Non vediamo l’ora, però, di passare il testimone ai prossimi che verranno.

Un articolo di

Cecilia Carabelli

Scuola di giornalismo

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