Ma il cambiamento più evidente riguarda l’innovazione tecnologica. Un tempo tutto avveniva su carta e in presenza: ci si iscriveva agli esami in fila davanti alla cattedra, i voti finivano sul libretto cartaceo e, dopo uno scritto, si tornava in università a cercare il proprio nome tra gli elenchi in bacheca.
Anche l’iscrizione all'anno accademico e la presentazione del piano di studi richiedevano code e ore di attesa in segreteria. Oggi invece tutto avviene online, tramite la piattaforma iCatt, dal piano di studi all'iscrizione a corsi ed esami, fino alla consultazione degli esiti, con un notevole risparmio di tempo e fatica per gli studenti. «Conseguentemente sono cambiati anche il modo di studiare e di seguire le lezioni grazie alla possibilità e all’accesso a strumenti e risorse molto più numerosi» osserva Francesca, ribadendo che - proprio perché ha conosciuto e vissuto la Cattolica prima da studentessa, poi da docente e in seguito anche da genitore di una ragazza iscritta nel medesimo Ateneo – può riconoscere come «l’Università Cattolica, pur avendo saputo innovarsi profondamente, ha mantenuto una straordinaria continuità nella qualità della formazione, nella propria identità, nei propri valori e nell’attenzione alla dimensione umana, diventando al tempo stesso molto più accessibile e tecnologicamente avanzata». Sostanzialmente quel giusto connubio - tra tradizione e futuro - tipico di un’università che sa custodire la propria cifra distintiva e i propri valori, pur mantenendo sempre un’apertura e uno sguardo rivolto al domani.
Ed è forse per questo che - sia Francesca come sua figlia Chiara - non hanno dubbi nell’individuare come vero valore aggiunto dell’aver studiato nel nostro Ateneo «la possibilità di vivere un percorso formativo solido e stimolante, in un ambiente capace di unire preparazione accademica e crescita personale. Tutto questo in un percorso linguistico si è tradotto anche in una particolare attenzione verso le culture e le esperienze internazionali, elementi che hanno ampliato il nostro modo di guardare al mondo». A tale proposito Chiara ricorda il suo Erasmus in Svizzera, a Friburgo «che mi ha permesso di perfezionare il mio francese confrontandomi con studenti locali e internazionali, e di mettermi alla prova con un sistema universitario e metodi di studio diversi da quelli italiani», così come il suo utile periodo di stage nell’area comunicazione di un'azienda svizzera, dove ha potuto mettere in pratica le competenze teoriche acquisite, a lezione e sui libri, in un contesto professionale reale.
Ma soprattutto Chiara non ha dubbi nell’ammettere che la Cattolica è una scelta che consiglia con il cuore e che rifarebbe senza esitazione: «Il mio percorso - Lingue, comunicazione, media e culture digitali - ha rispecchiato le mie aspettative e mi ha dato una preparazione fondamentale per affrontare il mondo del lavoro, soprattutto in un settore in continua evoluzione come quello della comunicazione digitale, dove una solida conoscenza delle lingue straniere è un requisito fondamentale».
In particolare, l’alumna Chiara – che si è laureata lo scorso luglio con una tesi in Sociologia della comunicazione, intitolata Binge Eating nell’era digitale: Spazio Lunare come caso di influ-attivismo e contro-narrazione – sottolinea come, al di là del suo singolo corso di laurea, abbia apprezzato «L’ambiente universitario, la qualità della didattica e, soprattutto, la preparazione e la disponibilità dei docenti, che ho trovato davvero eccezionali. La possibilità di confrontarmi con persone e realtà diverse ha reso questi anni un’esperienza davvero positiva e mi ha aiutato a comprendere meglio quali fossero i miei interessi e in quale direzione volessi andare dopo la laurea».
Quanto appreso e vissuto nell’Ateneo di largo Gemelli, ha dato sostanzialmente una forte impronta al percorso personale e professionale delle alumnae Chiara e Francesca, e questo grazie anche al fatto di aver potuto incontrare persone che sono tutt’oggi punti di riferimento: «un valore importante per noi è stato l’incontro con persone – compagni di corso e docenti – che hanno arricchito la nostra vita universitaria, rendendola un’esperienza significativa e costruttiva, nonché un bellissimo ricordo».
A rendere ancora più speciale e significativa l'esperienza di Chiara è stato anche il fatto di frequentare e laurearsi nella stessa università in cui ha studiato sua mamma. Questo, come racconta lei, ha creato un senso di continuità, «quasi un passaggio di testimone», in un luogo che fa sentire gli studenti parte di una comunità accademica ed educativa, dove il patrimonio di saperi, valori e conoscenze si tramanda di generazione in generazione.