NEWS | Milano Cortina 2026

L’alleanza tra generazioni attraverso la Fiamma Olimpica

09 febbraio 2026

L’alleanza tra generazioni attraverso la Fiamma Olimpica

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Alberto Tomba, Deborah Compagnoni e Sofia Goggia hanno acceso i due grandi Bracieri di Milano Cortina 2026 che raddoppiano, per la prima volta nella storia dei Giochi, nelle prime Olimpiadi diffuse. A Milano, gli ultimi due tedofori a portare la Fiamma Olimpica sono stati coloro che hanno trasformato lo sci mondiale tra la fine degli anni Ottanta e i primi anni Novanta, rendendolo incredibilmente pop e attraente. A Cortina, invece, il Braciere è stato acceso dalla discesista bergamasca. Lei, insieme alla portabandiera Federica Brignone, ha proiettato lo sci azzurro dentro il terzo millennio. E tra le sue amate Tofane ha poi conquistato la terza medaglia olimpica consecutiva in una storica domenica italiana da record: sei medaglie, mai la nostra delegazione ne aveva ottenute più di tre in un solo giorno ai Giochi invernali. 

Così, nell’ultima tappa del suo viaggio lungo 12.000 chilometri, venerdì 6 febbraio la Fiamma Olimpica ha finalmente abbracciato le due città simbolo dei XXV Giochi Olimpici invernali. A Milano la professoressa Elena Beccalli, Rettrice dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, ha portato la Fiamma Olimpica in rappresentanza dell’intera comunità universitaria, consegnandola a un gruppo di 20 studentesse e studenti dell’ateneo che hanno proseguito il percorso verso lo Stadio San Siro, sede della tanto attesa cerimonia di apertura, a cui ha presenziato anche la Rettrice. 

«Queste Olimpiadi invernali rappresentano un evento straordinario in un momento storico delicato, perché rendono visibili valori che oggi appaiono vulnerabili» ha detto la professoressa Beccalli. Con parole dense di emozione, ha aggiunto: «È stata un’esperienza unica e davvero toccante, soprattutto perché vissuta insieme agli studenti dell’ateneo». Lo sport, infatti, riveste un ruolo importante nel «delineare la nostra idea di Università come luogo di esperienza del sapere». La Rettrice, poi, ha ricordato le parole pronunciate da Papa Leone XIV durante l’Angelus di domenica 1° febbraio: «Queste grandi manifestazioni sportive costituiscono un forte messaggio di fratellanza e ravvivano la speranza in un mondo in pace».

Un articolo di

Francesco Berlucchi

Francesco Berlucchi

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Ma c’è un viaggio nel viaggio, è quello delle studentesse e degli studenti dell’Università Cattolica che sono partiti dal cuore del campus di Milano per raggiungere, con una navetta messa a disposizione dall’ateneo, viale Regina Margherita. È lì, accanto alla Rotonda della Besana, che è stata assegnata loro una frazione di questo percorso, verso Porta Romana. Sono i 400 metri successivi a quelli percorsi dalla Rettrice, che ha passato così la Fiamma Olimpica direttamente nelle mani delle studentesse e degli studenti dell’Università Cattolica. E a loro ha detto: «Questa è una giornata speciale e storica. Avete una responsabilità grande perché rappresentate una comunità di 45.000 studenti, in un ateneo che da sempre si fonda sul rispetto, sull’inclusione e sulla sete di pace, di impegno e di sacrificio». 

È l’immagine che rappresenta l’alleanza tra generazioni: uno dei cardini dello sport olimpico, quello con la S maiuscola, che è anche «la missione di un ateneo che rifiuta le logiche polarizzanti e riconosce nell’integrazione dei saperi un tratto distintivo in grado di unire armonicamente non solo le discipline, ma anche le generazioni», come recentemente ha ricordato la professoressa Beccalli in occasione dell’apertura dell’Anno accademico nella sede di Roma. 

«È il motivo per cui ho fatto tutto questo», ha sintetizzato la Rettrice. «Lo sport condivide i medesimi valori dell’educazione: rispetto, impegno, inclusione, valorizzazione dei talenti. Sono i valori che noi educatori siamo chiamati a promuovere e che ogni giorno coltiviamo nella nostra università. Uno spazio per favorire il dialogo tra persone, popoli e culture. Uno spazio per educare alla complessità e al rispetto universale dei diritti, fornendo gli strumenti necessari per intrepretare la realtà, anche quella apparentemente più lontana. Uno spazio per educare all’impegno e per formare persone capaci di vivere le sfide trasformando le fragilità in risorse. Uno spazio dove si impara il valore del lavoro in squadra».

«È un’emozione fortissima» racconta Raoul Spiccia, dottorando di ricerca presso la Scuola dottorale in Scienze linguistiche e letterarie, in particolare all'interno del Centro di ricerca sulla televisione e i media audiovisivi. «La vivo con la consapevolezza che potrebbe essere un’occasione unica nella vita» prosegue Spiccia. «Sono molto orgoglioso di essere stato selezionato come capogruppo degli studenti dell’ateneo, l’ho fatto con grande senso della responsabilità e immensa commozione». 

«Mi sono davvero goduta il momento, non lo dimenticherò mai» dice Maria Chiara Ieva, studentessa della Facoltà di Economia. «È stata bellissima anche la prima parte della giornata, nel chiostro, vicino a quella siepe che non vedo l’ora di saltare quando mi laureerò. Abbiamo fatto qualche foto con il team della Comunicazione dell’ateneo e ho visto molti studenti, ma anche molti professori, soffermarsi sotto il porticato ad applaudire. Mi sono emozionata davvero».

È d’accordo Nicole Fregapane, studentessa della Scuola di specializzazione in Psicologia Clinica. «Mi batte ancora forte il cuore» racconta. «Ora posso dire: io c’ero. Sono parte, per un piccolissimo pezzo, di questi Giochi Olimpici. Tremavo mentre portavo la Fiamma Olimpica. È stato bello poterlo fare con altri compagni di viaggio, in pochi istanti si è creato un gruppo meraviglioso». «Non correvamo per noi stessi, ma per tutti» aggiunge Stefano Cavallini, studente di Archeologia e Storia dell'arte. «Per questo è stato ancora più emozionante essere in gruppo, insieme ad altri studenti e studentesse, tutti della Cattolica. Il fatto, poi, che sia stata proprio la Rettrice a donarci questa Fiamma, con tutti i valori che essa rappresenta, ha reso questa esperienza ancora più speciale». 

Chiediamo a Stefano, allora, se è questo il ricordo più bello dei suoi anni trascorsi in Cattolica, e lui non ha dubbi. «Certamente! Supera quello della laurea triennale» risponde, con un sorriso. «Pensandoci bene, però, la cosa più preziosa sono le tante amicizie che sono nate tra questi chiostri, hanno reso la mia esperienza universitaria più completa». «È una sensazione bellissima, non saprei nemmeno come descriverla» chiosa Alessandro Bignami, studente della Facoltà di Economia. «Non speravo nemmeno che mi chiamassero. È stato pazzesco indossare questa divisa, non me ne priverei nemmeno per un milione di euro» esclama, sorridendo. «Gioco a tennis da quando sono piccolo. Da bambino sognavo le Olimpiadi. Anche per questo, ricevere la Fiamma dalla Rettrice è stato come avere tra le mani i valori tangibili su cui si fonda l’università». Un’alleanza tra generazioni che passa anche attraverso una Fiamma Olimpica. 

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