NEWS | Milano

L’informazione nell’era dell'AI: la sfida del secolo

20 marzo 2026

L’informazione nell’era dell'AI: la sfida del secolo

Condividi su:

Un momento di confronto per mettere in luce, con sguardi diversi ma convergenti, la complessità del rapporto tra tecnologia, in particolare l’AI e l’AI generativa, conoscenza e responsabilità. Questo l'obiettivo dell'incontro "Tra intelligenza vivente e artificiale: nuove sfide per la fruizione informativa", promosso dall'Osservatorio Opinion Leader 4 Future, nato dalla collaborazione tra Almed - Alta Scuola in Media, Comunicazione e Spettacolo e Credem.

Nel corso dell'evento, che si è svolto mercoledì 18 marzo presso la sede milanese dell'Università Cattolica, a emergere, sin dalle prime riflessioni introduttive della professoressa Sara Sampietro, coordinatrice dell'Osservatorio, è stata la consapevolezza condivisa – ripresa anche da Luigi Ianesi, Responsabile Relazioni esterne del Gruppo Credem – che l’intelligenza artificiale ha e avrà un enorme potenziale nel futuro: non è un semplice strumento tra i tanti, ma un vero e proprio ambiente che ridefinisce il modo in cui produciamo, elaboriamo e consumiamo informazioni. In questo scenario, segnato da incertezza globale e da una crescente domanda di orientamento, il professor Marco Lombardi, Direttore della Scuola di Giornalismo di Ateneo, ha richiamato il rischio che il pubblico smetta di cercare la verità per rifugiarsi nella rassicurazione, affidandosi più all’autorevolezza percepita delle fonti che alla qualità dei contenuti.

È proprio su questo crinale che si inserisce la sfida più profonda: come ha sottolineato la professoressa Chiara Giaccardi, docente di Sociologia in Cattolica, l’AI, capace di utilizzare il linguaggio naturale e di generare contenuti sempre più sofisticati, potenzia le nostre capacità cognitive ma, al tempo stesso, espone a un paradosso evidente. Più deleghiamo alla macchina, più rischiamo di perdere l’abitudine al pensiero critico, scivolando verso una forma di dipendenza intellettuale che indebolisce la nostra autonomia, un timore condiviso anche da diversi interventi dal pubblico. In un contesto iperdigitalizzato che alimenta continuamente gli algoritmi, si fa strada l’idea – ha ricordato Giaccardi – che non sia necessario rallentare lo sviluppo tecnologico, quanto piuttosto rafforzare ciò che rende l’intelligenza umana insostituibile: una dimensione incarnata, fatta di esperienza, sensibilità, limite e responsabilità. È questa “intelligenza vivente” che consente di dare senso alle informazioni, andando oltre il semplice calcolo, ambito in cui la macchina resterà inevitabilmente superiore.

In ambito giornalistico, la questione assume contorni ancora più delicati. Come ha evidenziato Ruben Razzante, docente di Diritto dell'informazione dell'Ateneo, l’intelligenza artificiale sta già trasformando i processi produttivi dell’informazione, ma non può essere considerata una fonte: genera risposte sulla base dei dati disponibili, senza verificarne la veridicità. Per questo il suo utilizzo richiede metodo, competenza e soprattutto consapevolezza deontologica. La qualità dell’informazione dipende dalla capacità di porre domande precise, di contestualizzare i contenuti, di verificare le fonti e di mantenere uno sguardo critico che nessuna tecnologia può sostituire. L’AI può supportare il lavoro giornalistico – sintetizzando testi, facilitando il confronto tra fonti, contribuendo al fact-checking – ma non può sollevare chi la utilizza dalle proprie responsabilità, come ha ribadito anche il presidente dell'Ordine dei Giornalisti della Lombardia Riccardo Sorrentino, mettendo in guardia dall’illusione di delegare alla macchina la scrittura e la comprensione della realtà. Attribuire agli algoritmi eventuali errori significherebbe, in questo senso, rinunciare al ruolo stesso del giornalista.

Allo stesso tempo, la crescente diffusione di contenuti generati artificialmente apre nuove questioni legate alla trasparenza e alla fiducia. Razzante ha richiamato l’attenzione sull’obbligo di segnalare l’uso dell’AI, misura che tutela il pubblico ma che, come ha osservato Sorrentino, rischia di incidere sulla percezione di credibilità, in un mercato dell’informazione già fragile e in cerca di nuovi equilibri economici.

Il discorso si amplia poi alle implicazioni etiche e sociali della rivoluzione tecnologica: Laura Silvia Battaglia, coordinatrice della Scuola di Giornalismo e direttrice delle testate, intervenuta dal pubblico, ha posto l’accento sui costi umani, spesso sostenuti dalle fasce più vulnerabili del Sud globale, mentre la professoressa Giaccardi ha richiamato anche l’impatto ambientale e il lavoro invisibile che alimenta l’addestramento degli algoritmi. L’AI, dunque, non è neutrale: riflette e amplifica le contraddizioni del mondo in cui nasce, rendendo ancora più urgente una riflessione sulla sua governance e sul suo impatto globale.

Anche nel mondo economico e aziendale emergono dinamiche ambivalenti. Come ha spiegato Maurizio Giglioli, direttore marketing Credem, l’intelligenza artificiale offre opportunità significative per migliorare la comunicazione, ridurre le asimmetrie informative e rendere più accessibili contenuti complessi; dall’altro, resta forte la diffidenza verso una delega totale delle decisioni, soprattutto in ambiti sensibili come quello finanziario. La macchina, in questo senso, si configura come uno strumento potente ma necessariamente subordinato all’intervento umano, in linea con quanto sottolineato anche da Lombardi sulla necessità di non delegare decisioni cruciali agli algoritmi.

In definitiva, il quadro che emerge è quello di una trasformazione profonda che non riguarda soltanto le tecnologie, ma il modo stesso di intendere la conoscenza e il ruolo dell’informazione nella società. Se è vero, come ha ricordato Lombardi, che non si può tornare indietro, è altrettanto vero che il futuro dipenderà dalla capacità di governare questi strumenti senza esserne governati, investendo in competenze, spirito critico e responsabilità. Perché, come emerso trasversalmente durante tutta la mattinata, l’intelligenza artificiale può ampliare le possibilità, ma resta l’intelligenza umana – con le sue fragilità e la sua profondità – a dare senso al mondo che raccontiamo.

Un articolo di

Alice Colombo e Marco Novali

Scuola di Giornalismo

Condividi su:

Newsletter

Scegli che cosa ti interessa
e resta aggiornato

Iscriviti