Nel 1848 James Marshall stava costruendo una segheria sul fiume American, in California. Quando si scoprì che il canale d'acqua della segheria era troppo stretto e poco profondo, Marshall decise di usare la forza naturale del fiume, durante la notte, per scavare ed allargare il canale. Ogni mattina, il carpentiere del New Jersey ne esaminava il risultato. Il 24 gennaio notò alcune macchie luccicanti sul letto del canale. Era oro puro. La sua scoperta diede il via alla febbre dell'oro californiana. La segheria non fu mai utilizzata, e andò in rovina. Ma la corsa all’oro attirò in California circa 300mila persone e rivitalizzò l'economia americana.
Ricordando questo celebre episodio della storia degli Stati Uniti, gli studenti della laurea magistrale in Innovazione e imprenditorialità digitale, che hanno partecipato al Silicon Valley Immersion Program grazie al sostegno di Cassa Padana, hanno presentato la loro esperienza ai referenti dell’istituto di credito cooperativo. «L’oro finì ma quella mentalità restò, e permane tutt'oggi» racconta Gabriele Fiorani, uno dei sette studenti al secondo anno della laurea magistrale. «Abbiamo imparato cosa significa rischiare consapevolmente, non avere paura di sbagliare, accettare il fallimento. Questo humus culturale, nel quale vi è una propensione al rischio e l’ambizione è un dovere morale, diventa un garage a Copertino, quello dove è nata Apple nel 1976, oppure un algoritmo a Mountain View, Google, o ancora un materasso ad aria oggi noto in tutto il mondo, AirBnb».
«Si respira un’aria incredibile, intrisa di spirito imprenditoriale, di volontà di cercare soluzioni innovative» aggiunge Andrea Rasetti. «In quest’ottica, anche il fallimento può diventare un vantaggio competitivo perché, avendo sbagliato, hai imparato. Questo mindset permette di rimanere sempre sulla cresta dell’onda, di portare capitali, risorse e competenze in quell’ombelico del mondo dell’innovazione che la Silicon Valley». Gli fa eco Luca Scazzina: «La mentalità dei professori, degli imprenditori e degli esperti che abbiamo conosciuto nella Silicon Valley ci ha aperto lo sguardo verso nuovi orizzonti, è stata un’esperienza estremamente arricchente e di networking efficace».